Diego Fusaro: “Altro che Gramsci, oggi viviamo un’egemonia subculturale”

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fonte Diego Fusaro profilo Facebook

Rivoluzionario, umanista, nazionalpopolare. È Antonio Gramsci, tra i massimi pensatori del nostro novecento che nei suoi Quaderni del carcere, ha compiuto la riforma umanistica del marxismo, rompendo con ogni determinismo e meccanicismo. Affermando che la storia senza gli uomini non compie nessun passo. Tornando alla cultura umanistica, alla visione rivoluzionaria della cultura e della scuola nella formazione di un nuovo Leonardo Da Vinci, capace di andare oltre l’atomismo e la specializzazione entomologica dell’uomo contemporaneo. Una filosofia della prassi che porta avanti il progetto di una egemonia che si fonda con la connessione sentimentale tra popolo ed elite, nazionale e popolare, che bene è rappresentata nel nuovo libro di Diego Fusaro (Bentornato Gramsci, La nave di Teseo, pagg. 362 , 18 euro). Una grande esegesi del pensatore sardo che diventa la chiave di volta per interpretare la nostra società e decodificare i rapporti di forza insiti nelle finzioni della società dei consumi.

Cosa rende così attuale il pensiero di Gramsci nel nostro tempo?

A mio giudizio è particolarmente attuale per vari motivi, ma soprattutto sul piano ontologico perché decostruisce la mistica della necessità neoliberale, quella visione che il mondo sia privo di alternative, ma una morta positività, che sia da accettarsi come un rapporto di forza già dato ed indiscutibile. Mentre per Gramsci ogni visione è il prodotto di un processo, di una prassi, di una storia in essere. Defatalizzando l’esistente e restituendole la dimensione della possibilità e della volontà trasformatrice.

thierry ehrmann via Flickr

Quale è la principale differenza tra visione della cultura del mondo liberalprogressista, che si sviluppa attraverso il politicamente corretto, e quella gramsciana?

Gramsci ha teorizzato tra i tanti concetti fondamentali dei Quaderni del carcere quello di egemonia. L’egemonia è il dominio più il consenso. Ovvero un dominio che si esercita con il consenso e con la cultura. Oggi invece viviamo in una egemonia subculturale, che non usa egemonia culturale come quella dell’ideologia borghese e liberale del primo novecento, ma di una subcultura fatta di spettacolo mediatico e dalla cancellazione della cultura. Che si esercita negando l’idea stessa della cultura attraverso il politicamente corretto, che si traduce nell’eticamente corrotto, e la cancel culture.

Il politicamente corretto è la sovrastruttura del mondo neocapitalista globale?

Certamente si mostra come la sovrastruttura del mondo globale. Compiendo la santificazione ideologica dei rapporti del capitalismo finanziario. Il quale deve combattere contro la sovranità nazionale, denigrandola a fascismo per i suoi scopi, deve distruggere la famiglia rompendo ogni legame sociale per creare solo consumatori, delegittimando la famiglia come omofoba, paternalista e sessista, tramite il politicamente corretto. Che diventa il santificatore dell’immigrazione di massa, o deportazione di massa, che attraverso l’umanitarismo legittima la tratta di nuovi schiavi che diventano lavoratori a bassissimo costo sfruttati dal capitale.

Che rapporto c’è tra Gramsci e Marx e a quale parte del marxismo guarda il filosofo dei quaderni del carcere?

La grandezza di Gramsci nella sua lettura di Marx è di liberarlo dalle scorie del naturalismo, del fatalismo. Mostrandolo come una faglia sismica tra idealismo tedesco e positivismo anglosassone. Gramsci sviluppa in Marx la componente della prassi, quella delle tesi di Feurbach, dell’idealismo. Che abbandona il determinismo in nome di una visione della storia fatta dagli uomini. Mostrando la rivoluzione d’ottobre come una rivoluzione contro il capitale, sia nel senso di rivoluzione anticapitalista, sia come una rivoluzione volontarista contro la visione del Marx capitalista del Das Kapital.

Gramsci riforma Hegel, distaccandosi dall’attualismo verso una filosofia della prassi. Che cosa intende per filosofia della prassi Gramsci ed in questo quanto è lontano dalla visione di Gentile?

La tesi che ho sviluppato nel mio libro è quella per cui quello di Gramsci è un marxismo attuali stico. L’idea dell’essente come prassi ha un profondo legame con la filosofia di Gentile, poiché propriamente reale è l’atto del pensare. Portando avanti una filosofia dell’atto impuro, rispetto all’atto puro del pensare gentiliano. Una visione che riporta la filosofia nel concreto e nel reale. Poiché, come mi spingo a dire nel libro, Gramsci sta a Gentile come Marx sta ad Hegel.

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