Umberto Bossi, 40 anni di battaglie politiche

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Umberto Bossi è scomparso a Varese, all’età di 84 anni. Nato a Cassano Magnago (VA) il 19 settembre 1941 è stato uno dei politici più influenti e controversi della Seconda Repubblica italiana, fondatore e leader storico della Lega, il movimento che ha portato il regionalismo e il federalismo al centro del dibattito nazionale.

Nato in una famiglia proletaria – primogenito di Ambrogio Bossi (operaio tessile) e Ida Mauri (portinaia) – cresce in un contesto lombardo popolare e cattolico. Dopo la maturità scientifica si iscrive a Medicina all’Università di Pavia, ma non consegue la laurea: abbandona gli studi per dedicarsi a vari lavori (operaio, perito tecnico, informatico, insegnante di matematica e fisica) e, più tardi, alla politica. Negli anni ’70 ha un breve passaggio nel PCI (1975-1976), ma è l’incontro con Bruno Salvadori (leader dell’Union Valdôtaine) a orientarlo verso l’autonomismo.

Alla fine degli anni ’70 inizia l’attività politica vera e propria: nel 1984 fonda la Lega Autonomista Lombarda (poi Lega Lombarda), di cui diventa segretario. Nel 1989 unisce diverse leghe regionali (Liga Veneta, Piemonte Autonomista, ecc.) nella Lega Nord, di cui è eletto segretario federale il 4 dicembre 1989 – carica che mantiene fino al 5 aprile 2012.

Eletto per la prima volta al Senato nel 1987 (X legislatura), da quel momento è per tutti “Il Senatùr”. Nonostante il soprannome, dal 1992 entra sette volte alla Camera (XI, XII, XIII, XIV, XVI, XVII, XIX legislatura) e solo in un’altra legislatura torna al Senato (XVIII). È anche europarlamentare in tre legislature.

Alla fine degli Anni 80 Umberto Bossi si accosta al filosofo Gianfranco Miglio: il professore comasco divenne l’ideologo principale della Lega Nord, fornendo la dottrina federalista e l’idea della Padania. Miglio fu eletto senatore nel 1992 e per qualche anno rappresentò la “testa pensante” del movimento, proponendo una riforma radicale del paese in tre macroregioni. La rottura fu violenta nel maggio 1994 dopo l’alleanza con Berlusconi: Miglio accusò Bossi di strumentalizzare il federalismo per il potere e se ne andò tra insulti reciproci.

Proprio durante la collaborazione con Miglio tuttavia la Lega di Bossi toccava il picco della sua influenza: alle elezioni 1992 la Lega Nord diventa il quarto partito nazionale con una piattaforma anti-meridionali e anti-centralista; nel 1994 allea con Berlusconi nel Polo delle Libertà, entra nel governo (ma lo fa cadere a fine anno); nel 1996 corre da sola con la linea secessionista (“Padania libera”, Repubblica del Nord con parlamento a Mantova) e ottiene oltre il 10%. Dal 2001 al 2006 e poi dal 2008 al 2011 è ministro nei governi Berlusconi (Riforme istituzionali e Devoluzione / Riforme per il federalismo), ottenendo la legge sul federalismo fiscale.

Il suo stile è unico: linguaggio crudo, spesso volgare, dialetto lombardo nei comizi, invettive contro “Roma ladrona”, il Sud, lo Stato centrale, l’immigrazione. Nel 2004 subisce un grave ictus che lo segna fisicamente, ma torna in politica. Nel 2012 si dimette da segretario dopo lo scandalo sui rimborsi elettorali (condannato nel 2017 per frode a 2 anni e 6 mesi, pena sospesa). Nominato presidente federale a vita della Lega, resta una figura simbolica, pur in contrasto con Matteo Salvini (che dal 2013 nazionalizza il partito, cambiando nome in Lega nel 2018 e abbandonando il secessionismo padano).

Negli ultimi anni Bossi ha criticato spesso la svolta salviniana (“il nazionalismo fa perdere voti”), tenta di rilanciare un “Comitato Nord” autonomista, ma con scarso successo. Sposato con Manuela Marrone, ha quattro figli: Riccardo, Renzo (ex eurodeputato), Roberto Libertà ed Eridano Sirio. Umberto Bossi ha cambiato la geografia politica italiana: ha dato voce al malcontento del Nord produttivo, ha imposto il federalismo nell’agenda nazionale e ha inventato un’identità “padana” che, pur indebolita, ha lasciato un’eredità duratura nel populismo regionale e anti-centralista.

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