Nel nuovo libro edito da Mursia, la grafologa esplora il rapporto tra personalità, disagio psicologico e violenza, attraverso l’analisi della scrittura di alcuni protagonisti dei più inquietanti casi di cronaca.
Quanto può raccontare di noi una firma? E cosa si nasconde dietro la pressione di una penna, l’inclinazione delle lettere o il modo in cui occupiamo lo spazio di un foglio? Sono interrogativi che accompagnano il lettore nelle pagine di «Grafologia e psicopatologie. Narcisismo, ossessione e violenza tra le righe», il nuovo libro di Candida Livatino, pubblicato da Mursia con la prefazione del giornalista Carmelo Abbate.
Giornalista e perito grafologo, Livatino è giunta alla sua sesta pubblicazione, proseguendo un percorso di ricerca che negli anni l’ha portata ad approfondire il rapporto tra scrittura, personalità e criminologia. In questo nuovo lavoro affronta uno degli aspetti più complessi e inquietanti del comportamento umano, cercando di comprendere quali dinamiche psicologiche possano accompagnare la violenza e come riconoscere, nelle relazioni quotidiane, quei comportamenti che meritano particolare attenzione.
Il volume si apre con un’introduzione alla grafologia, ripercorrendone le origini e illustrando gli elementi che compongono l’analisi della scrittura. Dalla pressione del tratto alla distanza tra le parole, dalla forma delle lettere alle caratteristiche della firma, l’autrice accompagna anche il lettore meno esperto alla scoperta di un linguaggio che, secondo la prospettiva grafologica, conserva tracce della personalità e degli stati emotivi.
La trattazione entra progressivamente nel campo della psicopatologia, affrontando i disturbi della personalità attraverso la classificazione in tre grandi gruppi prevista dal DSM-5. Livatino esamina le manifestazioni della diffidenza, dell’instabilità emotiva, del narcisismo, della dipendenza e del bisogno ossessivo di controllo, affiancando alle spiegazioni teoriche esempi concreti e analisi grafologiche.
Uno degli aspetti più coinvolgenti del libro è proprio il continuo confronto tra la dimensione psicologica e le vicende umane. Le storie di criminali come Michael Carneal, James Holmes ed Eric Robert Rudolph consentono all’autrice di illustrare il proprio metodo attraverso casi reali, nei quali l’esame della scrittura diventa occasione per riflettere sui meccanismi interiori che possono accompagnare comportamenti estremi.
Il percorso culmina nelle pagine dedicate alla violenza contro le donne, probabilmente la parte più intensa e attuale dell’opera. In questa sezione, Livatino ripercorre alcune vicende che hanno profondamente segnato l’opinione pubblica italiana, soffermandosi sulle dinamiche del possesso, della gelosia e della sopraffazione, nonchè sull’incapacità di riconoscere e accettare la libertà dell’altro. Tra i casi esaminati figura quello di Filippo Turetta, responsabile dell’omicidio di Giulia Cecchettin, alla cui memoria l’autrice dedica anche una riflessione a partire dall’analisi di un suo disegno.

La scelta di soffermarsi sulle storie delle vittime conferisce al volume una particolare sensibilità. Il lettore viene invitato a interrogarsi su quanto spesso i comportamenti violenti siano preceduti da atteggiamenti di controllo, svalutazione e manipolazione. Si tratta di segnali che, soprattutto all’interno di relazioni affettive, rischiano di essere interpretati erroneamente come manifestazioni di amore o attaccamento, rendendo più difficile riconoscere tempestivamente le dinamiche di una relazione disfunzionale.
Livatino affronta questi argomenti con un linguaggio accessibile, riuscendo a rendere comprensibili concetti psicologici complessi senza rinunciare alla ricchezza della materia. Le analisi delle grafie, accompagnate dalle ricostruzioni biografiche, contribuiscono a dare concretezza alla narrazione e a mantenere viva l’attenzione anche nei passaggi più tecnici.
Naturalmente, il rapporto tra grafologia e psicopatologia richiede cautela. L’interpretazione della personalità attraverso la scrittura rimane un ambito scientificamente controverso e non può sostituire una valutazione clinica né costituire uno strumento affidabile per prevedere comportamenti criminali. La stessa autrice chiarisce di non voler formulare diagnosi retrospettive o stabilire automatismi tra caratteristiche grafiche e violenza. Questa precisazione permette di apprezzare il libro soprattutto come un percorso interpretativo e di riflessione sulle fragilità dell’essere umano.
Nella prefazione, Carmelo Abbate sottolinea la capacità di Livatino di affrontare territori difficili senza indulgere nel sensazionalismo. Una considerazione che trova riscontro nell’attenzione riservata alle storie personali e nella volontà di guardare oltre la cronaca del singolo delitto, cercando di comprendere le dinamiche che lo hanno preceduto.
«Grafologia e psicopatologie» è una lettura stimolante, capace di avvicinare il grande pubblico a questioni complesse e di alimentare una riflessione necessaria sulla violenza nelle relazioni. Il merito di Candida Livatino è anche quello di richiamare l’attenzione sull’importanza dell’ascolto, della conoscenza e della responsabilità individuale.
La dedica alle donne che vivono nella paura, e a quelle che ancora non sanno di essere in pericolo, restituisce il significato più profondo del lavoro. Comprendere le fragilità e le contraddizioni dell’animo umano, riconoscere i comportamenti di sopraffazione e non ignorare le richieste d’aiuto sono responsabilità che riguardano tutti. Ed è su questa consapevolezza che il libro lascia al lettore la sua riflessione più importante.

















