L’imperatore Aureliano istituì a Roma nel 274 d.C. il Natalis Solis Invicti

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Le origini del Natale vanno cercate nel paganesimo tardo-imperiale, quando l’imperatore Aureliano istituì a Roma, nel 274 d.C., il culto statale e pubblico del Sol Invictus, fissando al 25 dicembre la festività religiosa del Dies Natalis Solis Invicti. La scelta di questa data non è per nulla casuale, seguendo di pochi giorni quella del Solstizio d’Inverno (morte e rinascita del Sole), la cui sacralità è comune a molti popoli antichi e che nel calendario romano era celebrata come la festa della dea Angerona, rappresentata nell’atto di portare il dito della mano destra sulla bocca, in segno di Silenzio: il momento della massima oscurità è quello del totale raccoglimento silenzioso, per entrare in contatto col Divino, di cui la rinascita del Sole, subito dopo il Solstizio, era concepita come un simbolo. Aureliano istituì anche il collegio sacerdotale dei Pontifices Solis, ossia i Pontefici preposti alla celebrazione di questo culto solare. Pur essendo tuttora un tema molto dibattuto fra gli studiosi, si può dire che l’influenza più evidente e storicamente attestata del “paganesimo” solare sul cristianesimo del tardo Impero riguarda la scelta, documentata per la prima volta nel 336 d.C., della data del 25 dicembre come ricorrenza calendariale della nascita di Gesù-Cristo, ossia la stessa data del Natalis Solis Invicti. Si ricordi, al riguardo, che i Vangeli sono muti sulla data di nascita di Gesù. L’operazione culturale e religiosa sottesa a questa scelta calendariale é di agevole comprensione: presentare il Cristo come il vero Sole, la vera Luce. Egli, nella letteratura cristiana – e, in particolare, nella patristica – è qualificato come Sol Iustitiae.

La cultura “pagana”, imbevuta di una visione mistico-filosofica, tentava di riassorbire il cristianesimo monoteista nell’alveo dell’antica tradizione religiosa, riportando il concetto del dio unico a quello del Nume molteplice (numen multiplex), identificato col dio Sol che si manifesta in tante divinità (ne abbiamo ampia testimonianza nell’opera Saturnalia dello scrittore latino Macrobio nel V secolo d.C.). Il cristianesimo innesta, invece, su questa divinità solare la centralità e l’unicità di Cristo come Sol Iustitiae, come Cristo-Sole, recuperando a suo beneficio l’orientamento solare del paganesimo tardo-antico. Quest’influenza del paganesimo solare sul cristianesimo è connessa anche alla diffusione, in tutto l’Impero, già dagli inizi del II secolo d.C., di un culto di origine indo-persiana, poi fortemente innovato nel mondo greco-romano: il culto solare romano di Mithra (Mithra Sol Invictus è la sua definizione nelle iscrizioni mitriache in tutto l’Impero); si trattava di un culto misterico, cioè riservato a coloro che vi erano iniziati, ossia introdotti nei vari gradi di perfezionamento. E’ di intuitiva evidenza che i seguaci di Mithra celebrassero la festa pubblica del Natalis Solis Invicti e che i cristiani del tardo impero abbiano risentito del paganesimo solare, colto nel suo insieme. Il culto solare di Mithra ci consente alcuni cenni comparativi fra la nascita di Mithra e quella di Cristo e qualche osservazione sulle origine del presepe.

In numerose sculture mitriache, è rappresentato Mithra fanciullo che nasce dalla roccia o, talvolta, da una pigna. Egli reca nella mano destra un pugnale e in quella sinistra una fiaccola, simboli di ardore combattivo e di virtù illuminatrice. La nascita dalla roccia del Fanciullo Solare è completata dalla rappresentazione dei pastori che rendono omaggio al dio, portando la mano destra alla bocca, nell’atto di inviare un bacio, ossia un segno di saluto reverenziale, di rituale riconoscenza per la luce spirituale irradiata dal dio – bambino. Le sculture mitriache raffigurano, talvolta, il dio Saturno che dorme, mentre i pastori rendono omaggio a Mithra fanciullo; sul capo del dormiente è scolpita, in rilievo, una nuvoletta sovrastata da una piccola immagine del cosmo. E’ la rappresentazione del sonno e del sogno di Saturno, dio dell’età dell’oro. L’ambientazione pastorale della nascita di Mithra è analoga a quella della nascita di Gesù-bambino, adorato dai Magi (persiani) e dai pastori, qual é narrata nei Vangeli, mentre Saturno che dorme e sogna lo ritroviamo, in una forma trasposta più popolare, nella figura del pastore Benino del presepe cristiano.