C’è un momento, nella storia della televisione, in cui i palinsesti smettono di essere semplici griglie orarie e diventano segnali culturali. Il passaggio di Tele Kabul dalla Rai a La7 appartiene a questa categoria: non un una sconfitta, ma una fisiologica migrazione di un formato che cerca un nuovo habitat editoriale. La televisione, come ogni organismo vivo, cambia pelle. E non sempre chi lascia impoverisce chi resta. Anzi. Se si osserva con attenzione l’attuale fisionomia di Rai Tre sotto la guida dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi, si coglie un disegno più ampio e meno “schierato” di quanto certa critica sinistroide voglia ammettere. Malgrado “Il presidio” del TG3, Rai Tre non è più o non solo la rete che “strizza l’occhio” a una parte di sinistra, ma un laboratorio di pluralismo temperato, dove la cultura diventa il vero baricentro.
Report, nonostante le critiche feroci e talvolta rituali, resta un appuntamento di giornalismo d’inchiesta. Tenerlo in palinsesto è una scelta editoriale, non un automatismo. Accanto all’informazione, cresce una televisione di territorio e di pensiero, che rifiuta la scorciatoia dell’intrattenimento urlato. Via dei matti n. 0 di Stefano Bollani è l’emblema di una Rai che osa la leggerezza colta: musica, conversazione, intelligenza emotiva. Un programma che non insegue il pubblico, ma lo invita a fermarsi, ad ascoltare, a condividere un tempo diverso. È una forma di servizio pubblico che passa dal piacere, non dalla pedagogia.
Funziona molto anche La Città Ideale di Massimiliano Ossini che si sofferma sull’architettura visionaria delle grandi metropoli mondiali e sul loro modo di vivere. La valorizzazione della nostra storia e dei suoi protagonisti trova spazio in progetti come Radix di Edoardo Sylos Labini, che scava nelle radici culturali italiane senza nostalgia né retorica in viaggio nei piccoli centri della provincia italiana e nell’altro suo programma, Inimitabili, giunto alla terza edizione che vedrà protagonisti Pasolini, Alida Valli, Montanelli ed Ettore Petrolini. C’è anche Allegro ma non troppo di Luca Barbareschi, esempio raro di intrattenimento pensato: ospiti interessanti, ritmo televisivo con contenuti e libri che trovano spazio anche nel nuovo format, Caffè Italia, condotto dal mitico Pino Strabioli e dalla brillante Greta Mauro. Naturalmente continua a dominare il pomeriggio cultural-scientifico un programma cult come Geo, condotto dalla bravissima Sveva Sagramola.
In questo quadro, Rai Tre si propone come una rete equa, curiosa, finalmente svincolata dall’obbligo di rappresentare una sola sensibilità. Una Rai che ha perso Tele Kabul, ma guadagna coerenza; che non rinuncia al confronto, ma lo eleva; che investe sulla cultura come infrastruttura democratica. È una televisione che non fa rumore, ma lascia tracce. E oggi, in un sistema mediatico saturo di decibel e di posizioni preconfezionate, non è poco.

















