Lotta ai tag, gli scarabocchi sui muri che degradano le città

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La notizia viene dalla Spagna: Madrid ha lanciato una sezione della polizia municipale (la Sepropur) che si occuperà di dare la caccia ai grafomani che imbrattano i muri della città, i cosiddetti “writer”. Un’iniziativa che segue la campagna di pulitura da graffiti e tag che ha coinvolto 560 mila metri quadri di muri e suppellettili vandalizzate. La nuova squadra si occuperà di indagare sugli autori dei vandalismi, per identificarli e assicurarli alla giustizia, sfruttando tecniche di grafologia, studio degli stili, sistemi di sorveglianza urbani e sui social. La procura madrilena deciderà poi se i grafomani saranno passibili di denuncia civile o penale, a seconda della gravità del danno.

In Italia il dibattito attorno a questa forma di vandalismo, che spesso viene giustificato come “street art”, è ancora indietro. E mentre la pittura murale – di cui il nostro paese è stato uno dei pionieri, insieme alle esperienze sudamericane col Futurismo e poi coi manifesti del Novecento – viene usata come scusa per il puro e semplice gusto di rovinare le cose, la presenza di scritte sui muri e suppellettili urbane è scientificamente correlato a un aumento del degrado sociale. Un rapporto che venne già individuato dagli studi di James Q. Wilson e George L. Kelling, pubblicati nel 1982, che portavano a compimento le tesi suggerite dal celebre sociologo Philip Zimbardo nel 1969. Wilson e Kelling chiamarono la loro teoria “delle finestre rotte”, partendo appunto dall’esperimento di Zimbardo: due auto identiche lasciate ai due estremi della stessa strada avevano sorte diversa nel momento in cui a una delle due veniva rotto apposta un finestrino. L’auto così guastata veniva percepita come res nullius e fatta segno di un crescente numero di vandalismi.

Wilson e Kelling, con altri esperimenti, giunsero alla conclusione che graffiti e sporcizia provocano un aumento generale del degrado e perfino della propensione alla criminalità, perché comunicano la percezione che la cosa pubblica sia in realtà abbandonata.

Queste teorie vennero ampiamente applicate durante il mandato come sindaco di New York, dal 1994 al 2001, da Rudolph Giuliani. Giuliani ha implementato diverse iniziative proprio per affrontare il problema dei graffiti, nello sforzo di ridurre la criminalità e migliorare la qualità della vita nella città.

Alcune delle iniziative di Giuliani per la lotta ai graffiti includevano la costituzione di squadre speciali, conosciute come “Clean Teams” o “Graffiti Busters”, composte da dipendenti della città incaricati di rimuovere i graffiti in tutto il territorio urbano. L’amministrazione Giuliani fu poi celebre per la politica di “zero tolleranza” verso i reati minori, inclusi i graffiti. Questo significava perseguire e sanzionare anche i trasgressori di reati relativamente minori per trasmettere un messaggio di rigore nella tutela dell’ordine pubblico. Giuliani ha sostenuto misure per ridurre gli spazi disponibili per i graffiti, ad esempio migliorando la sicurezza e controllando l’accesso ai siti noti per essere bersagli frequenti di atti vandalici.

L’amministrazione di Giuliani ha cercato di coinvolgere attivamente la comunità nella lotta contro i graffiti, incoraggiando i residenti a segnalare i luoghi colpiti e partecipare a programmi di volontariato per la rimozione. Queste misure, insieme ad altri sforzi più ampi per migliorare la sicurezza pubblica, hanno contribuito a una significativa riduzione dei reati a New York durante il mandato di Giuliani, anche se alcune delle sue politiche sono state oggetto di dibattito e critiche da parte della sinistra liberal.

La situazione di oggettivo peggioramento dello stato delle città italiane, con i graffiti che non risparmiano neppure i centri storici, imbrattandoli e riducendoli a brutte copie di ghetti da città americana, suggerisce che potrebbe essere il momento anche nel nostro paese di avviare un dibattito su questa piaga. Anche in considerazione della natura di gran parte del vandalismo a suon di graffiti: marcare il territorio da parte di bande correlate alle subculture rap e trap, spessissimo di matrice criminale. La campagna culturale intrapresa dal governo e dal Ministero della Cultura con la legge sull’imbrattamento dei monumenti a scopo di manifestazione può essere il primo passo per estendere la fattispecie e difendere così le città italiane da questa forma di degrado.

Foto: portone antico a Brescia vandalizzato dai writer. CC 4.0 SA by Wolfgang Moroder

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