Scuola, identità e tradizione

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Raffaello Sanzio, Scuola di Atene, 1509, Musei Varicani, wikimedia commons

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Possibile parlare di cultura classica greca e latina dimenticando il legame con quella ebraica e cristiana?

Venerdì 5 maggio scorso, in diversi Istituti scolastici, si è svolta la nona edizione della Notte del liceo classico. Lo scopo degli organizzatori, come si legge nel regolamento, è promuovere la cultura classica greca e latina e la valorizzazione del curricolo. Protagonisti principali dell’evento sono stati gli stessi studenti. Ho visto diverse manifestazioni in merito, sembra comunque sfuggire, ai promotori, il rapporto o l’incontro tra classicità greca, latina con quella ebraico cristiana. Mancanza di competenze o voluto oscuramento? Il percorso di studi, bene o male, farà emergere il ruolo della cultura ebraico-cristiana nella storia, nella letterature, arte, musica. Poi ogni insegnante, certo fa quel che può ….

Ernesto Galli della Loggia descriveva appunto sul Corriere della Sera 7/12/2020 la condizione di vuoto politico-ideale e mancanza di fondamenti dell’Unione Europea, derivata dall’inaridimento della fonte religiosa e della cultura classica. L’eredità classica e cristiana, non è sempre negata, a mio avviso, ma è questione puramente formale. Nello stesso tempo media, social e politici vari promuovono idee, comportamenti e stili di vita che misconoscono questa tradizione. Esaltano un’assoluta autonomia dell’individuo che renderà precaria la capacità d’ascolto, confronto e dialogo. Non per nulla si pone urgentemente il problema dell’emergenza educativa. La sbandierata e indeterminata inclusione appare, più che altro, una declamazione. Crollo demografico e aumento del disagio non hanno nulla a che vedere con l’avanzante narcisismo? Diverse volte i pontefici hanno richiamato l’Europa a riscoprire le sue radici. Chi ha ripreso i discorsi di Papa Francesco nel recente viaggio in Ungheria.

Il filosofo Dario Antiseri sostiene che è stata la Grecia a passare all’Europa l’idea di razionalità come discussione critica. Se poi insieme alla capacità d’argomentazione se ne va pure il cristianesimo, se ne va tutta la nostra cultura con conseguente aumento di rivalità e conflittualità. Rispettare gli “altri” non vuol dire cancellare se stessi; e una società non è inclusiva più di altre, solo a patto di escludere se stessa. (D. Antiseri. L’anima greca e cristiana dell’Europa, ELS LA SCUOLA).

Massimo Cacciari afferma che parlare di cultura o di culture nel nostro tempo non significa la pura descrizione di modelli e stili di vita che stanno immobili e separati. Sulla scorta della sapienza greca occorre valutare differenze di pensiero e azione. Nessuna intolleranza è più intollerante di quella che annulla le differenze. La vera tolleranza pone le differenze in termini di confronto, discussione, interrogazione. L’educazione ha avuto una precisa finalità nella nostra civiltà: a partire dai greci ha fornito gli strumenti linguistici necessari per affrontare le impreviste situazioni. I Classici, Dante o Shakespeare, hanno affrontato il mutamento dando voce alla lingua, forzandola e dialogando criticamente con essa. Tali valori di criticità sono propri della nostra cultura e non devono comunque essere giocati contro i valori d’appartenenza. (M.Cacciari. La riforma della scuola, ed Glossa).La scuola laica lo è solo se salvaguarda il prossimo e la sua dignità con la capacità di confronto, argomentazione.

Il biblista Roberto Vignolo sostiene che non si può negare alla Bibbia lo statuto di libro classico, parte non indifferente del patrimonio storico letterario e religioso dell’umanità. Come tale, trascende i confini della tradizione cui resta indissolubilmente legata. Parlare di un classico significa “rivendicare ad un’opera l’stanza di una verità permanente e pertinente per ogni generazione storica”.(R.Vignolo. La rivelazione attestata. La Bibbia tra testo e teologia. Ed Glossa).

Non ci confrontiamo abbastanza con la quantità, senza eguali, di studi compiuti sul testo biblico. Gli alunni pur avendo, in genere, una scarsa conoscenza della Bibbia, manifestano interesse alla lettura e ai cenni sulla complessa sua storia e composizione, ai codici e alla lingua ebraica. Il codice più antico dell’Antico Testamento si trova scritto in greco. Perché non invitare nelle scuole i ben più preparati studiosi nel campo biblico? Si tratterebbe d’un aggiornamento utile, anche per i docenti.

L’interrogativo sulla sapienza, posto dai greci e dalla prima pagina della Bibbia, si ripropone, anche oggi, di fronte alle nuove tecnologie. Lo dice persino Sam Altman, capo di OpenAI e padre di ChatGPT :“se con l’intelligenza artificiale si mettesse male, può finire molto male”.

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