Le tante anime dell’identità italiana

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Siamo un popolo complicato. Ma siamo un popolo. Litighiamo, siamo campanilisti, siamo sempre divisi in guelfi e ghibellini. Eppure è proprio questo che fa di noi degli italiani. Diversi dagli altri popoli, unici nella nostra contraddittorietà. Siamo la somma di una storia che ha tre millenni e di un territorio unico al mondo. Abbiamo una composizione etno-antropologica ben precisa e siamo un popolo bilingue, che da almeno 10 secoli accanto all’italiano standard usa tranquillamente i suoi cento e cento dialetti.

Ne hanno parlato docenti ed esperti in un convegno del Centro Studi Machiavelli alla Sala Tatarella della Camera dei Deputati. Patrocinato dall’onorevole Alessandro Amorese e organizzato grazie al contributo della Direzione generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali del Ministero della Cultura, il convegno ha visto docenti universitari come il filosofo Corrado Ocone, il politologo Fabio Torriero, il giurista Gioacchino La Rocca e lo storico Francesco Carlesi discutere coi ricercatori del Centro Studi – Marco Malaguti, Lorenzo Bernasconi ed Emanuele Mastrangelo, intervenuto nella doppia veste di caporedattore di CulturaIdentità e membro del Centro per presentare un dossier proprio sul tema dell’identità italiana.

Un incontro di studi stimolante e mai libresco, con vivaci scambi fra i convenuti nei due panel. Torriero e Ocone hanno evidenziato le difficoltà incontrate dall’Italia nel secondo dopoguerra, quando la sconfitta aveva messo le diverse anime politiche del paese di fronte alle tante contraddizioni dell’italianità. Contraddizioni politiche, spesso esacerbate da un complesso di inferiorità, autolesionismo ed esterofilia a volte perfino cavalcato da qualche fazione, e dai tentativi di ricostruzione dell’identità nazionale senza davvero voler fare i conti col passato comune. E il dibattito si è poi spostato nella contemporaneità, dove Torriero ha stigmatizzato il tentativo – ovviamente infruttuoso – di ricostruire un’identità politica italiana “come se volessimo costruire una casa partendo dai balconi”, e cioè sui sistemi elettorali, uno dei principali temi dell’agenda parlamentare degli ultimi trent’anni. Ma le sensibilità politiche in Italia sono variegate, “risentono ancora del proporzionale”, e finiscono costrette dai sistemi maggioritari a convivere in due blocchi di modello anglosassone anche quando le loro contraddizioni appaiono profondissime. Contraddizioni che Ocone e Malaguti hanno mostrato essere presenti spesso più all’interno delle singole famiglie politiche che non fra blocchi contrapposti (si pensi alla differenza fra un radicale di cento anni fa e un seguace della Bonino di oggi, dice Malaguti…).

Nella seconda tavola rotonda il focus si è spostato sull’identità italiana nella sua essenza meta-storica. Sono proprio le contraddizioni a rendere gli italiani quelli che sono, dice Mastrangelo. L’italiano è tanto più italiano quando protesta di non esserlo, per campanilismo. L’italiano è figlio di una storia ben precisa che ci insegna come le invasioni e migrazioni del passato non siano punto paragonabili a quelle di oggi, cosa che mette il decisore politico di fronte alla necessità di scegliere fra un blocco dell’immigrazione oppure l’accettazione che essa porterà inevitabilmente alla fine dell'”Italia” com’è stata costruita nella sua storia trimillenaria.

Tanto Carlesi quanto La Rocca hanno posto l’accento sull’importanza dei tentativi di sintesi della nostra storia politica per cementare l’identità italiana: Carlesi ha portato l’esempio di grandi storici come Volpe e De Felice e di un’Italia post-unitaria che lavorava per tenere insieme le sue anime nella consapevolezza delle loro grandi differenze. La Rocca ha toccato un tema caro a CulturaIdentità: quello del rapporto biunivoco fra territorio (o paesaggio, come lo chiama la Costituzione) e identità nazionale. Esso è creato dai suoi abitanti, plasmato dai contadini e dagli urbanisti, ma è anche ciò che plasma le popolazioni che vi vivono. Gli italiani sono la terra che abitano. La terra d’Italia è ciò che gli italiani hanno fatto di essa. Questo rapporto è consolidato da secoli di storia.

Unanime il consenso attorno al principale concetto emerso da tutti i relatori: l’identità italiana è reale ma anche fragile. E’ piena di contraddizioni, e queste stesse contraddizioni ne sono parte integrante, non la negano affatto: Marinetti diceva che l’Italia ha “tutte le forze e tutte le debolezze del GENIO”. Dunque, essa va difesa proprio da quei nemici che vogliono usare queste debolezze e queste contraddizioni come crepe in cui infilare cunei per spaccarla definitivamente.

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