Covid19 e cocktail: cosa sta avvenendo nell’industria della notte?

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In occasione del Natale di Roma, lo scorso 21 aprile, il romanissimo Gigi Proietti ha ricordato che la Capitale non è spettrale, come molti hanno sostenuto in questi giorni di lockdown, bensì stanca e “se sta a riposà“. Roma in realtà è ferma, sospesa, si rimetterà in moto quasi definitivamente con la riapertura di bar e ristoranti, che secondo l’ultimo Dpcm, avverrà lunedì primo giugno.

Il caso vuole che proprio di lunedì al Wisdomless Club si celebrava il rituale della Bevuta Patafisica, dove per “Patafisico” si intende “la scienza delle soluzioni immaginarie”, secondo la definizione del suo inventore Alfred Jarry. Il Wisdomless Club a Via Sora, 33 è il primo Tattoo-bar di Roma, locale dalle atmosfere coloniali, tra sciacalli e lapin e cimeli sportivi di grande pregio, sempre con un sottofondo di musica rigorosamente dal vivo, molto ricercato che richiama i Ruggenti anni ‘20. Fabrizio Ghilardi, uno dei soci, non sa dire se il locale, dove si tatuano molti romani e turisti di passaggio, sarà in grado di riaprire. La butta in battuta: “Temo di poter tranquillamente asserire che abbiamo il Presidente del Consiglio più patafisico e surreale della nostra breve storia politica”. Com’è ovvio, questa prolungata chiusura ha colpito profondamente il tessuto imprenditoriale italiano e il settore del drink&food è tra i più a rischio. Probabilmente molti locali non riapriranno le porte… Sempre Fabrizio: “Io credo che serva coraggio e come dice il padre della Patafisica il coraggio è uno stato di calma e di tranquillità in presenza di un pericolo”. Come la calma che si respira oggi nella Capitale.

Spostandoci di poco, a Vicolo dei Modelli, 51, a pochi passi da Fontana di Trevi, in un palazzo del ‘500, troviamo il Genever Gin Club. Una gineria di nuovissima generazione aperta nelle mura che ospitarono uno storico locale, il Superstar, che fu ritrovo di artisti, gente di spettacolo, personaggi della mitica Roma degli anni ’70 e qualche guest star molto pop come Andy Warhol. Lorenzo Biancolella, è un imprenditore della notte, già conosciuto per il ristorante La Dispensa dei Mellini (Lungotevere dei Mellini, 31) e il riuscitissimo Marino al porto di Formentera, la paradisiaca isola delle Baleari che resterà probabilmente deserta per tutta l’estate… Secondo Lorenzo “le perdite saranno ingentissime. Molti locali chiuderanno se non saranno aiutati dallo stato con liquidità. Basti pensare che un ristorante che prima ospitava trenta coperti, oggi ne potrà effettivamente ospitare non più di dodici con le distanze di sicurezza, questo porterà ad un radicale sfoltimento degli staff”. Lorenzo denuncia in particolare il ritardo nell’erogazione della Cassa integrazione promessa: “il governo ha completamente abbondonato una parte importante del tessuto imprenditoriale. Oggi c’è chi percepisce stipendi pieni e chi sta vendendo i propri sogni per sopravvivere”.

Dal rione Trevi passiamo al rione Monti nel locale che in soli due anni ha cambiato il volto dei cocktail bar romani, il Drink Kong, a Piazza San Martino ai Monti, 8. Inaugurato nel settembre 2018 ha già ricevuto numerosi e prestigiosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Campari One to Watch come locale rivelazione del 2019, alla cerimonia dei 50 Best Bars a Londra, oltre alla nomination per due anni consecutivi come Best New Cocktail Bar 2019 e Best International High Volume Bar 2020 a Tales of the Cocktails, in pratica gli Oscar di categoria a livello mondiale. Livio Morena bar manager del locale e apprezzato bartender ci tiene a dire: “Siamo chiusi dal 9 marzo, la nostra categoria è stata da subito sensibile e solidale con il Governo per fronteggiare un’emergenza senza precedenti. E’ stato esemplare il comportamento da parte di tutti gli addetti ai lavori”.

