Una lunga intervista senza peli sulla lingua, com’è consuetudine per il suo protagonista: Vittorio Feltri. Il direttore di Libero e del Giornale, a colloquio col direttore Edoardo Sylos Labini sul nuovo numero di CulturaIdentità (disponibile cliccando qui), ricorda con affetto e stima il suo rapporto umano e professionale con Indro Montanelli, di cui raccolse l’eredità alla direzione, in via Negri 4 a Milano, del Giornale nel 1994.
Feltri racconta Montanelli come un maestro insostituibile: scrittore brillantissimo, uomo di grande dignità, coraggioso e lucido nell’analisi politica. Racconta il passaggio di testimone con emozione («le ginocchia mi tremavano»), ma anche con orgoglio per i risultati ottenuti al Giornale.
«Difetti in Montanelli non riesco a trovarli. Le qualità invece sono evidenti: una scrittura brillantissima, una capacità di leggere la realtà in modo così chiaro che riusciva anche a trasmettere ogni suo pensiero con chiarezza e purezza di linguaggio». Così Feltri ricorda il toscanaccio del giornalismo italiano.
Tra ricordi personali e riflessioni sul giornalismo, Feltri sottolinea le affinità tra i due: entrambi controcorrente, diretti, senza paura. Difende Montanelli dalle critiche postume e ammette di non sentirsi all’altezza di sostituirlo davvero. Un ritratto affettuoso di uno dei più grandi giornalisti italiani, visto attraverso gli occhi di chi ne ha raccolto il testimone.
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