Aniello Califano: il poeta di Sorrento che conquistò il mondo con le canzoni napoletane

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Aniello Califano è uno dei più importanti poeti e parolieri della storia della canzone napoletana. Autore di testi indimenticabili, entrati nel patrimonio collettivo italiano e internazionale, è ricordato soprattutto per aver scritto i versi di ‘O surdato ‘nnammurato, uno dei brani più amati di tutti i tempi.

Figlio unico di Alfonso Califano, agiato proprietario terriero di San Lorenzo di Pagani (nel Salernitano), e di Rosa Rispoli, di nobile famiglia sorrentina, Aniello era nato a Sorrento il 19 gennaio 1870 e trascorse l’infanzia nella villa di famiglia a Sant’Egidio del Monte Albino. A Napoli frequentò l’istituto tecnico e si iscrisse alla facoltà di Ingegneria, ma abbandonò presto gli studi per dedicarsi alla passione per la poesia e la canzone.

Viveur per vocazione, frequentava i caffè chantant, i teatri e… i camerini delle sciantose. Fu proprio questo ambiente bohémien a ispirargli i primi versi in dialetto napoletano. A soli 19-23 anni iniziò a pubblicare le sue prime canzoni, che vennero subito notate da editori importanti come Ferdinando Bideri e musicisti del calibro di Salvatore Gambardella, Eduardo Di Capua, Enrico Cannio, Rodolfo Falvo e Vincenzo Valente.

Nel 1915, durante la Prima Guerra Mondiale, scrisse i versi di ‘O surdato ‘nnammurato, musicati da Enrico Cannio. La canzone, tutta centrata sull’amore che vince sulla lontananza e sulla morte, divenne un enorme successo e, negli anni, un vero inno popolare (cantata ancora oggi negli stadi dal pubblico del Napoli e in tutto il mondo).

Nel 1916, dopo un sogno in cui gli apparve il padre defunto, decise di cambiare vita: lasciò la vivace Napoli e tornò stabilmente nella villa di famiglia a Sant’Egidio, dove continuò a scrivere e a ricevere amici musicisti.

Califano fu incredibilmente prolifico. Tra i suoi successi più noti Serenata a Surriento (1907, musica di Salvatore Gambardella), Ninì Tirabusciò (1911, musica sempre di Gambardella) – brano che ispirò anche un film con Monica Vitti – ‘O mare ‘e Mergellina (musica di Rodolfo Falvo), Tiempe belle (1916, musica di Vincenzo Valente), Girulà, Carmela mia, Ammore bbello e tante altre

I suoi testi, eleganti, garbati e pieni di sentimento, si adattavano perfettamente alla melodia e riuscivano a toccare corde popolari senza scadere nel volgare. Scrisse anche canzoni comiche, pubblicitarie e dedicate a sciantose eccentriche.

Califano morì a soli 49 anni, a Sant’Egidio, il 20 febbraio 1919, vittima del vaiolo. La sua scomparsa fu circondata da un alone drammatico: per timore del contagio, i suoi effetti personali vennero bruciati. I resti furono poi trasferiti a Sorrento nel 1923. Oggi la sua memoria è custodita dalla Fondazione Aniello Califano, costituita nel 2024, e da numerose iniziative a Sorrento e Sant’Egidio del Monte Albino. Le sue canzoni continuano a essere interpretate da grandi artisti italiani e stranieri e fanno parte del repertorio classico della canzone napoletana.

Aniello Califano non fu solo un paroliere: fu il cantore dell’amore, della nostalgia, della bellezza della sua terra. Un poeta “facile e abbondante”, come lo definirono alcuni, ma capace di regalare emozioni che durano da oltre un secolo.«Staie luntana da ‘stu core / e a te volo cu’ ‘o pensiero…».

Quei versi semplici e potenti continuano a volare, di generazione in generazione.

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