L’Italia possiede un patrimonio culturale, storico e paesaggistico che ha pochi eguali al mondo. Una ricchezza che non vive soltanto nelle grandi città d’arte, ma nelle province e nei borghi che custodiscono una parte fondamentale della nostra identità. È anche da qui che passa una delle sfide dei prossimi anni: creare nuove prospettive per i giovani e rafforzare il legame con la terra in cui sono cresciuti.
Su questa ricchezza lavora da tempo la Fondazione Città Identitarie, mettendo in rete diverse realtà italiane e promuovendone la storia e la cultura. Festival e iniziative diffuse contribuiscono a far conoscere quell’Italia delle province che rappresenta una parte essenziale del patrimonio nazionale, portando alla luce peculiarità che spesso restano lontane dai grandi circuiti culturali.
Le più recenti analisi del CNEL sulla mobilità delle nuove generazioni richiamano l’attenzione sulla necessità di rafforzare la capacità dell’Italia di attrarre e trattenere giovani e competenze. Il lavoro e le prospettive professionali hanno naturalmente un peso, insieme alla qualità della vita e alla possibilità di immaginare il proprio futuro nel territorio in cui si è scelto di vivere.
La questione riguarda quindi anche il rapporto tra i giovani e la provincia italiana. Vivere lontano dalle grandi aree urbane può offrire una dimensione diversa, nella quale la qualità della vita, le relazioni e il senso di appartenenza assumono un valore particolare. Perché questa possibilità sia concreta, i centri più piccoli devono continuare a offrire spazi nei quali lavorare, avviare un’attività e costruire il proprio futuro.
In questo scenario, il patrimonio locale può avere un ruolo centrale. Cultura e identità possono sostenere la crescita economica, favorire nuove attività e contribuire all’attrattività delle aree meno centrali. Tutelare ciò che rende riconoscibile una comunità vuol dire anche darle gli strumenti per continuare a crescere.
Anche la capacità di creare legami tra esperienze diverse può fare la differenza. Un piccolo centro, preso singolarmente, può incontrare maggiori difficoltà nel far conoscere ciò che offre. Una rete consente di condividere esperienze, dare maggiore visibilità alle iniziative locali e costruire una presenza più forte oltre i singoli confini geografici. È in questa dimensione che il lavoro di Città Identitarie può contribuire a dare voce a una parte fondamentale del Paese.
I dati demografici mostrano quanto il tema sia attuale. Nel 2025 nelle aree interne italiane vivono circa 13,3 milioni di persone e, secondo lo scenario demografico mediano dell’Istat riportato nello studio, nel 2050 potrebbero essere 11,8 milioni. Una tendenza che rende ancora più importante investire sulla capacità di queste aree di guardare al futuro.
La provincia italiana conserva inoltre un tessuto sociale costruito nel tempo, fatto di relazioni, memoria e appartenenza. Far conoscere un borgo, sostenere le attività che vi operano e dare spazio alle sue iniziative aiuta a mantenere forte il rapporto tra le persone e la propria terra, creando allo stesso tempo nuove occasioni per farla conoscere.
Questa dimensione ha accompagnato per secoli la storia italiana e conserva ancora oggi un grande valore. Le identità locali, con le loro differenze e peculiarità, compongono insieme un patrimonio nazionale che trova proprio nella sua varietà uno dei suoi elementi più preziosi.
L’Italia delle province custodisce una ricchezza enorme. Metterla in luce e darle voce significa investire sul futuro del Paese, partendo da quelle comunità che continuano ogni giorno a custodirne e raccontarne l’identità.

















