Era nato il 22 luglio 1913, Gorni Kramer e quest’anno ricorrono i 30 anni dalla sua scomparsa. È stato uno dei più influenti musicisti italiani del XX secolo, celebre per il suo contributo al jazz, alla musica leggera e alla televisione italiana. Nato a Rivarolo Mantovano, in provincia di Mantova, era stato battezzato Francesco Kramer Gorni dal padre, appassionato di ciclismo, che gli aveva dato il nome di un campione americano famoso all’epoca, Frank Kramer, primatista mondiale di velocità nel 1912.
Con il suo nome d’arte ottenuto semplicemente invertendo il secondo nome e il cognome, che gli conferiva un’aria esotica, Gorni Kramer, ha lasciato un segno indelebile nella cultura musicale italiana grazie alla sua versatilità come compositore, fisarmonicista, contrabbassista, arrangiatore e direttore d’orchestra.
Gorni era figlio di un clarinettista e si avvicinò alla musica sin da bambino, imparando a suonare prima la fisarmonica e poi il contrabbasso, strumento nel quale si diplomò a soli 17 anni, nel 1930, al Conservatorio di Mantova. Nel 1933 costituì il suo primo complesso jazz, un genere allora emergente in Italia, nonostante la nota scarsa simpatia del regime fascista che lo considerava poco gradito. Nonostante tutto, Gorni lavorò intensamente, scrivendo alcune canzoni rimaste storiche – da “Ho un sassolino nella scarpa” a “Nella vecchia fattoria” – e facendo da pioniere in Italia dello stile swing.
Nelle sue canzoni più famose alcuni hanno voluto vedere una vena satirica verso il Regime: la celebre “Crapa pelada” (1935), su una filastrocca popolare milanese, sembra un riferimento al “crapun” per eccellenza, Mussolini. “Pippo non lo sa” (1940), pare volesse fare il verso ad Achille Starace, che con il suo piglio aveva impresso all’Italia fascista uno stile che spesso trascese nel grottesco. Eppure, Gorni non aveva mai fatto professione di fede antifascista (anche se, pare, fu massone), era solo un uomo a cui piaceva ridere e un esibizionista nato. In ogni caso, i suoi dischi piacevano al secondogenito del Duce, Vittorio, che ne scrisse recensioni positive apprezzando la sua capacità di fisarmonicista e arrangiatore.
Alla prova della guerra mondiale, dopo l’armistizio Gorni Kramer si trovò ad aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Non è mai stato chiarito come e perché, ma Gorni scrisse e collaborò con “L’Orizzonte”, il giornale della Decima Mas, non esitando a firmare i suoi pezzi. Forse non fu mai arruolato, e probabilmente si limitò a fare spettacoli per le truppe, anche perché, in uno dei tanti paradossi della guerra civile, durante il “ritorno alle origini” del Fascismo repubblicano il jazz uscì dalle maglie della censura, anche grazie all’intervento di Romano Mussolini (passato alla storia come uno dei più famosi e apprezzati jazzisti italiani). Così, Gorni Kramer, che prima della guerra aveva stentato a far decollare la sua carriera di jazzista, proprio durante la RSI poté sfoderare il suo talento. Tanto talento (e – chissà – qualche amicizia) che nel dopoguerra nessuno pensò mai di rinfacciargli la sua militanza repubblichina.
Evitando così le epurazioni, Gorni si trovò ad aprire delle collaborazioni che avrebbero fatto la storia della musica leggera italiana nel dopoguerra: Nel 1949 Gorni Kramer incontrò Garinei e Giovannini: per l’intero decennio successivo divenne autore musicale per le loro commedie musicali (fra le tante, “Gran Baldoria”, “Attanasio cavallo vanesio”, “Alvaro piuttosto corsaro”), creando canzoni destinate a entrare nell’immaginario collettivo come grandi classici: “Un bacio a mezzanotte”, “Non so dir ti voglio bene”, “Domenica è sempre domenica”, “Soldi, soldi, soldi”, interpretate da nomi di spicco dello spettacolo italiano, da Renato Rascel a Delia Scala e Walter Chiari. Scrisse anche alcune canzoni per lo Zecchino d’oro. In TV poi Gorni Kramer divenne celebre con il “Musichiere”, la cui sigla era proprio la sua “Domenica è sempre domenica” e avviò collaborazioni col Quartetto Cetra, Lelio Luttazzi e Johnny Dorelli
Inoltre Gorni Kramer si dedicò all’attività di produttore discografico, con la sua casa Combo Record (il cui nome è un omaggio ai complessi jazzistici delle sue origini, i combo, appunto) fondata insieme a Mario Trevisan, con la quale lanciò anche Tony Renis.
Con grande signorilità, avanzando negli anni, si ritirò progressivamente dalle scene, continuando a fare il discografico e partecipando sempre più come ospite d’onore a sempre meno trasmissioni televisive, fino alla celebrazione del suo giubileo, nel 1991, con uno speciale RAI – “Merci beaucoup Gorni Kramer”. Si spense 30 anni fa, nel 1995, lasciando registrate alla SIAE a nome di Gorni Kramer o di Francesco Gorni oltre un migliaio di canzoni, molte delle quali divenute intramontabili.


















