Il ritratto di Leone XIV a S. Paolo: dalla tela di Rodolfo Papa al mosaico

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Rodolfo Papa con il ritratto di Leone XIV - foto dal sito di Rodolfo Papa

Abituati da decenni ad “arte” che ha bisogno del cartellino sotto per spiegare che è arte (altrimenti la donna delle pulizie del museo fa giustizia…), il magnifico clipeo – il ritratto tondo – di papa Leone XIV alla Basilica di San Paolo fuori le mura è una vera boccata d’aria fresca.

Realizzato secondo tradizioni plurisecolari dallo Studio del Mosaico Vaticano della Fabbrica di San Pietro, il lavoro è stato basato sul bozzetto realizzato olio su tela da Rodolfo Papa, pittore e scultore, teorico, storico e filosofo dell’arte, accademico ordinario della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon nonché presidente dell’Accademia Urbana delle Arti.

Non una semplice traduzione in pittura del volto del Santo Padre – spiega lo stesso artista in un’intervista a Vatican News – ma uno studio delle espressioni di Prevost, a partire da quella che più di tutte ha colpito Rodolfo Papa, nei momenti immediatamente successivi all’elezione, quando il neo-pontefice si è affacciato dalla loggia di San Pietro per benedire il popolo dei fedeli in trepidante attesa.

Foto dal sito di Rodolfo Papa

Introspezione psicologica, ma anche tecnica. Spiega Papa, infatti, le accortezze rese necessarie dalla particolare natura dell’opera d’arte finale: un tondo musivo di 134 cm, applicato a 13 metri d’altezza (praticamente al 4° piano di una palazzina…) e che verrà ammirato dal basso, da almeno una ventina di metri di distanza. Una posizione che impone all’artista una perfetta conoscenza delle tecniche per evitare che i tratti dell’opera finale si impastino e risultino inintelligibili agli sguardi. Un doppio problema per Papa, che doveva realizzare il suo bozzetto considerando sia il risultato finale che il lavoro che i maestri mosaicisti avrebbero dovuto eseguire a partire dal suo ritratto.

Il Santo Padre con il risultato finale ottenuto dai mosaicisti vaticani sul ritratto di Rodolfo Papa (Vatican News)

Rodolfo Papa si è spesso confrontato con l’arte di Chiesa: non ritrattistica, come nel caso del clipeo del Pontefice, ma propriamente arte sacra. Opere e cicli pittorici di Papa impreziosiscono la Cattedrale di Bojano, le basiliche romane di Sant’Andrea della Valle e di San Crisogono, la chiesa di San Giuseppe dei Teatini a Palermo e la Cappella del Perdono nella chiesa del SS. Sacramento a Tor de’ Schiavi (Roma), ma anche in Kazachistan, nella cattedrale di Karaganda. Definito dalla rivista online “Pickline” come “un artista rinascimentale nel vero senso del termine”, Papa si inserisce nel solco di quegli artisti che hanno deciso di non recidere il cordone ombelicale con la tradizione, lasciando che la bellezza, le proporzioni e i simboli continuino a restare la bussola di ogni opera d’arte, anziché i vezzi (più “spintanei” che spontanei) del mercato. Anche perché, spiega lo stesso Papa, “L’arte sacra ha il compito di servire con la bellezza la sacra liturgia”, e non può esserci dunque la solennità che la liturgia richiede senza un’arte che sia anche bella nel senso classico, non viziato dal relativismo contemporaneo, del termine.

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