Alessandro Miani: “Lifelong learning, investire in conoscenza per essere subito competitivi”

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Obsolescenza: anche se si è abituati ad associare questo termine prevalentemente alla tecnologia, si tratta di un fenomeno che riguarda anche le competenze, soggette a un invecchiamento sempre più precoce. Per questo un numero crescente di persone investe sul lifelong learning. Ma cos’è e perché dovremmo puntare su di esso? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) e professore di Prevenzione Ambientale alla Statale di Milano.

Professore, cosa significa oggi fare formazione continua?

Il ciclo di vita delle competenze oggi è inferiore rispetto a dieci anni fa. All’interno di un mercato del lavoro caratterizzato da interdisciplinarietà, cioè dall’incontro tra settori apparentemente molto distanti tra loro e da interconnessione, puntare oggi sul lifelong learning per il lavoratore significa usare il cambiamento per incrementare il proprio valore personale, per l’azienda significa invece accrescere il proprio capitale umano.

In questo processo a che punto siamo?

Solo l’8,3 per cento degli italiani ha partecipato ad attività formative in età adulta, contro una media Ue del 10,8 per cento. “Investire in infrastrutture è importante almeno quanto investire nelle persone, per questo è fondamentale la collaborazione tra imprese e università”: lo ha detto l’ad di Tim, Luigi Gubitosi, ma sintetizza bene il pensiero dominante della classe dirigente in Italia. Non è un caso che negli ultimi 3 anni la spesa per la formazione dei lavoratori abbia registrato un aumento e gli ultimi dati sugli investimenti sono positivi rispetto al decennio 2005-2015, in linea con le disposizioni europee che vedono nell’acquisizione di nuove competenze la base per una strategia aziendale vincente.

Lei parte dal presupposto che il lavoratore debba competere su scala internazionale.

In un periodo in cui tutto corre ad alta velocità, capitale umano e competenze costituiscono risorse chiave di crescita economica di ogni impresa. Le persone dotate di skill aggiornate hanno maggiori probabilità di avere e mantenere il lavoro e retribuzioni più elevate. Viceversa, carenza e obsolescenza di competenze provocano spreco di risorse e riducono il potenziale di competitività e di crescita. Questo è vero ovunque, a prescindere dall’internazionalità del contesto. Il legislatore italiano ha predisposto l’obbligo di formazione continua per ogni professionista iscritto a un albo e anche i datori di lavoro sono invitati a fornire ai dipendenti strumenti sempre più aggiornati.

In questo contesto che ruolo occupano le università?

Un ruolo chiave. Secondo il Ministero le università telematiche hanno visto accrescere i propri iscritti a tutti i livelli. Per questo come SIMA, in partnership con l’Università degli Studi Niccoló Cusano, abbiamo dato vita al primo master universitario di II livello in Medicina Ambientale. Aperto a lauree magistrali, a prescindere dal percorso di studi. È una grande sfida offrire in modalità e-learning un corso davvero interdisciplinare che ha l’obiettivo di formare professionisti attenti alle problematiche correlabili a esposizione ambientale e che guarda agli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU in termini di sostenibilità e salute. Portare l’innovazione all’interno delle aziende e nelle libere professioni non è un processo che riguarda solo le tecnologie, ma passa soprattutto attraverso le persone.

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