Pola, gemma istriana strappata all’Italia

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La città natale di Alida Valli, dallo splendore romano alle ferite del Novecento

Affacciata su un ampio golfo dell’Adriatico, nella parte meridionale dell’Istria, Pola – chiamata Pula in croato – è una città che sorprende per la quantità e la qualità delle sue testimonianze storiche. Meta turistica dal mare limpido, museo a cielo aperto, ricca di preziose testimonianze storiche.

Come molte città antiche, anche Pola affonda le sue radici nella leggenda. Secondo la tradizione, sarebbe stata fondata dai seguaci di Giasone e Medea, in fuga dopo la conquista del vello d’oro. Il nome stesso della città richiamerebbe proprio questa idea di “rifugio di fuggitivi”. Al di là del mito, le prime presenze stabili risalgono alle popolazioni illiriche degli Histri. Fu però Roma a trasformare radicalmente il destino della città.

Nel 117 a.C., dopo la conquista romana, Pola divenne una colonia con un nome solenne: Colonia Pietas Iulia Pola Pollentia Herculanea. La sua crescita fu favorita dalla posizione strategica lungo le rotte commerciali dell’Adriatico, tra Italia e Balcani. Durante il periodo di Gaio Giulio Cesare e soprattutto sotto Augusto, la città venne riorganizzata secondo il modello urbanistico romano: strade ortogonali, foro centrale, edifici pubblici, fortificazioni e infrastrutture avanzate. Pola arrivò a contare decine di migliaia di abitanti e divenne uno dei centri più importanti della costa adriatica, insieme a Salona, nei pressi dell’attuale Spalato. Con l’età imperiale, la città raggiunse il suo massimo splendore, arricchendosi di monumenti grandiosi che ancora oggi la rendono unica.

Il monumento più iconico è senza dubbio l’Arena di Pola. Costruita tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., è uno degli anfiteatri romani meglio conservati al mondo, il sesto più grande dell’Impero. Imponente e perfettamente inserito nel paesaggio urbano, conserva ancora tutte le sue strutture principali, inclusi i tre ordini architettonici. Un tempo ospitava combattimenti tra gladiatori, oggi spettacoli di vario genere.

Nel centro storico si trova il foro romano – ancora punto nevralgico della città – presso cui sorge il Tempio di Augusto, elegante edificio dedicato all’Imperatore. Le sue colonne slanciate e la facciata armoniosa mettono in evidenza il prestigio politico e religioso della Pola romana, quando la città era perfettamente integrata nel sistema imperiale.

Delle antiche mura restano oggi alcune testimonianze affascinanti, tra cui la Porta Gemina, caratterizzata da due archi gemelli che costituivano uno degli ingressi principali alla città. Poco distante si trova la Porta di Ercole, più semplice ma ricca di significato: sopra l’arco è ancora visibile la testa scolpita di Ercole, simbolo della forza e dell’identità cittadina.

Tra i resti meno noti ma affascinanti c’è il Piccolo Teatro Romano di Pola, situato sulle pendici del colle del Castello. Non lontano, si trova uno dei reperti più curiosi: il mosaico della “Punizione di Dirce”, testimonianza raffinata dell’arte musiva romana, inserita in un contesto abitativo di epoca successiva.

Per comprendere davvero la profondità storica della città, una visita al Museo Archeologico dell’Istria è fondamentale. Qui sono raccolti reperti che raccontano non solo l’epoca romana, ma anche le fasi preistoriche e medievali del territorio.

Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente, Pola attraversò secoli difficili, segnati da invasioni e continui cambiamenti politici. Nel tempo passò sotto diverse dominazioni, principalmente quella veneziana, fino a diventare parte dell’Impero austriaco.

Dopo la Prima guerra mondiale, Pola entrò a far parte del Regno d’Italia nel 1918-1920, diventando ufficialmente una città italiana. La Seconda Guerra Mondiale colpì duramente il territorio: i bombardamenti alleati danneggiarono gravemente il tessuto urbano e segnarono la fine di un’epoca.

Nel dopoguerra, Pola si trovò al centro di una fase di profonda incertezza, amministrata temporaneamente dalle forze anglo-americane. Uno degli episodi più tragici fu la Strage di Vergarolla, nell’agosto 1946: un’esplosione, causata probabilmente dai servizi segreti jugoslavi per colpire una manifestazione sportivo-patriottica italiana, provocò cento vittime e contribuì ad alimentare paura e tensione.

In quel clima, tra il 1946 e il 1947, si verificò l’esodo della quasi totalità della popolazione italiana: decine di migliaia di persone lasciarono la città, segnando una frattura profonda nella sua storia: le foto dei polesani che imbarcano sul piroscafo Toscana le loro poche cose per andare in esilio sono diventate il simbolo dell’esodo di un’intera popolazione. Con il Trattato di Parigi, Pola venne assegnata alla Jugoslavia di Tito, entrando nella repubblica croata all’interno della federazione socialista.

Fu un passaggio non solo politico, ma anche umano e culturale: la città cambiò lingua, identità e composizione demografica in pochi anni. Dal 1991, con la dissoluzione della Jugoslavia, Pola appartiene alla moderna Croazia. Alida Valli, nata a Pola nel 1921 rifiutò nel 2004 la cittadinanza onoraria offertale dalla sua città, ormai sotto un’altra bandiera. L’attrice dichiarò coerentemente di sentirsi italiana, affermando: “sono nata e morirò italiana”, rivendicando la sua identità nonostante i cambiamenti storici della sua città natale.

Oggi Pola si mostra come una città dinamica, accogliente, proiettata al futuro, prettamente turistica grazie al suo patrimonio culturale di straordinario valore, ma anche con una solida tradizione industriale. Il tessuto urbano evidenzia una continuità storica ben leggibile: i principali monumenti di epoca romana si inseriscono nel contesto cittadino attuale, contribuendo a definirne l’identità. Si ha la sensazione di vivere un viaggio continuo nel tempo tra passato e presente, immersi tra archi antichi, templi e mura millenarie perfettamente integrati nella vita di tutti i giorni.

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