20 anni fa La Fenice risorgeva dalle sue ceneri

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Era il 14 dicembre del 2003 quando le note di Beethoven, Stravinskij e Caldara facevano nuovamente risuonare l’aula maestosa del Teatro La Fenice di Venezia. Forse l’ultima grande impresa compiuta dalla Repubblica Italiana, la ricostruzione di quel teatro a tempo di record e con la fortunata formula “com’era, dov’era” riuscì a restituire a Venezia e al mondo uno dei teatri più belli e famosi della storia.

Il 29 gennaio 1996, il Teatro La Fenice aveva infatti subito un grave incendio doloso che l’aveva distrutto completamente. L’incendio fu una tragedia per il patrimonio culturale italiano e le indagini portarono all’arresto di due elettricisti, Enrico Carella e Massimiliano Marchetti, accusati di aver appiccato il fuoco deliberatamente per coprire un ritardo nella consegna di lavori che erano stati affidati loro. Nel processo che ne seguì, vennero condannati per incendio doloso.

Dopo il disastro, con una rapidità che ha dell’incredibile nell’Italia contemporanea, si scelse di ricostruire la struttura all’insegna del suo nome: “La Fenice” infatti era stato scelto originariamente per una struttura sorta proprio su un precedente teatro distrutto da un incendio. Sorte non rara, prima dell’invenzione della luce elettrica, quando l’illuminazione dei teatri era affidata a lampade a fiamma di vario genere in un ambiente pieno d’ogni sorta di materiale infiammabile e con macchine sceniche in continuo movimento. La Fenice venne quindi edificata nel 1792, ultimo guizzo di vitalità della Serenissima Repubblica di Venezia, che di lì a pochi anni sarebbe stata estinta dalle baionette di Napoleone.

Nel corso degli anni, il teatro divenne un luogo di grande prestigio e fu il palcoscenico per la prima di numerose opere celebri di compositori come Rossini, Bellini, Donizetti e Verdi. Opere come “Tancredi” di Rossini e “La Traviata” di Verdi debuttarono proprio al Teatro La Fenice, quest’ultima il 6 marzo 1853 con lo storico, clamoroso e ingiusto flop che ferì profondamente il maestro di Roncole.

Nel corso dei decenni, il teatro era già stato oggetto di vari restauri e ampliamenti per migliorarne la struttura e l’acustica. Questi interventi contribuirono a mantenere La Fenice come uno dei teatri lirici più importanti d’Europa. E il Teatro La Fenice subì chiusure temporanee dovute a incendi e ristrutturazioni. Ad esempio, nel 1836, un incendio distrusse parzialmente il teatro, che fu rapidamente ricostruito e riaperto. Durante il Risorgimento esso divenne centro di uno scontro ideologico fra i patrioti veneziani e il governo austriaco: per esempio con l’effimera Repubblica del 1848 fu abbattuto il Palco Imperiale e sostituito con sei logge, innovazione prontamente rovesciata col ritorno dell’oppressione asburgica. Nel 1865, in occasione del sesto centenario dantesco, furono realizzati ampi affreschi che rappresentavano la personificazione dell’Italia che incoronava il Sommo Poeta, un’opera a chiaro carattere patriottico che le autorità austriache non riuscirono a impedire o non fecero in tempo a farlo, perché l’anno successivo la città sulla Laguna venne restituita alla Madrepatria in seguito alla Terza guerra d’Indipendenza.

La ricostruzione dopo l’incendio del 1996 fu – come detto – un capolavoro sotto tutti gli aspetti. Dal punto di vista estetico si puntò al restauro ricostruttivo-conservativo, una rarità in un panorama che sembra ormai feticisticamente attratto dalle rovine e dalle statue amputate o che consegna a vanagloriose archistar la libertà di compiere l’ultimo scempio sulle vestigia del passato già offese dalla sfortuna degli eventi. Per La Fenice invece il criterio di restauro fu quello di conservare quanto più possibile dei resti dell’originale, restituendo alle parte nuove il medesimo aspetto che avevano prima del disastro. Furono tuttavia adottate anche soluzioni innovative, concepite però nello spirito dell’originale, mentre la sala teatrale, andata totalmente distrutta, venne riedificata con gli stessi criteri ingegneristici del Settecento, ovvero con una accurata scelta del legname strutturale e decorativo affinché l’acustica dell’aula fosse perfetta.

Il progetto di ricostruzione era stato affidato nel 1999 all’architetto Aldo Rossi, il quale però si era spento a Milano il 4 settembre 1997. L’attribuzione postuma a Rossi era un riconoscimento del suo valore. Dopo poco più di tre anni di lavori, il 14 dicembre 2003 il teatro poté finalmente inaugurato con un programma che comprendeva Die Weihe des Hauses (“L’inaugurazione della casa”) di Ludwig van Beethoven, la Sinfonia di Salmi di Igor’ Fëdorovič Stravinskij e il Te Deum di Antonio Caldara, con interpreti Patrizia Ciofi, Sonia Ganassi e Sara Mingardo diretti da Riccardo Muti alla presenza dell’allora presidente della Repubblica Ciampi.

Foto: Andreas Praefcke CC 3.0 SA by

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