Il Futurismo bussa ancora quando l’arte non ha coraggio

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Osservando le grandi fiere d’arte contemporanea, le gallerie di tendenza o le installazioni che riempiono le biennali di mezzo mondo, si avverte un senso di saturazione e, al tempo stesso, di vuoto. L’arte del nostro tempo appare spesso imprigionata in un paradosso: da un lato è iper-concettuale, spiegata da didascalie interminabili per giustificare oggetti banali; dall’altro è seriale, pensata per diventare lo sfondo decorativo di uno scatto per i social network. In una parola: mediocre.

In questo panorama privo di slancio, la lezione del Futurismo torna a bussare alle porte del dibattito culturale con un’attualità dirompente. Non si tratta di rievocare il mito oramai superato della macchina a vapore o le derive politiche del secolo scorso, ma di recuperare l’attitudine profonda di quel movimento: la fame di futuro, il coraggio della rottura e il rifiuto viscerale del conformismo.

Nel 1909 Filippo Tommaso Marinetti scagliò le sue invettive contro i “musei-cimiteri” e l’ossessione per il passato. Oggi la situazione si è ribaltata, ma il risultato è identico: Ironia e citazionismo sterile. L’arte contemporanea spesso si limita a decontestualizzare oggetti quotidiani o a fare il verso ai maestri del Novecento, senza proporre una visione originale del mondo.
Paura del giudizio e del conflitto: Se i futuristi cercavano lo scontro fisico e verbale con il pubblico durante le celebri “serate”, l’artista di oggi tende al compiacimento del mercato e alla ricerca di un consenso facile ed estetizzante. Nel nome di una presunta libertà espressiva, si è spesso abbandonata la ricerca sulla materia e sul linguaggio visivo, riducendo l’opera a una semplice trovata pubblicitaria. Che cosa, dunque, avrebbe da insegnare il Futurismo agli artisti di oggi?

Rileggere il Futurismo in chiave contemporanea offre tre direttrici per risvegliare l’arte da questo torpore:
abbracciare le vere tecnologie del futuro.
Così come Boccioni, Balla e Severini restarono affascinati dall’elettricità, dalla velocità dei motori e dal cinema, gli artisti di oggi dovrebbero dominare le sfide della nostra epoca — l’Intelligenza Artificiale, la biotecnologia, le realtà virtuali — invece di subirle con diffidenza o di limitarsi a una critica superficiale.

Torna il primato dell’energia e della forma,
l’opera d’arte deve tornare a far vibrare chi la osserva
. Come dimostrano le Forme uniche della continuità nello spazio di Boccioni o i tagli di luce di Giacomo Balla, la ricerca artistica deve fondarsi sulla tensione, sulla potenza visiva e sul movimento, spazzando via il minimalismo pigro che domina molte esposizioni attuali.

Il Futurismo non voleva arredare i salotti borghesi: voleva trasformare la vita quotidiana, la grafica, l’architettura, la moda e la percezione stessa della realtà. Un’arte che rinuncia a incidere sul reale e a provocare una reazione forte nel pubblico cessa di essere avanguardia e diventa mero intrattenimento.

Riprendere lo spirito futurista oggi non significa copiare lo stile di inizio Novecento, ma adottarne la postura intellettuale: avere il coraggio di scontentare, di osare la forma e di plasmare il domani.
Finché l’arte si accontenterà di essere una merce di lusso rassicurante o un esercizio concettuale per pochi iniziati, la mediocrità continuerà a regnare sovrana. È ora che una nuova generazione di artisti riscopra la forza dell’urto, della velocità e del sogno visionario.

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