La singolarità della situazione sta nel fatto che i cocktail bar non sono una categoria riconosciuta a livello legislativo e inoltre si è fatta grande confusione (e si continua a fare quando si stilano i decreti), tra le diverse tipologie di locali: pub, bar, caffetterie, ristoranti, cocktail bar, discoteche… Una recente ricerca condotta su un campione di quasi 200 tra i principali cocktail bar d’Italia ha calcolato una perdita stimata di fatturato per il 2020 che oscilla tra il 50% e l’ 80%. Soprattutto visto il mancato e fondamentale apporto dell’indotto turistico… Livio però ha le idee chiare sul da farsi: “Personalmente credo che in questo momento occorra un grande equilibrio da parte di tutti. La salute deve essere la priorità assoluta. Nessuno vuole forzare riaperture sciagurate, non sicure e precipitose. Ma in prospettiva bisogna lavorare anche per la salute di un settore che tanto aiuta l’economia del Paese. Distanziamento sociale, ma prossimità del Governo al nostro settore. Per far questo il modo migliore sarebbe eliminare temporaneamente tutte le spese che gravano in assenza di incassi. Applicare insomma il criterio niente guadagno/niente spese. Successivamente garantire una cassa integrazione più lunga. Bisogna riuscire a congelare la situazione, e cristallizzarla a livello fiscale fino a quando non si inizierà a ripartire. Per far questo servono misure snelle, flessibili e rapide. Un Paese meno burocratizzato e più duttile”.

Restiamo a Monti, zona dei pub tra i più famosi della città, a pochi passi dal Drink Kong, a Via San Martino ai Monti, 51 c’è Il Monti 51 nato dall’idea di tre amici di lunga data, impegnati, per fortuna, anche in altre attività, perché anche qui la situazione è pessima considerando la totale assenza di turismo, la stima è di un calo dell’80% del fatturato. Chicco Mastellone, oste navigato, già gestore dell’amato e rimpianto pub Tom Bombadil di Via Casperia nel quartiere Trieste, dice: “Servono strumenti che ci aiutino a raggiungere la clientela locale e iniziative per incentivare e incrementare il turismo interno”. In effetti una soluzione potrebbe essere, soprattutto nel periodo estivo, creare delle zone pedonali, diminuendo i parcheggi e permettendo l’utilizzo degli spazi esterni per poter assicurare il coretto distanziamento sociale, per ora l’unica “cura” davvero valida per combattere il virus…

Spostiamoci a Piazza Vescovio, importante non solo per la collocazione a Nord di Roma… Qui c’è l’Excalibur Pub, nato nel 1992 dalla passione di una famiglia per l’Irlanda e la S.S. Lazio. Dopo 28 anni anche questo approdo sempre piacevole e familiare rischia grosso, parla Gianluca Curzi, uno dei fratelli che lo gestisce: “Le perdite del piccolo commercio come può essere il nostro pub, saranno superiori al 60%. Ma con le regole sanitarie che saranno imposte dallo stato si rischieranno anche situazioni peggiori. Molte attività non ripartiranno semplicemente perché il fatturato sarà troppo basso per coprire i costi. Tutto ciò creerà disoccupazione e calo dei consumi. Difficilmente ci saranno assunzioni dato che prevediamo di servire meno della metà della clientela storica. Gli spazi all’aperto potrebbero aiutarci, ma bisognerà vedere se i comuni interverranno con abbassamenti dei costi. Noi abbiamo ricevuto i famosi 600 euro dal Governo, ma sono una goccia in mezzo al mare delle spese che deve sostenere un’attività commerciale, anche quando è chiusa. Per quanto ci riguarda ci siamo organizzati per le consegne a domicilio, ma chiaramente non basta. Abbiamo servito almeno due generazioni di clienti amici della zona. Oggi vengono a mangiare e bere i figli dei ragazzi che ci frequentavano negli anni ’90 e per noi è motivo di orgoglio. Aspettiamo con ansia che si possa tornare a somministrare prima che sia troppo tardi anche ai nipoti”.

