GREEN PASS E GIUSTIZIA, L’ANALISI DI FIDANZA

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Abbiamo intervistato l’On. Carlo Fidanza, eurodeputato alla seconda legislatura e Capodelegazione di Fratelli D’Italia al Parlamento Europeo. Giustizia, futuro del centrodestra e green pass obbligatorio sono i temi cardine trattati nella nostra conversazione.

Come valuta Fratelli d’Italia l’introduzione del Green Pass obbligatorio per poter condurre una vita sociale effettiva?

Il Green pass nasce a livello Ue per tornare a viaggiare facilitando la ripresa del turismo, senza più restrizioni e quarantene. Per questo la nostra delegazione al Parlamento Europeo e tutto il nostro partito, a partire da Giorgia Meloni, l’ha sostenuto convintamente. Trasformarlo in un lasciapassare obbligatorio per svolgere ogni attività della nostra vita quotidiana, persino quelle che fino ad oggi abbiamo svolto rispettando i protocolli di sicurezza (come andare al bar o al ristorante), è una scelta che non condividiamo. Peraltro si tratta di una scelta politica del governo Draghi, come di quello francese, non di una verità di fede. Tanto che molte altre nazioni, a partire da nostri competitor in campo turistico come la Spagna, si sono ben guardati dall’introdurlo. Il rischio è poi che il peso di questo provvedimento si scarichi ancora una volta su categorie che hanno già pagato un prezzo altissimo dalla pessima gestione della pandemia. Inaccettabile. Personalmente, pur non apprezzando l’ipocrisia per cui si pone un obbligo vaccinale surrettizio senza avere il coraggio di chiamarlo col suo nome, sarei persino arrivato a capire il green pass per grandi eventi in cui è difficile evitare assembramenti, prevedendo in loco postazioni per i tamponi. Ma così è una follia. 

Il vostro partito registra una crescita di consensi esponenziale e costante. Siete convinti di poter ambire ad essere il primo partito nazionale alle prossime elezioni?

Stiamo raccogliendo i frutti del lavoro incessante svolto con tanta abnegazione in questi anni. Quando siamo partiti a dicembre 2012 eravamo un manipolo di visionari intorno a Giorgia Meloni, oggi siamo un esercito di patrioti, una realtà imprescindibile nel panorama politico italiano ed europeo, un partito che già governa in tanti territori ed ambisce a farlo a livello nazionale, con una classe dirigente da fare invidia a molti. L’entità del consenso come sempre la decidono i cittadini italiani il giorno del voto. Ci hanno detto che, scegliendo di non sostenere Draghi, saremmo scomparsi e ci saremmo ridotti alla marginalità politica: non è andata così e oggi tutti sanno che dovranno fare i conti con le nostre idee e la nostra libertà di fare sempre ciò in cui crediamo.

Fratelli d’Italia ritiene fondamentale un profondo cambiamento all’interno del nostro sistema giudiziario. Pensate che la strada dei referendum, tracciata da Lega e Partito Radicale, sia una soluzione efficace?

Sicuramente la riforma Cartabia che tanto sta facendo discutere i grillini e la maggioranza di governo è un pannicello caldo, mentre la giustizia italiana necessita di un vero e proprio shock. I referendum possono essere un utile scossone anche se, dopo attenta valutazione, abbiamo deciso di sostenerne soltanto quattro su sei. In particolare ci preoccupa il quesito sulla prescrizione perché i suoi effetti rischierebbero di portare alla scarcerazione lampo di spacciatori e rapinatori, il che ovviamente cozza con la nostra impostazione e con il bisogno di sicurezza dei cittadini.

 Come prospetta il futuro del centrodestra al Parlamento Europeo? C’è bisogno di un avvicinamento tra i gruppi ed i partiti europei che condividono maggiormente ideologie conservatrici?

Voglio provare a ribaltare la questione. La cosa di cui c’è più bisogno è che il PPE torni ad essere alternativo alla sinistra anziché una sua succursale come avviene dall’inizio di questa legislatura europea. Questo consentirebbe di ipotizzare in prospettiva un nuovo bipolarismo europeo. Questa è la priorità, molto più che attardarci in discussioni politologiche su cosa avviene alla destra del PPE. Perché gira e rigira i voti alla destra del PPE, oggi divisi tra il gruppo ECR di cui Fratelli d’Italia è colonna portante e il gruppo ID, sono sempre quelli. Poi certamente, dal momento in cui il PPE non assolve più a questa sua missione storica, noi crediamo spetti ai Conservatori di ECR aprire le porte a quelle delegazioni del PPE che non accettano questa deriva.

 Che risultati si aspetta il suo partito dalla tornata elettorale del prossimo autunno?

Giochiamo per vincere, come sempre. Ci aspettiamo ottimi risultati del centrodestra e grandi soddisfazioni per FdI. C’è la partita delle grandi città che si presenta complicata ma abbiamo dalla nostra la compattezza della coalizione e candidati civici di prim’ordine, che ci consentono di compattare il voto di appartenenza ma anche di andare al di là dei confini elettorali della coalizione. Siamo molto fiduciosi. 

 All’interno dell’agorà politica e mediatica si discute molto del futuro della coalizione di centrodestra. Ritiene possibile l’avvento e la creazione di un partito unico, magari sulla scia del partito repubblicano americano?

Onestamente no, almeno non ora. Sarà che molti di noi di FdI ci sono già passati e siamo stati ben felici di rimetterci la poltrona pur di ricostruire una casa per le nostre idee, oggi preferiamo un centrodestra plurale capace di rappresentare più anime, storie e identità. Arriveremo alle elezioni politiche dopo la stagione Draghi, con FI e Lega al governo e FdI convintamente all’opposizione. Ipotizzare che possa nascere un percorso unitario da simili premesse mi pare francamente velleitario. I nostri elettori ci chiedono di governare insieme, non di fondere i nostri partiti.

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