Con Rossella Pezzino de Geronimo la natura è fonte inesauribile di Meraviglia e di sublime Bellezza

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Come afferma Sgarbi, il lavoro di questa artista ha un valore oltre che estetico anche educativo.

Chi l’ha detto che il caos sia preferibile all’ordine? Senza scomodare le categorie nicciane di “dionisiaco” e “apollineo” possiamo ben dire che l’arte contemporanea in particolare ci ha donato meraviglie visuali proprio a partire dal caos. Liquido. Perché, come dice il filosofo Zygmunt Bauman, siamo in una società liquida.

Catanese, fotografa e visual artist di successo, Rossella Pezzino de Geronimo ha trovato nella fotografia e nell’olografia i canali di espressione per penetrare l’anima delle cose. Nel 2015 dalla ricerca sui quattro elementi – fuoco, acqua, terra ed aria – nasce la serie di opere “Cruel colors”, “Alchimie Lineari”, “Il Respiro del Cielo”, “Le Radici dell’Aria”.

Oggi Rossella lavora sul “less is more” depurando le immagini da ogni riferimento riconoscibile così da collocarle in una dimensione atemporale, astratta e metafisica. In quest’ottica, durante la pandemia, nascono due progetti: “Colore Calore Movimento” in cui l’artista, rivolgendosi alle nuove generazioni, sostiene che per uscire dall’abisso nel quale ci troviamo occorre prendersi cura gli uni degli altri e mettersi in comunicazione con il diverso per imparare l’importanza del cambiamento.“Chaos liquido”, in cui secondo Rossella, il mondo non segue un modello preciso e prevedibile e, nel corso della nostra vita, dobbiamo accettare il chaos, uno spazio lasciato al caso, un mare di confusione dentro e fuori di noi, in cui è quasi impossibile prevedere l’effetto di determinati eventi.

Ma se siamo aperti, il caos costituisce fonte di creatività, innovazione e rinascita. Recentemente il critico Luca Beatrice ha scritto: “La prima impressione che suscitano le fotografie dell’artista catanese Rossella Pezzino de Geronimo è trovarsi di fronte a una composizione che coniuga sapientemente l’osservazione del contesto naturale alla spettacolarità dell’immagine contemporanea.

Ciò che viene percepito in seguito a uno sguardo più attento è l’indagine interiore, frutto di un acuto e nutrito istinto artistico. È questo dato a caratterizzare in maniera peculiare i lavori dell’artista, che nella loro unicità manifestano in egual misura valore e importanza; dal momento dello scatto alle proprietà simboliche del soggetto. Non si tratta solo di scatti realizzati con maestria; gli elementi che entrano in gioco in queste fotografie mirano a restituire immagini pure, uniche, sublimate di sensi e significati. Il lavoro di Rossella Pezzino de Geronimo è da intendersi come un’esperienza vitale, la cui testimonianza visiva assume tale importanza poiché mira a fermare un’esperienza transitoria. In questo modo, l’ingrandimento di un particolare diviene una sineddoche, la parte di un tutto che non ha l’obiettivo di competere con la natura, bensì di fare sedimentare nello sguardo di chi osserva l’essenza più profonda dei suoi scatti. 

 Vittorio Sgarbi in merito al suo operato: “Negli anni Ottanta e Novanta del Novecento si è concluso quel processo, iniziato negli anni Venti, che ha portato a identificare la fotografia come una forma d’arte autonoma, che non imita la pittura o la scultura ma indaga la realtà e i temi della bellezza, del dolore, della vita attraverso un linguaggio autonomo e altrettanto autorevole. L’autrice, anche con l’uso dell’ologramma, raggiunge la rappresentazione di tutte e quattro le dimensioni della realtà, altezza, larghezza, profondità e tempo, che la pittura ha conquistato nel lungo periodo, circa 700 anni, da Giotto a Picasso. Ma la sorpresa che vive il fruitore quando si trova di fronte alle opere di Pezzino de Geronimo è scoprire come la natura, comunque la si guardi, sia fonte inesauribile di Meraviglia e di Bellezza, che l’Uomo contemporaneo sembra abbia smesso di ascoltare. Il lavoro di questa artista ha un valore oltre che estetico anche educativo. Le sue opere conducono lo spettatore alla conoscenza tramite l’emozione e non fornendogli dati, spostando il suo sguardo dalla prosa alla poesia. 

Si fa interprete, con una grande libertà espressiva e con un’indiscussa capacità tecnica, di una nuova visione del mondo, portando l’osservatore ad una profonda riflessione. Dalle sue foto emerge lo spirito delle cose, che è il compito dell’Arte, e non la misura del dato percepito. Ed è quel movimento che si diffonde nello spazio che separa il fruitore dall’opera, quell’attimo eterno che crea il dialogo con l’opera, una relazione dinamica che non prevede il Logos, ma la follia dell’Amore”.

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