Quella partita a scacchi contro il Sistema

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Per l’ennesimo paradosso italiano in questo momento Luca Palamara si trova ad essere imputato, testimone e accusatore del “sistema”. “Spero che la mia azione per la verità – che ha generato anche il libro scritto con Sallusti: un successo da trecentomila copie vendute contribuisca a scrivere una nuova storia della magistratura, così che possa far scaturire una vera riforma della giustizia” ci dice quando lo interpelliamo.

Palamara, il presidente Mattarella a Palermo è stato duro: “I problemi della giustizia – ha detto – frenano lo sviluppo del Paese”

Il Presidente nei suoi richiami tocca sempre con grande sapienza le molte sfaccettature che una giustizia non efficace genera. Sicuramente, in un Paese dove non vi è certezza del diritto e dove non c’è previsione sulla lunghezza dei processi gli imprenditori non si avventurano e gli investimenti non crescono.

Lei ha contribuito a scoperchiare il vaso di Pandora della giustizia in Italia. Ora, però contro le sue dichiarazioni è partita una raffica di querele

In realtà, le querele sono piuttosto circoscritte e saranno l’occasione per chiarire meglio i fatti di fronte all’autorità giudiziaria. Ho scritto solo la verità che avrei potuto provare documentalmente attraverso le chat del mio cellulare e con altre informazioni incontrovertibili.


Per “par condicio” è stata querelata anche l’agenzia RCS che aveva inserito il trojan nel suo smartphone

Attendiamo lo sviluppo delle indagini sulla società incaricata di inocularmi quel trojan; ha continuato a registrare anche dopo mesi dalla sua apparente disattivazione.


Certo che il business delle intercettazioni rende molto considerando il largo uso che se ne fa: la società Rcs fattura per decine di milioni di euro
La Rcs è probabilmente fra le aziende a cui le procure ricorrono più spesso per svolgere le intercettazioni. Ciò che non è chiaro è come mai nel mio caso vi siano state anomalie così evidenti. Si potrebbe pensare che il trojan, inserito per indagare l’iniziale ipotesi d corruzione (caduta immediatamente) servisse soprattutto per ascoltare le riunioni di corrente sulla successione alla procura di Roma. Poco chiaro anche il fatto che il responsabile della RCS sia oggi indagato per falsa testimonianza, avrebbe dichiarato che il server presso cui venivano svolte le operazioni si trovava a Roma quando in realtà, si trovava a Napoli.


Altre situazioni poco chiare sono quelle a cui allude Amara parlando di una “Loggia Ungheria”, poi derubricata ad “associazione” che riecheggiano scenari tipo P2, P3

Non ho mai avuto rapporti con Amara, preferisco non entrare nel merito. Penso che bisognerebbe interrogarsi sul perché siano usciti verbali non firmati. Cui prodest? Cosa e chi c’è dietro alla strategia del fango a strascico?


Gli affari della magistratura sembrano essere diventate mere questioni di schieramento politico, forse perché i giudici ancor prima dei “tecnici” sono subentrati ai politici
Nel nostro Paese è accaduto spesso che i giudici abbiano colmato i vuoti della politica. Su tematiche delicate, quando la politica è in imbarazzo nel prendere decisioni, i giudici loro malgrado hanno svolto un ruolo di supplenza, anche perché non si possono lasciare in sospeso decisioni che incidono sulla vita quotidiana delle persone.


Giulio Sapelli in un suo saggio sostiene che l’aumento del peso del potere giudiziario sulla bilancia dei poteri degli Stati è un fenomeno non solo italiano, ma planetario
L’affermarsi di un potere non eletto dal popolo è purtroppo una costante che si verifica sempre più frequentemente a livello globale anche in quei Paesi, un tempo culla della democrazia.

Sono i giudici che si allargano o gli eletti dal popolo che non sono più in grado di rivendicare l’Autonomia del Politico?
Un po’ è colpa della crisi delle ideologie e un po’ anche della assenza di una vera classe dirigente che sia alla altezza.

Si intravede una luce in fondo al tunnel nell’ingorgo tra magistratura e politica? Un cambio di passo magari a partire dalla Procura di Milano?
Conoscendo dall’interno il “sistema” non fatico ad immaginare che su Milano già da mesi si siano scatenate le ormai note dinamiche che hanno riguardato a suo tempo anche Roma.

Le “correnti” sono ben vive e pugnaci.

Non è che facendo di Palamara il capro espiatorio si siano sciolte le correnti o si siano trasformati i meccanismi che portano a scegliere un nome piuttosto che un altro. Tanto più la procura è importante, tanto più si scatenano gli appetiti, i carrierismi e gli interessi. Chi si candida per diventare procuratore di Milano sicuramente ha i titoli per poterlo fare. Ma come si fa a negare che su queste scelte l’autonomia della magistratura non paghi un prezzo all’ingerenza della politica e di altre istituzioni?

Berlusconi è diventato a un certo punto il simbolo di questo scontro tra magistrati e politici
Noi magistrati abbiamo avuto una ottima sintonia con Fini quando era Presidente della Camera e sembrava molto attento alle nostre istanze in un durissimo muro contro muro con Berlusconi, soprattutto dal 2008 in poi. Ci siamo chiusi a riccio probabilmente in un eccesso di zelo, forse convinti che la magistratura potesse supplire a quel vuoto politico lasciato dalla crisi dei partiti. La crisi soprattutto dei partiti di opposizione che volevano contrapporsi al governo Berlusconi ma che evidentemente non avevano la forza né economica né propagandistica.


Se lo incontrasse oggi cosa gli direbbe?
Gli riconoscerei che l’esasperazione di alcune sue uscite mediatiche contro la magistratura derivano dall’aver incontrato, prima di me, “il Sistema”. Se è vero che è sbagliato prendersela con l’intero corpo della magistratura è anche vero che le critiche di Berlusconi meritano una attenta riflessione. Anziché essere indirizzate alla magistratura come istituzione dovrebbero essere indirizzate al Sistema, all’interno del quale si sono confusi i ruoli tra politica e magistratura. Alcuni hanno pensato che si potesse difendere l’autonomia della magistratura processando Berlusconi.


È mai stato sfiorato dalla tentazione della politica?

Politica è un termine complesso. Oggi, sono impegnato in una grande battaglia di verità e indirettamente è il mio modo di essere politico, offrendo la mia esperienza alla collettività affinché possa realizzarsi quella riforma della giustizia di cui si parla da decenni. In questo senso, considerando il mio impegno elettivo nella magistratura, nei fatti ho svolto una funzione “politica”.

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