Il mio volo ribelle tra sberleffi, sorrisi ed eroismi

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Quando si parla di artisti italiani che amano la propria Patria non può non essere presente Enrico Ruggeri. Uomo coraggioso e controcorrente, sempre eclettico, curioso e incisivo, ci porta in viaggio tra calcio, musica e letteratura come soltanto lui sa fare.


I paladini del pensiero unico affermano che in un mondo globalizzato non ha più senso parlare di patria, sei d’accordo?

Ovviamente sì, ma evitando il senso “nostalgico”: la “Patria” per me è una grande famiglia composta da persone che condividono
valori e radici culturali.

Qual è il pantheon dei patrioti italiani per Enrico Ruggeri?
Dante e Manzoni ci hanno dato una lingua, gli eroi del Risorgimento hanno aggiunto cuore e appartenenza, Giuseppe Verdi e gli altri musicisti dell’Ottocento hanno portato l’Arte, assieme a grandi scrittori, pittori, scultori: insieme hanno dato all’Italia un ruolo predominante nel mondo.


A proposito di Verdi, qual è la sua grandezza musicale?
Giuseppe Verdi ha saputo dar spessore ai sentimenti di un popolo, scrivendo musiche immortali ma con melodie accattivanti
anche per il popolo, fino a quel momento tenuto ai margini dei grandi momenti culturali e musicali.

A d’Annunzio hai dedicato una splendida canzone sul volo su Vienna. Come è nata?
Il volo su Vienna è stata la più grande manifestazione di italianità della Storia: troviamo coraggio, incoscienza, sberleffo, sorriso, in un tripudio di eroismo non violento.


Secondo te, avremmo bisogno di un nuovo gesto così geniale?

Oggi i gesti geniali vengono subito condannati e stroncati dalle masse bercianti del web: io ne so qualcosa…

Di recente, per cosa ti hanno attaccato gli odiatori da tastiera?
Essendo stato il primo a mostrare perplessità verso lockdown, divieti e restrizioni, e l’unico, almeno inizialmente, a difendere il diritto alla musica e a parlare delle umiliazioni inflitte alla nostra categoria si è scatenata un’aggressione da parte di chi, pur di difendere il governo e l’establishment, mi ha additato come pericoloso reazionario. Il tempo ha dimostrato che io avevo ragione e loro avevano torto.

Il vate inventa lo scudetto tricolore sulle maglie della nazionale di calcio, è stato anche anticipatore della grande metafora del calcio come senso di patria?
Il calcio, che ci piaccia o no, ha compattato più volte il nostro Paese. A chi non fosse convinto consiglio di andare all’estero e seguire una partita della Nazionale in mezzo ai lavoratori italiani.


E nella squadra di Mancini chi ti esalta di più?
Mi piace il senso del collettivo che Roberto è riuscito ad infondere nei suoi ragazzi: quando ti dimentichi che stai tifando per un giocatore che non appartiene alla tua squadra del cuore vuol dire che chi guida la Nazionale è riuscito nel suo nobile
scopo.

Se dovessi fare la formazione top della nazionale di tutti i tempi, chi metteresti in squadra?
Zoff Burgnich Facchetti Tardelli Baresi Scirea Conti Mazzola Rossi Rivera Riva

Nessun giocatore degli ultimi venti anni, nemmeno in panchina…
In effetti Roberto Baggio e Francesco Totti meriterebbero almeno una lussuosissima panchina…

A proposito di politicamente corretto si è creato un polverone un mese fa sul caso di Aurora dei Jackal alla quale sarebbe stato impedito di sedersi al tavolo della nazionale cantanti perché donna. Ci racconti come sono andate esattamente le cose?
Ormai i fatti sono oggetto di dibattimento in tribunale. Posso solo notare come oggi il web, se usato ad arte, possa veicolare
notizie false creando terribili psicosi di massa.


E dei vari inginocchiamenti antirazzismo agli europei di calcio che pensi?
Sono favorevole alle prese di posizione da parte dei personaggi pubblici, calciatori compresi: il problema è che ci si inginocchia
sempre per qualcuno e non per qualcun altro.


Ti riferisci a una vicenda in particolare?

Gli episodi davanti ai quali inginocchiarsi sarebbero purtroppo decine: ho visto una reazione più che tiepida sull’episodio di
Saman, così come ho notato che ci sono casi giudiziari di serie a ed altri, come quello di Chico Forti, inspiegabilmente relegati in fondo alle agende, senza manifestazioni di solidarietà


Tu stai alla nazionale cantanti come Pasolini stava alla nazionale attori, tanto impegno, passione e solidarietà, quali sono gli obiettivi e le serate memorabili che avete raggiunto?
100 milioni di euro raccolti, serate memorabili con gli stadi pieni, l’incontro con i grandi della Storia, da Gorbaciov al Dalai Lama, da Peres ad Arafat, il piacere di avere coinvolto personaggi come Pelé, Maradona, Michael Jackson, Richard Gere.

Ci racconti un aneddoto particolare, cosa ti ha colpito?
La tranquillità interiore del Dalai Lama, incrollabile nei principi e nelle condanne ma garbato nei modi, mi ha coinvolto e sconvolto. Ho visto su di lui un’aula che lo rendeva superiore a tutti quelli che aveva davanti a sè.


Si torna finalmente dal vivo tra gli spettatori dopo 1 anno e mezzo di buio, cos’è il pubblico per te e su quali palchi ti vedremo?
Brindo alla fine di quel ridicolo scempio rappresentato dai concerti in streaming. La musica dal vivo è condivisione, energia,
comunione di anime e, in molti casi, cultura: i musicisti non sono “quelli che ci fanno divertire”, sono anime nobili da rispettare e tutelare.

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