Una Sacra Rappresentazione Alfonsiana, “A Nennella e o Redentore”, a cura dell’Ensemble corale del Monastero San Cosma“In Laetitia, Cantare amantis est”,è stata allestita in forma rievocativa privata, dedicata alla Madre Generale dell’Ordine monastico di Conversano.
Un esperimento di ricerca ed esecuzione culturale mirata alla contestualizzazione esecutiva.
Un percorso aperto alla coralità antica e classica di ambientazione popolare, che prepara alla presentazione ufficiale di una serie di allestimenti, concertati nel “Primo progetto culturale” della “Famiglia Laica” di Comunità delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucarestia di Conversano.
Le lingue popolari raccontano gli eventi legati alla vita di Santa Maria e Gesù, in stanze e interludi, ambientati nel XIII e nel XVIII secolo.
Un trio di musici popolari supporta l’ensemble ed uno storico si intrattiene su particolari accattivanti, segnando il passaggio epocale, a memoria dei luoghi e dei suoi antichi protagonisti, nel coinvolgimento interattivo del pubblico.
L’allestimento rimane permeato della splendida cornice barocca della chiesa, tuttavia fedele alle origini medievali, nella matrice stilistica dell’architettura originaria.
Il progetto, denominato “Sacrae Alfonsianae Repraesentationes”, si concentra su: Medioevo di Sant’Alfonso X El Sabìo e Classicismo di Sant’Afonso Maria De Liguori.
I due Santi, musicisti e con lo stesso nome, richiamano al territorio di Conversano e ad eccellenti protagonisti della storia locale, in una serie di concerti scenici, quali:
- “Ecche Sant’Anna”;
- “A Nennella e o Redentore”;
- “Sancta Maria dei miracoli” ovvero “A chantar nuestra Sennora”;
- “I Natali del Gesuino”;
- “Misterya” e “Canto de la Passione”;
- “Jesu Christo glorioso” in “Canto dell’Eucarestia”.
Una delle forme più familiari alla pietas popolare diventa strumento di interazione tra passato e presente, veicolo di ritualità tradizionali, memoria e attualità di religiosità e costume.
La Sacra Rappresentazione, nell’antica forma, coniata per superare le asperità del latino, comprensibile solo a pochi, è, nella particolare accezione alfonsiana, occasione di ricerca e ascolto, riverbero e confronto tra due ambienti storici della musica popolare, due identità tradizionali storiche.
La ricerca indaga le motivazioni e gli ambienti devozionali, anche nelle ricorrenti forme di contaminazione linguistico – melodica, affidando agli interpreti il compito di rievocare e attrarre alla semplicità del popolare.
I testi scenici attingono costantemente alla letteratura Alfonsiana medievale e classica, proponendo versi tratti o trascritti da opere religiose, prologo di melodie composte dai due Santi; i declamati in lingua galiziana e napoletana sono estratti da laudi, canzoni sacre e scritti religiosi, loro attribuiti.
In particolare, la letteratura alfonsiana classica, ricorrente nelle pratiche di preghiera delle Suore del Monastero San Cosma, è ispiratrice del percorso di ricerca, anche nel legame tra le tradizioni locali e la casa madre napoletana.
Riecheggia il fascino della semplicità melodica, nella rapida ricettività di un apparato popolare e nel ricorrente dinamismo metrico, legato alle sequenze strofico – ritornellate delle composizioni medievali, affini anche alle sacre canzoni classiche.
L’allestimento indaga le forme del costume storico e realizza laboratori sartoriali, in cui gli stessi interpreti, riletti i particolari nelle tele del Finoglio, quale altisonante esempio disponibile in loco, ricompongono dettagli cromatici distintivi, forme e modalità d’abbigliamento d’epoca barocca.
Quasi a far rivivere i figuranti delle scene ritratte nelle tele e negli affreschi della chiesa di San Cosma, anche la valenza socio – relazionale e la coesione, il benessere delle relazioni culturali – religiose condivise, identifica l’obbiettivo sostanziale delle concertazioni.
La ricerca testuale delinea anche l’ambiente politico del racconto scenico, desunta dagli scritti e dalle composizioni dei due Santi musicisti, con la predisposizione popolare di due artisti, che, nonostante le nobilissime origini, hanno preferito trascrivere e comporre per gli umili.
Un esperimento di contestualizzazione espressiva, ispirata ai riti della “pietà popolare” che tanto può raccontare della nostra terra!
Per le stesse motivazioni, gli esecutori sono cantatori semplici e, scevri da arditezze e tecnicismi, incarnano i caratteri incolti degli antichi esecutori: gente comune, animata da profonda, sincera fede e anelito religioso, spontanea, sensibile e disponibile all’intreccio motivato dei linguaggi espressivi.
Gli interpreti vestono dunque identità e cultura del nostro passato, sono figura di più antichi fedeli che hanno visitato, animato e partecipato agli antichi riti.
Il progetto intende sollecitare una riflessione critica sulle mode culturali -religiose contemporanee, che spesso offuscano la capacità di valutare il bello, asservendone gli strumenti artistici alla omologazione e volgarizzazione senza limiti!
E, quando il pubblico stesso interagisce con la storia e i protagonisti, nell’esecuzione di un tema Alfonsiano, condivisa con l’ensemble, anche riti, tradizione, storia, linguaggi, ambienti e antichi protagonisti diventano contenuti tangibili della ricerca progettuale, mirata alla diffusione dell’identità perduta!
Infine, guardando alle dimensioni turistico – attrattiva ed educativa, il progetto sollecita diversa, più attiva, urgente conoscenza della storia e delle tradizioni locali, quale utile, attrattiva proposta alle nuove generazioni. Non a molti interessa la cultura religiosa, ma a tutti spero importi la sopravvivenza delle identità locali.
Proprio nelle azioni per il ripristino dell’identità locale, tali attività diventano identità e cultura, nella consapevolezza che la ricerca culturale sia ricerca identitaria, tanto più importante, poichè seriamente compromessa dalla attuale, dilagante distrazione generale.
Una forma di restauro culturale a memoria del passato, ad utilità del presente e tutela progettuale del futuro.

















