Davvero il problema della scuola è il crocifisso nelle aule?

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Nei licei artistici devono andarci i cani antidroga. E negli altri si fa di tutto comunque. In periferia sai che passerai ogni giorno a dover dimostrare che sei il più bestia di tutti per poter sopravvivere. I licei bene sanno solo dell’arrivismo di chi ci manda i figli. Veramente il problema della scuola è il crocifisso? Proprio in questo mondo, troppo sazio e troppo disperato, in cui i punti di riferimento stanno saltando uno dopo l’altro, cancellati da un loop di aggiornamenti continui, senza pace? Meglio il muro vuoto? Lo chiedo ai laici. Preferite il muro vuoto? E cosa riuscite a vederci dentro? Il cadavere della libertà? Non è meglio trovarci, che si creda o non si creda, che si vada o no in chiesa, la figurina stilizzata di uno che ha amato soprannaturalmente e si è battuto con un’intensità e una generosità inimmaginabili per la sua idea di vita viva, di umanità umana? Un (Figlio dell’)uomo che ha detto per sempre no all’egoismo e all’efficientismo prosaico. E no alla frusta. E no alla spada. E no all’indifferenza. E no alle città senza cieli. E no ai cieli senza angeli. E no alla disperazione delle domande senza risposte e agli universi sospesi nel nulla. Uno che ha generato individui che nel suo nome correvano al martirio con la sazietà che tutti vorremmo, la pace che nessuno di noi conosce, l’amore di cui non si può non confessare una feroce nostalgia e un sordo rimpianto indefinibile. Da ragazzi non si deve avere davanti un muro. Bisogna che sul muro ci sia quello che sa portartici fuori. Da ragazzi ci si riesce a fidare solo degli eroi. Il resto è finta. Bigliettini nascosti nei vocabolari. C’è chi dirà che ce ne sono tanti altri di eroi. Ce ne sono sì. Ma quello è l’unico che può mettere d’accordo tutti. Cosa gli puoi contestare? Cosa gli può contestare un ragazzo agitato, disorientato, insofferente, pieno di noia di fronte alle solite parole che dicono niente? Cosa puoi contestare a uno che non ha la spocchia del potente e non ha la violenza del disperato? A uno che parla con pazienza e ci prova e ci riprova a salvare tutti, e non scansa il malato, ed è pronto ad aiutare il suo nemico ideologico e poi va a morire dopo aver fatto sbocciare anche nel cuore più lontano da lui la domanda grandiosa: “Che cos’è la verità?”? E l’ultimo suo gesto prima di farci sentire in un grido il suono della morte ed essere per sempre Dio è disporsi in quella posa giustamente onorata per millenni. Le braccia aperte. Il petto nudo. Il viso elegante reclinato. Le mani e i piedi inchiodati ai due bracci della croce. Cosa gli vuoi dire a uno così? Solo se la sua storia la conosci a pezzi e per sentito dire puoi avere qualcosa contro di lui, uomo universale, morto lassù. Non serve che ci siano certezze di fede. Basta il sogno, il profumo. Dice Giovanni, che nel prologo al suo vangelo scrive parole infinite, in un accumulo di meraviglia, meraviglia su meraviglia: “Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.” Vorrei domandare al ministro Fioramonti: che cos’è la grazia? Ci pensa mai? Al di là dell’aspetto teologico, così alto da fare paura. Ha senso, quando si tratta di vite da avviare alla vita, parlare di altro che di grazia? Non è la grazia quella forma di rispetto supremo che nasce da una commossa saggezza? Non è solo con grazia, con gentilezza, con attenzione, con cura affettuosa, che i ragazzi possono essere condotti attraverso gli anni rischiosissimi della scoperta del mondo com’è (e non è bello questo mondo, presuntuoso, con la bocca spalancata per inghiottirli in un futuro professionale spietato, costantemente a rischio di imbrogli e trappole)? La grazia chi può offendere? Gli stranieri che hanno eroi diversi? Non ci credo. La grazia è un balsamo per tutti. Per chi non ha conosciuto un giorno felice, per chi non può sperare di conoscerne, per chi è pieno di speranza. Mette d’accordo tutti, la grazia. Si adatta a ciascuno. È quella la sua arte: il suo significato umanissimo e a volte più che umano.