Il Soviet dell’UE vuole Draghi al Quirinale

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La vera novità dell’attuale scenario politico non è la compressione di diritti ma la quasi completa adesione della Nazione alle scelte di un Presidente del Consiglio e di un esecutivo non eletto e che non deve rispondere a programmi elettorali e dunque al “patto” proposto agli elettori. E’ certo che la prevalenza del potere in momenti di incertezza, il suo esercizio giochino un ruolo ma il pressoché totale appoggio dell’elettorato trasversalmente composto non lascia dubbi: è accettazione , abbastanza uniforme, di un modello di pensiero e sociale. Modello che arriva dall’esterno, nel quale la struttura economica produttiva , di detenzione e creazione del capitale è distorta e la prospettiva ribaltata: il capitale non è più funzionale come un tempo agli scopi della Nazione ma al contrario sono gli stati – meglio se non sovrani, senza una Banca Centrale , e non conservatori – ad essere strumento funzionale di un capitale finanziario ipertrofico in grado di sorpassare in ricchezza le nazioni .

Assunto che il potere forte economico è sempre esistito , è inevitabilmente in forma variabile politicamente diretto e caratterizzato per adattarsi con efficacia a Sovrani e diversi colori politici governanti , nomi e cognomi di poteri forti e delle loro tecnicità è a nostro avviso fuorviante. E’ -forse- più interessante considerare come le determinanti siano profondamente radicate nel progressismo, nel modernismo che ne sono responsabili: dunque una “idea debole” che giunge dalla fine delle guerre di religione del 1570 e dall’illuminismo , assurta a forte per insipienza negli ultimi decenni di conservatori o per attivismo di neo-conservatori liberisti nell’eccesso, sicchè assolutamente identici ai progressisti.

L’Italia del secolo scorso è – con tutte le nuances – un discreto esempio di come operare in termini di governo nel favorire il consolidamento di un forte capitale privato a sviluppare la Nazione, capitale ai tempi ancora non “ipertrofico ” in quanto assai Industriale e non aumentato a dismisura come ora attraverso -anche- l’utilizzo non saggio di leve finanziarie speculative e non a protezione del capitale, invece che dell’uso operativo di “real money”. Lasciamo ai veri storici dell’economia il dettaglio, ma notiamo che la creazione della prima “conglomerate” al mondo – l’IRI – e le Banche di Interesse Nazionale erano egregie creazioni e partecipazioni di Stato e che per molti decenni fonte di sviluppo e stabilità del paese: la dialettica con i poteri economici privati non era ostacolata, anzi.

Ma se un vero potere forte vuol essere individuato questi è l’Unione Europea; il Sovrastato EU non differisce molto dalla Unione Sovietica: ideologica di base , dove l’ideologia economica è la Economia Sociale di Mercato tedesca e come etica di riferimento quella protestante. Non certo la Cattolica tradizionale. E non perchè la Cattolica non ne avesse la possibilità avendone invece il primato , come ci ricordava pochi mesi fa il Prof. Forte , facendo cenno al forte ruolo in questo senso nel credito bancario – prima della gestione comunista- del Monte dei Paschi di Siena e di altri istituti .

Le ideologie si ramificano in “fads” di applicazione violenta , la transizione ecologica, sempre benevolenti ma al costo di moltissimi altri nella comunità e a vantaggio di pochi sistemi industriali da rinnovare come quello tedesco .
La sintesi: il Sig. Presidente del Consiglio è uomo di apparato con credibilità a Bruxelles e altro non fa che aggiungere di suo – ad juvandum altera parte- ciò che è nel mandato ricevuto da Rue de La Loi. E meglio a questo fine farà per il dante causa ,se sovrano per sette anni.

Lo scenario politico attuale è quanto di meglio il Soviet-Commissione-EU desideri: lo sviluppo dell’economia è bloccato, controllato, in condizioni disastrose; i vincoli esterni oramai indissolubili sono il cancello sbarrato a qualsiasi cambio di colore politico. Lo dicevamo ad Aprile dello scorso anno, e più volte in seguito, ma era ancora come ipotetica eventualità.
Ora è certezza e lo ripetiamo: per l’Italia non c’è piu’ ritorno.

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