Lo scorso Solstizio d’Estate il borgo piemontese è stato teatro di un denso festival culturale dove grandi nomi hanno portato fra la gente poesia e geopolitica, giornalismo e tecnologia
Si è tenuto dal 20 al 22 giugno 2025 a Carmagnola, Città Identitaria a due passi da Torino famosa per i peperoni e ora anche per le idee che girano come in un’eterna ruota del samsara. «Samsara», termine sanscrito che indica l’eterno ritorno, è il titolo scelto per la rassegna culturale organizzata dal Comune di Carmagnola con il sostegno dell’Assessorato regionale alle Politiche Sociali e la direzione artistica del giornalista Sebastiano Caputo. L’iniziativa ha trasformato il centro storico in un laboratorio a cielo aperto di dibattiti, libri e confronti.
L’idea è nata per coinvolgere la comunità – associazioni locali, terzo settore, giovani – rendendo la cultura non un monologo, ma un dialogo vivo. Oltre 30 relatori, location sparse come il Cortile del Comune (per i dibattiti accesi), il Castello (per le presentazioni letterarie) e altri angoli del borgo, definiti poeticamente “soglie del pensiero”. Il programma è stato un mix eclettico che ha spaziato dalla geopolitica alla tecnologia, dalla poesia al dibattito politico fino alla tifoseria calcistica con Lamberto Ciabatti che presentava “Ultras. Ogni maledetta domenica vincere o perdere non conta”. E ancora il ricordo del «Cavaliere Diavolo», Amedeo Guillet, con il figlio dell’eroe, e le storie (vere) del noir piemontese, con il cavaliere senza testa raccontato da Massimo Novelli e Stenio Solinas. Si è volato alto con la filosofia di Augusto del Noce spiegato da Luciano Lanna e Lucrezia Ercoli e il dibattito su tecno-destra e tecno-sinistra con Giulia Bonaudi, Guerino Nuccio Bovalino, Vincenzo Sofo, e Lorenzo Castellani. Poi, come detto, tanta geopolitica, vista anche la vocazione di Sebastiano Caputo, fra comunicazione e attualità, con Dario Fabbri, Edoardo Cigolini e Sara Abram, Francesco Semprini e Claudio Gallo. E dalla poesia e sacro, con Davide Brullo e Fabrizia Sabbatini alle frontiere della tecnologia con Giuseppe De Ruvo e Alessandro Aresu che hanno esplorato il confine sottile tra intelligenza artificiale e coscienza, mentre l’evoluzione industriale del Piemonte di Olivetti è stato al centro dell’incontro con Juan Carlos De Martin e Andrea Tendola. Scoppiettante – e non poteva essere altrimenti – Vittorio Feltri intervistato da Ginevra Leganza che è partito dal «mestiere del menga» del fare il direttore di giornale per sviscerare lo stato della comunicazione in Italia.



Innumerevoli i momenti di confronto con scrittori e pensatori italiani, fra i quali gli incontri con Giuseppe Culicchia, autore di «Uccidere un fascista» e Marcello Veneziani, che ha parlato del suo «Senza Eredi». Accanto ai quali la sezione «Eventi off» ha permesso al pubblico di avvinare gli autori, mentre dopo il festival si è tenuto un forum per le associazioni locali il 26 giugno.
Carmagnola, città identitaria, candidata Capitale italiana del libro 2026 e “Città che legge” dal 2018, ha accolto tutto con entusiasmo: storie di personaggi illustri piemontesi, riflessioni su eccellenze nazionali e un focus su partecipazione civica e l’abbattimento delle barriere architettoniche per rendere la città sempre più accessibile sono stati ospitati nelle splendide cornici della città storica: il Cortile del Comune, l’Antica Torrefazione e l’edificio dell’Ex Mendicità Istruita. «Carmagnola ha accolto entusiasticamente questa rassegna – dice il sindaco Ivana Gaveglio – e la candidatura a Capitale italiana del libro per il 2026 è la testimonianza della grande fame di cultura dei carmagnolesi». Una rassegna che ha spaziato anche nello spettacolo con concerti come quello dei «Magasin du Café», ensemble eclettico che mescola violino, chitarre, fisarmonica, synth, percussioni, basso, lap steel: una danza ipnotica tra rock, folk, prog e suoni ancestrali.
«Un vero tour de force – scherza Alessandro Cammarata, vicesindaco del borgo piemontese – per l’incredibile densità di eventi e personalità che sono affluite a Carmagnola. E il successo dell’iniziativa ci premia ancora di più proprio per la complessità dell’organizzazione».

















