Alla riscoperta di Ugo Ojetti, raffinato letterato e sincero patriota

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La necessità di porre in essere un’attività di archeologia culturale è oggi più che mai cruciale. E’ di tutta evidenza che molteplici intellettuali di questa nostra Patria sono stati, non voglio dire dimenticati, ma perlomeno lasciati in un cantuccio. Pare quasi che siano caduti in una sorta di oblio, evidentemente immeritato. Grandi studiosi, potenti letterati, ingegnosi poeti e sagaci scrittori vivono nel limbo di queste nostre menti. Oggi è venuto il momento di riportare gloria a coloro che hanno reso gloriosa la nostra cultura.

Tra di essi si staglia la figura di Ugo Ojetti; giornalista, saggista e aforista tra i più importanti di inizio Novecento. Monumentale la sua attività di critico d’arte. Giurista di formazione, iniziò a scrivere per il foglio nazionalista La Tribuna, prestando poi la propria penna ai più autorevoli quotidiani, spesso celandosi sotto lo pseudonimo di “Conte Ottavio”.  Grande patriota, partecipò come volontario alla Grande Guerra. Egli, acceso interventista, si distinse svolgendo il proprio dovere, tra cui difendere dai bombardamenti nemici il patrimonio artistico veneziano. Ebbe il pregio di redarre il volantino lanciato il 9 agosto del 1918 nei cieli viennesi dalla squadriglia aerea del D’Annunzio. Tale evento ha efficacia di immortale prodezza.

Nel 1920 la sua attività di elegante intellettuale lo porta a fondare la rivista Dedalo. Qui si occupò di arte e fin dal principio si poté apprezzare la sua capacità di trattare il tema. Tale periodico potrà fregiarsi di articoli firmati da artisti e critici quali Bianchi Bandinelli, Venturi e Maraini. Essa si dimostrò essere aperta alla fruizione di chiunque non avesse competenze artistiche, grazie anche alla presenza di illustrazioni e fotografie. Suo grande merito fu il favorire la coniugazione tra  arte nazionale contemporanea e tradizione storica. Successivamente fonderà Pegaso ed in ultimo Pan, rivista letteraria. Importante iniziativa editoriale è stata per Treves Le più belle pagine degli scrittori italiane scelte da scrittori viventi.

Centrale fu la sua attività di scrittore e poeta. Nel 1892 pubblicò la sua prima raccolta di poesie, Paesaggi, seguito dal suo primo romanzo, Senza Dio.

In seguito tradusse le raccolte poetiche di Algernon Charles Swinburne. Di grande considerazione è il libro inchiesta focalizzato sulla letteratura contemporanea Alla scoperta dei letterati. Tale opera si articola in una composizione di interviste dedicate alle altissime menti dell’epoca come, tra gli altri, D’Annunzio, Carducci e Pascoli. Di codesta esperienza ne è testimone lo stesso Ojetti che osserverà la lietezza con cui gli artisti soggiacevano ai suoi incontri. Nel presente testo egli analizzò non solo gli orientamenti artistici ma anche quelli politici degli autori. Si osservava la prevalente frammentazione della letteratura, la quale assumeva carattere regionalistico con molteplici aspetti dialettali.

Ojetti fu acceso sostenitore delle tesi dannunziane promosse in ambito giornalistico. Difatti fu promotore di uno stile di scrittura “alto”, in accordo con la tradizione letteraria nazionale e nel pieno rispetto dell’etica.

Altro scritto notevole fu Diritti e doveri del critico d’arte moderna. In quest’opera manifestò la necessità di riconoscere la professionalità e la competenza di questa figura. Si palesava come il critico dovesse farsi tramite tra artista e pubblico, facendosi interprete per esso di ogni figura estetica.

La  fama di Ojetti è tale che, nel 1925, sarà uno dei firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti, partecipando poi al I° Convegno per la cultura fascista di Bologna. Commentando tale evento scrisse l’articolo Pensiero e azione, pubblicato sul Il Selvaggio. Qui argomentava la necessità di una genesi della cultura nazionale, dove il fascismo avrebbe portato una carica di energia.

Dal 1933 fece parte del consiglio di amministrazione dell’Enciclopedia Italiana, prestigiosissima iniziativa sorta dallo slancio di Gentile e Treccani. Il nostro si dedicò naturalmente alla sezione arte medievale e moderna.

In campo artistico Ojetti si distinse anche nell’organizzazione di mostre d’arte. A Palazzo Vecchio nel 1911 organizzò la Mostra sul ritratto italiano fino dal 1500 al 1861, dove si ricostruirono i caratteri specifici della pittura italiana e rivalutando la pittura settecentesca. Nel 1924 tenne presso la Villa Reale di Monza la mostra Venti artisti italiani, comprendenti artisti dediti al Realismo magico come De Chirico e Casorati.

Nel 1941, dopo aver realizzato un saggio dedicato ad Italo Balbo, la sua attività ebbe una repentina flessione dovuta ad una grave malattia. Ciò non lo sottrasse dal diventare prima Accademico d’Italia e successivamente di aderire alla Repubblica Sociale. Ojetti si spense a Fiesole nel 1946.

Grande autore di aforirsmi; il più calzante alle sue vicende, quasi fosse un epitaffio, recita: “L’Italia è un paese di contemporanei senza antenati né posteri perché senza memoria di se stesso”.