L’approvazione del ddl Zan è distopia?

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Chi in questa fase storica evoca scenari da distopia non è forse così spregiudicato come qualcuno, tra i banchi della maggioranza, vorrebbe far credere. Lo testimonia, per esempio, quanto avvenuto ieri tra Palazzo Chigi e Montecitorio. Il combinato disposto tra Dpcm e approvazione del ddl Zan si è configurato come un’incursione dello Stato nei confronti dell’infanzia. Se con l’ennesimo decreto con il quale si intensificano le restrizioni anti-Covid viene imposto ai bambini di elementari e medie di indossare la mascherina «anche quando sono seduti al banco», ovvero per tutto il tempo trascorso a scuola, con la legge contro l’omofobia è passato un emendamento che prevede iniziative educative a tinte arcobaleno in ogni scuola d’ordine e grado, in particolare in occasione della Giornata contro l’omofobia, che si celebra il 17 maggio.

Dopo essere stati privati del diritto all’attività sportiva con la chiusura dei centri ad hoc imposta dal precedente Dpcm, i bambini vengono ora limitati nella possibilità di relazionarsi tra loro dovendo indossare la mascherina per tutto il tempo in cui sono a scuola. Eppure tanto dovrebbe essere stato fatto (si ricordino, a tal proposito, i danari spesi per i banchi monoposto) per garantire il distanziamento fisico nelle aule. Eppure risuonano ancora le indicazioni dei medici, durante la prima ondata, ad indossare le mascherine solo se si è malati. Eppure il virus nelle scuole circola pochissimo (i focolai erano il mese scorso il 3,8% del totale). Alla luce di questi tre “eppure”, non si capisce la necessità di introdurre un tale obbligo limitante e molesto nei confronti dei bambini, già sottoposti a uno stress a causa della pandemia.

E come se non bastasse la mascherina, il governo sfodera anche il bavaglio. Tanto è stato detto e scritto sugli aspetti liberticidi e totalitari del ddl Zan. Ma oltre a reprimere, la legge in questione punta pure ad educare. O forse a ri-educare. L’emendamento proposto e votato ieri dalla maggioranza vuole che il dibattito sull’omofobia e sulla transfobia, dunque temi sensibili quali le scelte sessuali degli adulti, venga introdotto finanche nelle scuole di primo grado. Dov’è finito l’articolo 30 della Costituzione il quale stabilisce che è «dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli»? Ora, con l’approvazione di questo emendamento, sorge spontanea una domanda: funzionari dello Stato, se non addirittura esponenti delle comunità LGBT, andrebbero a sostituirsi alle madri e ai padri facendo brandire ai loro figli la bandiera arcobaleno? Domanda che evoca una sinistra sensazione di retorica, mentre i fautori di questa legge definiscono tutto ciò una conquista di civiltà. Forse intendono una civiltà degna del Socing di orwelliana memoria.

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2 Commenti

  1. Certamente domanda retorica. Ma, se i genitori sono preoccupati veramente per il potere quasi inarrestabile del nazismo arcobaleno, non devono fare altro che anticipare i tempi sull’educazione massonico-scolastica e preparare e corazzare i propri figli con una pre-educazione prima dell’indottrinamento e una contro-educazione parallela per tutta la sua durata (i figli vivono a casa con i genitori e la mattina vanno a scuola, non viceversa), avvisandoli in anticipo di cosa verrà detto loro a scuola e del perché verrà detto. Almeno fino a quando nuove leggi statali, di cui ovviamente si parlerà sempre più frequentemente, non punteranno a togliere i figli ai genitori non sottomessi alla Gaystapo queer-inclusivoide.

  2. Non è distopia, è fare il “lavoro” che gli ordinano le logge massoniche. Dalla legge sul divorzio, all’aborto, alle unioni omomosex, tutte leggi volute dalla
    massoneria, infame setta luciferina, per distruggere la
    società tradizionale cristiana.

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