Quando Pasolini perse la partita per colpa di Ancelotti

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Pier Paolo Pasolini non è stato solo poeta, scrittore e regista: è stato anche un appassionato calciatore. Da ragazzo giocava come ala destra sui Prati di Caprara a Bologna, disputando partite interminabili. Giocava come ala destra e per le sue incursioni verso la porta avversaria veniva soprannominato “Stukas”, come il bombardiere in picchiata tedesco. Il suo idolo calcistico era Amedeo Biavati storico trascinatore del Bologna degli anni ‘30 che conquista quattro scudetti in sei anni. Quei pomeriggi sul campo rimasero per lui tra i ricordi più belli della vita, al punto da dichiarare che, dopo la letteratura e l’eros, il football era uno dei grandi piaceri dell’esistenza.

Pasolini non amava il calcio solo come gioco fisico, ma come linguaggio profondo. Lo definiva «un linguaggio con i suoi poeti e i suoi prosatori»: i gol rappresentavano per lui momenti esclusivamente poetici, perché ogni rete è un’invenzione, una sovversione del codice, un lampo di creatività pura. Nel 1970, in una celebre intervista all’Europeo, arrivò a dire una frase diventata iconica: «Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci». Pochi sanno che il poeta corsaro fonda con Ninetto Davoli la Nazionale Attori organizzando partite di beneficenza in tutta Italia.

Un altro aneddoto inedito riguarda una celebre partita amatoriale, a Parma, il 16 marzo 1975, quella fra le troupe di “Novecento” di Bernardo Bertolucci e quella di “Salò, o le 120 giornate di Sodoma” di Pasolini. Lo ho raccolto dalla voce della ricercatrice ed esperta di PPP, Maura Locantore, nelle sale del Centro Studi dedicato al poeta nella sua città natale, Casarsa della Delizia.

“La partita finisce 5 a 2 per la troupe di “Novecento” perché Bertolucci trucca l’incontro. Schiera in campo un giovanissimo Carlo Ancelotti”. Ancelotti, allora promessa del Parma, era solo sedicenne e non faceva parte delle troupe che stavano realizzando i due film nei dintorni della città emiliana, a pochi km l’una dall’altra. La futura stella del Milan segnò una delle reti e fu determinante per la vittoria della squadra di Bertolucci, che si affermò sulla squadra di Pasolini, lui stesso in maglia a righe blu e rosse.

Pasolini è il protagonista della seconda puntata della nuova stagione di “Inimitabili” in onda domani domenica 26 aprile in seconda serata (dopo Report) su RaiTre ed è al centro del numero 60 di CulturaIdentità che può essere acquistato cliccando qui.

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