Il monumento di San Tommaso di Giuliano Vangi a Roccasecca

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Il San Tommaso, alto 9 metri, in marmo bianco di Coreno Ausonio, è commissionato dal Comune di Roccasecca, durante il sindacato dell’Arch. Antonio Abbate, allo scultore Giuliano Vangi (Barberino di Mugello, 1931), vincitore del concorso al quale avevano partecipato una cinquantina di artisti. La commissione era composta dai critici Gabriele Simongini e Martina Corgnati, Fabrizio Carli e Floriano De Santi.

Le alte finalità del concorso indetto dall’Amministrazione comunale si collegavano a quelle del progetto di ampio respiro di valorizzazione culturale e di rilancio turistico di questa zona, a sud di Roma, ricca di tradizioni culturali di rilevanza nazionale: un progetto lungimirante centrato sulla figura di san Tommaso nato a Roccasecca. Elevato a dottore della Chiesa da Pio V Ghislieri nel 1567, san Tommaso, diventa patrono delle scuole e delle università per imposizione di papa Leone XIII Pecci, il quale con l’enciclica Aeternis Patris del 1879, aveva stabilito la centralità della filosofia scolastica e in particolare tomista nei percorsi di studi superiori.

Giuliano Vangi era già artista di fama internazionale. Aveva vinto il prestigioso Premio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei nel 1998 e poi il Praemium Imperiale del Giappone per la scultura nel 2002, che prima di lui erano stati conferiti anche a Umberto Mastroianni di Fontana Liri. Il Giappone gli aveva dedicato un museo all’aperto.

Vangi presenta al concorso un bozzetto (disperso, noto attraverso una foto e ammirato nel 1999 da padre Busa) e due disegni, concessi dal Comune di Roccasecca, in comodato nel 2014 alla Fondazione Umberto Mastroianni di Arpino, che all’epoca dirigevo sotto la presidenza dell’Arch. Antonio Abbate.

Nelle intenzioni della Fondazione vi era la volontà primaria di rendere accessibile e fruibile un preziosissimo patrimonio allora ignorato, e contribuire alla conoscenza e alla valorizzazione della figura del Santo, del monumento, del suo artefice, con un occhio alle prospettive di crescita e sviluppo, alle ricadute sul territorio in termini di potenziamento del settore turistico.

I disegni di Vangi rappresentano la figura del Santo ascetica, asciutta, immobile, allungata nel suo saio, su un alto basamento e con poche varianti, si ritrova nel monumento, inaugurato nel 2005. Posto all’ingresso del cimitero di Roccasecca, era stato in realtà pensato per essere collocato sul monte Asprano che Vangi aveva scalato e dal quale aveva tratto ispirazione.

La figura è esile contrariamente all’iconografia tradizionale. Sul saio non è scolpito il sole, simbolo di Sapienza divina e attributo principale del Santo. Il sole è evocato dallo sguardo del Santo.

L’apparente disarmonia delle forme del corpo, le mani molto grandi, i piedi immobili fissati al suolo come radici, il volto dal profilo appuntito e aguzzo, con gli occhi, naso e bocca dilatati, ingigantiti, sono una scelta stilistica legata solo in parte alla fruizione nel luogo in cui era destinata l’opera e rimandano alla cultura figurativa dell’artista nutritasi dell’arte rinascimentale toscana, da Donatello a Giovanni Pisano, giusto per fare qualche nome tra quelli citati dallo stesso Vangi.

Il tema centrale della scultura di Vangi è l’uomo. “Non c’è altro che l’uomo” sostiene Vangi, “con le debolezze, le grandezze, le malinconie, le tragedie e le sue gioie.”… l’uomo non è solo un involucro. È l’intelligenza, “luce che viene dall’alto”, secondo le parole di Benedetto XVI.

Vangi rappresenta la figura di san Tommaso come giustapposizione di tanti volumi, forme semplificate, innestate tra loro e collegate da giunture. E proprio nei collegamenti tra le forme monolitiche risiede la vita delle forme. Fondamentale è la scelta del materiale.

Vangi padroneggia le tecniche. Sa lavorare il legno, la terracotta, la pietra, i marmi e i metalli. Ma è il soggetto a condizionare la scelta del materiale.

Per il San Tommaso di Roccasecca, il bianco marmo locale accentua la spinta e lo slancio verso il sole, richiamando l’idea di claritas, di luminosità intrinseca alle cose, qualità attiva, emanazione che parte dal basso e dall’interno. La bellezza nell’estetica tomista è una qualità intrinseca o per dirla con Umberto Eco, radioattività dell’elemento formale.

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