In Calabria ci privano della libertà

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Foto di Engin Akyurt da Pixabay

Questa scelta scellerata dai fini politici merita una risposta. I calabresi non meritano la zona rossa, in Italia ci sono regioni con problematiche molto più serie ma oggi non sono zona rossa. Troppe cose non tornano, credo sia giunto il momento che i calabresi facciano sentire la loro voce. In queste settimane pochissime categorie professionali hanno anticipato iniziative per scongiurare questa scelta scellerata. La politica regionale, probabilmente debole e sonnecchiante, ha lasciato solo il suo presidente f.f. Nino Spirlì con un fardello troppo grande; i parlamentari calabresi targati PD e Cinque Stelle hanno pensato che fosse più utile una zona rossa al fine di posticipare il più possibile l’elezioni regionali, così da costruirci sopra una campagna elettorale carica di speculazioni e fandonie tutto a vantaggio della loro parte politica.

Escluso Wanda Ferro e qualche altro, anche i parlamentari di opposizione non hanno inteso quanto fosse utile questa battaglia per il bene dei calabresi. Per non parlare dei sindacati, associazioni di categoria e ordini professionali che troppo spesso strizzano l’occhio al potere politico, manifestando in modo plateale un servilismo politico che, in Calabria, non ha mai smesso di esistere.

Appare ancora più surreale che una regione, dove la sanità è commissariata da sempre dal Governo nazionale, con soggetti dalle dubbie capacità in ambito sanitario-amministrativo, debba subire non solo una condizione da terzo mondo della sanità pubblica, ma anche la privazione della libertà.

Non si può continuare così, non si può privare una popolazione innocente nel nome di un fantomatico diritto alla salute in una regione dove questo diritto non è mai stato garantito. Con queste scelte di Conte e company si sferrerà il colpo finale ad un territorio dalla fragile economia, tutto a vantaggio di speculatori politici e dei poteri criminali.
Che qualcuno convochi l’adunata in una battaglia per la libertà e la sopravvivenza.

A prescindere dall’idea che ciascuno di noi si sarà opportunamente fatta, questa decisione è un pugno in pieno viso, doloroso e violento, che viene sferrato alla Calabria ed ai calabresi che si ritrovano privati delle loro libertà per colpe che non gli appartengono.

La decisione di dichiarare zona rossa la Calabria, infatti, non nasce dal dramma della pandemia in atto, che nel nostro territorio resta comunque con un’incidenza che potremmo definire rassicurante e comunque meno preoccupante di molte altre regione, ma scaturisce dalla triste colpevole considerazione che la Calabria non sarebbe in grado di gestire una ipotetica impennata di positivi per assenza di strutture sanitarie in grado di reggere l’urto. È una decisione che colpisce i calabresi per colpe che non sono dei singoli cittadini, ma rappresentano il più scandaloso fallimento di una classe politica che ha maltrattato, umiliato, offeso un’intera regione. Fino a ieri, quando per l’ennesima volta ha reiterato il provvedimento di commissariamento della sanità in Calabria.

Una gestione inetta ed irresponsabile, che si è lasciata irretire da comparaggi e loschi interessi consentendo l’infiltrazione della ‘ndrangheta che ha prima portato ad un ultra decennale commissariamento, quindi, lavandosene le mani, ha consentito a commissari venuti dall’esterno, privi della più minima conoscenza del territorio e soprattutto sprezzanti giudici preconcetti di un sistema malato, soprattutto loro, questi fantomatici commissari, hanno contribuito a ridurre la sanità calabrese ad un disastro che ha portato questi offensivi risultati impendendo che i rappresentanti dei calabresi potessero agire per proprio conto, seppur il risultato sia oggi questo sfacelo.

Quanto accaduto ieri, con la doppia decisione del governo centrale, di reiterare il commissariamento ed istituire la zona rossa è un golpe di stato contro i diritti e le libertà dei calabresi ed è la conferma che nessuno – nessuno a prescindere dallo schieramento politico di appartenenza – è capace di rappresentare nelle stanze romane gli interessi della Calabria ed è in grado di farsi ascoltare, se mai qualcuno abbia tentato.

Sono e mi sento calabrese. Posso ancora sentirmi italiano?

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