Villa Verdi, luogo di cultura e identità: Sangiuliano attiva il Ministero

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Se si parla di Giuseppe Verdi (1813 – 1901), si parla di Italia, di cultura, di musica e quindi della nostra identità più profonda. Lo faremo oggi parlandovi della villa che porta il suo nome e che è al centro di una lunga battaglia giudiziaria che sembra stia volgendo al termine.

VILLA VERDI

Sita a Villanova sull’Arda, nelle bellissime campagne piacentine; Villa Verdi conosciuta pure come Villa Sant’Agata fu la residenza del Cigno di Busseto per cinquant’anni. La proprietà fu acquistata dal maestro Giuseppe Verdi nel 1848 quando ancora risiedeva a Busseto in Palazzo Orlandi. Dapprima Verdi acquistò un terreno molto ampio di circa 17 ettari, poi ci volle edificare sopra una villa, terminata, così come la vediamo oggi, solo nel 1880. Dopo averci portato a vivere i propri genitori, a seguito della morte della madre il padre volle tornare a Busseto e Giuseppe Verdi vi si trasferì dal 1851 con Giuseppina Strepponi, sua compagna e cantante d’opera con cui visse fino a prima di sposarsi con lei nel 1859.

L’illustre proprietario, apportò poi molte modifiche al primitivo stabile, come le due ali laterali, un imponente terrazza sulla facciata, alcune serre, una cappella per la famiglia, le rimesse per le carrozze sulla parte retrostante e non va dimenticato di certo il parco che la coppia di musicisti ormai sposati volle ampliare piantando alberi con varietà vegetali esotiche.

Presso Villa Verdi, il Maestro ospitò spesso i suoi amici come ad esempio il compositore e librettista Arrigo Boito e dopo la morte della moglie avvenuta nel 1897, continuò a vivere nella villa anche se saltuariamente dato che negli ultimi anni della sua vita, Verdi gradiva trascorrere i mesi invernali al Grand Hotel et de Milan in cui spirò il 27 gennaio del 1901.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Dopo la dipartita del Maestro, la villa fu parzialmente adibita a museo, all’interno del quale vi sono visibili le stanze di Verdi e della moglie Giuseppina Strepponi, lo studio del compositore, la stanza rossa, una camera arredata con i mobili del Grand Hotel in cui morì, la cantina, la rimessa delle carrozze e una porzione della parco.

Successivamente al 1901 la proprietà passò alla più giovane cugina Maria Filomena Verdi cresciuta nello stesso luogo dal maestro e da sua moglie. L’attuale proprietà è di quattro fratelli discendenti proprio di Filomena che da oltre vent’anni stanno lottando per accordarsi sull’importante immobile dato che nessuno di loro è in grado di liquidare agli altri la parte del quinto fratello Alberto Carrara Verdi scomparso nel 2001 così come aveva stabilito la cassazione.

Il ramo dei Carrara Verdi aveva inoltre accettato, in cambio di un indennizzo che ancora non è stato stabilito, un decreto di esproprio dell’archivio dei carteggi con lettere e manoscritti musicali del maestro, conosciuti come il ‘Baule’ e che dal 2017 erano stati spostati al sicuro presso l’Archivio di Stato di Parma.

IL MINISTERO DELLA CULTURA

Il neo eletto Ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano, consapevole di questa situazione, anche se insediato da poco, non ha perso tempo e ha voluto da subito analizzare il dossier della Villa Verdi. Questa ora si trova all’asta con il suo museo interno che ha chiuso al pubblico dal 30 ottobre.

Sono stati velocemente attivati i vari uffici tecnici competenti per analizzare la situazione di villa e museo e per comprendere quanti e quali ‘beni’ vi sono custoditi all’interno, questi ultimi di grande importanza per la ‘memoria e l’identità’ degli italiani, beni che, dovranno essere tutelati, salvaguardati e resi visibili al grande pubblico, così ha tenuto a sottolineare il ministro.

Sangiuliano poi si è rivolto al direttore Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio, il dottor Luigi La Rocca, alla Soprintendenza competente del luogo e pure al presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini affinché venga redatta una relazione per verificare attentamente lo stato conservativo dell’edificio ma anche i vari aspetti amministrativi sulla natura ‘privata’ della proprietà.

L’ultimo erede ‘gestore’ della villa con annesso piccolo museo di cui oggi vi parliamo è stato recentemente ‘sfrattato’ per decisione della giustizia, dopo gli oltre venti anni di lotte legali fra eredi di cui sopra, mettendo in vendita all’asta la proprietà.

Villa Verdi è oggi in grandissimo pericolo, che però in futuro potrebbe diventare una grande opportunità” ha dichiarato l’assessore alla Cultura dell’Emilia-Romagna, Mauro Felicori e ha dato conferma che la giunta regionale è contenta che la faccenda sia venuta a galla grazie ad una serie di articoli sui vari canali mediatici e che al momento tutta questa storia è nelle mani di un giudice.

Esistono strumenti legislativi – continua l’assessore Felicori – per impedire che la proprietà venga persa per sempre come patrimonio pubblico.

Lo Stato potrà esercitare diritti di prelazione a fronte del valore culturale e identitario di questo edificio attualmente all’asta mentre altre realtà come enti regionali o locali potranno farsi carico di tutta la parte gestionale.

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Una strada ancora in fase di definizione quindi per Villa Verdi che tutti speriamo possa portarla a diventare un luogo pubblico in cui i visitatori possano toccare con mano e con l’anima l’italianità di questo grande uomo che era Giuseppe Verdi, ma non ci scoraggiamo, facciamo come il maestro che in un periodo di grande sconforto, camminando per Milano dopo che l’amico Temistocle Solera lo aveva visitato, racconta cosa accadde: “Strada facendo mi sentivo indosso una specie di malessere indefinibile, una tristezza somma, un’ambascia che mi gonfia il cuore. Rincasai e, con un gesto quasi violento, gittai il manoscritto sul tavolo. Il fascicolo cadendo sul tavolo stesso si era aperto; senza saper come, i miei occhi fissano la pagina che stava innanzi a me, e mi si affaccia questo verso Va, pensiero, sull’ali dorate“. Che la nostra speranza voli su ali dorate.

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