Ci allontaniamo verso Via del Ponte Pisano, 84 sede dell’Eternal City Brewing, birrificio artigianale che dal 2013 produce con ingredienti di prima scelta, ove possibile legati al territorio, sempre attenta al mantenimento di uno standard qualitativo elevato. Più di dieci tipologie di birra prodotte, alcune anche frutto di sperimentazione. Questo progetto nasce per creare un birrificio che sia espressione dell’identità romana: dalla grafica delle etichette, ai nomi scelti per le birre. Al suo interno, oltre all’area di produzione, anche una tap room dove è possibile degustare le birre in abbinamento a del buon cibo. Oggi salvano solo il 5% del fatturato con vendite e consegne a domicilio. Tra le varie preoccupazioni di Giacomo Mondini, uno dei soci dell’Eternal, è che molti giovani impiegati perdano l’occupazione: “Diamo lavoro a molti giovani e ora i loro posti sono a rischio, l’impiego giovanile va sostenuto immediatamente affinché la loro professionalità non si perda nei rivoli dei lavoretti, lasciando fra dieci anni un deserto professionale gigantesco”. Anche per Giacomo a molti converrà chiudere e riaprire quando la situazione sarà più chiara: “Tra reddito di cittadinanza di 750 euro e un sussidio di 600, la scelta vien da sé”. Sicuramente in molti locali i camerieri andranno ridimensionati, mentre i riders andranno alla grande: “purtroppo però le piattaforme più conosciute tendono allo sfruttamento vero e proprio”. Su 9 dipendenti all’ECB sono tutti in cassa integrazione, ma va detto che la CIG insiste sul costo orario minimo tabellare e non su quello contrattualizzato: “Vale a dire che bene che vada un lavoratore prende il 30% dello stipendio”. Anche per Giacomo la situazione non può essere gestita chiedendo prestiti, ma con finanziamenti a fondo perduto e un grande snellimento della burocrazia italiana.

Chiudiamo con una voce femminile… E che voce! Vera Dragone, attrice e cantante (nipote del regista Vittorio de Seta) e proprietaria dell’Ellington Club a Via Anassimandro, 15, zona Pigneto, insieme al marito Alessandro Casella, produttore, dj e padre del burlesque show italiano, già direttore artistico del Micca Club. Il concept al quale hanno ispirato il loro locale, inaugurato il 18 ottobre 2019, è quello di un luogo dove è possibile godersi uno spettacolo dal vivo di genere rétro mentre si cena o si beve un buon cocktail. Dice Vera: “Oggi, a seguito della situazione in cui versano i piccoli imprenditori e le piccole aziende, a cui si somma l’invisibile e innominata realtà dei lavoratori dello spettacolo, l’Ellington, dopo soli 4 mesi di attività rischia di chiudere per sempre”. Anche Vera torna sul problema degli aiuti economici da parte del Governo che sono comunque dei prestiti a cui è difficile accedere e che vanno restituiti con gli interessi, andandosi a sommare alle già ingenti spese da saldare. Vera ci tiene a sottolineare che: “Abbiamo fatto tutto a norma e attenendoci ad ogni cavillo legale richiesto. Noi siamo un locale di pubblico spettacolo, con tutti gli oneri economici e temporali che ottenere tale licenza comporta. Il nostro core business è quello. È impensabile convertirci in un delivery perché non è il nostro lavoro”. Esprime amarezza nei confronti del Presidente del Consiglio: “Il problema è uno Governo che non offre tutele a chi si fa in quattro per creare delle realtà in cui gli artisti possano lavorare e che si dimentica di nominare la nostra categoria durante le conferenze stampa, che nemmeno si scusa, ove mai fosse fatto coscientemente, per il fatto di non nominarci neanche”. In mancanza del dovuto sostegno da parte del Governo, secondo Vera, non resta che l’iniziativa personale: “Ora pensiamo a un crowdfunding, forse l’ultima speranza ancora in piedi per non arrenderci alla chiusura…”.

Nel dolce crepuscolo della primavera romana, vedendo i tavolini vuoti nelle sue strade deserte, ma sempre le più belle del mondo, tornano alla  mente le parole del grande poeta persiano Omar Khayyam: “Il dolore del mondo è un veleno, e il vino è il tuo antidoto…” e, data la situazione,  aggiungerei anche un paio di Gin&Tonic…