Da Pomezia ad Ariccia, i sindaci contro il termovalorizzatore di Gualtieri

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I lavori per la realizzazione del termovalorizzatore a Santa Palomba sul territorio di Pomezia sono ufficialmente iniziati, ma l’avvio del cantiere — celebrato con consueto battage sui social dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri come una “giornata storica” — ha immediatamente riacceso un fronte di opposizione trasversale che coinvolge partiti, comitati e soprattutto i sindaci dei Comuni limitrofi della provincia di Roma.

Secondo l’amministrazione capitolina, l’impianto rappresenta il tassello fondamentale per chiudere il ciclo dei rifiuti entro il 2029, riducendo la dipendenza dalle discariche e dai trasferimenti extra-regionali. Gualtieri ha ribadito che il trasporto dei rifiuti avverrà prevalentemente su rotaia e in orari notturni, per limitare l’impatto sul traffico e sui quartieri. Tuttavia, le critiche non si sono fatte attendere. Fratelli d’Italia contesta soprattutto il piano logistico: secondo il consigliere capitolino Federico Rocca, il vero problema non sarà solo l’impianto ma gli hub di stoccaggio e trasferimento all’interno della città (con preoccupazioni anche su aree come Villa Spada). L’opposizione di centrodestra teme un aggravio sulla viabilità, sul traffico dei mezzi Ama e sulle ricadute ambientali per i quartieri coinvolti.

Il livello di scontro si è ulteriormente alzato con l’iniziativa dei sindaci di centrodestra di Pomezia, Ardea e Ariccia. L’8 maggio 2026, presso l’Hotel Selene di Pomezia, il sindaco di Pomezia Veronica Felici (insieme ai colleghi e al senatore di FdI Marco Silvestroni) ha firmato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’obiettivo è ottenere l’annullamento (e prima ancora la sospensiva) dell’ordinanza con cui Gualtieri ha autorizzato l’opera. Il messaggio è chiaro: «Roma decide e i Comuni limitrofi subiscono: questo metodo è inaccettabile». I sindaci denunciano il posizionamento dell’impianto sul confine con i loro territori, con possibili conseguenze su salute pubblica, ambiente, risorse idriche, viabilità, valore immobiliare e attività turistiche e agricole. Una battaglia che, sottolineano, non nasce oggi ma prosegue da anni attraverso delibere, osservazioni tecniche e ricorsi.

Le città dell’hinterland romano sembrano essere diventate una “discarica” di problemi della Capitale. E’ di qualche anno fa, per esempio, la realizzazione dell’infausto campo rom di Castel Romano – una vera e propria città – su una superficie di circa 4 ettari al confine col comune di Pomezia, dove sono scaricati quasi 1600 rom, inaugurato nel 2005 dalla Giunta guidata dal sindaco Walter Veltroni.

Se da un lato i problemi vengono allontanati dalla Capitale sulle spalle dei comuni limitrofi, di senso inverso è la smania delle ZTL, la più esterna delle quali arriva a pochi km dal Raccordo Anulare e che si configura come una vera e propria cerchia di telecamere che sembra fatta per tener fuori le centinaia di migliaia di pendolari che dalle città attorno a Roma ogni giorno si riversano sulle consolari per venire a lavorare nell’Urbe. Lavoratori che saranno costretti a far ricorso all’insufficiente rete di trasporti pubblici – già carica oltremisura anche per i moltissimi immigrati che ne fanno uso, spesso gratuitamente – oppure dovranno cambiare auto, comprando modelli più nuovi, con la consapevolezza che dopo qualche anno arriveranno nuove regole a rendere obsoleti anche i veicoli più costosi, come di recente con l’ordinanza che rende l’accesso alla ZTL centro a pagamento anche per i veicoli elettrici.

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