La pandemia non diventi pretesto per l’autoritarismo

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Caro Presidente Sergio Mattarella,

Le scriviamo per esprimerle la nostra preoccupazione per le libertà sospese in Italia, tante, troppe e da troppo tempo. Per farlo facciamo nostre le parole del premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa: «Che la pandemia non diventi un pretesto per l’autoritarismo».

Non possiamo fare a meno di notare che mentre «gli operatori della sanità pubblica e privata combattono valorosamente contro il coronavirus, molti governi dispongono misure che restringono indefinitamente le libertà e i diritti fondamentali. Invece di alcune ragionevoli limitazioni alla libertà, prevale un confinamento con minime eccezioni, l’impossibilità di lavorare e produrre e la manipolazione delle informazioni. Alcuni governi hanno individuato un’occasione per arrogarsi un potere smisurato. Hanno sospeso lo Stato di diritto e addirittura la democrazia rappresentativa e il sistema giudiziario».

I virologi e gli scienziati – senza avere certezze ma anzi bisticciando tra loro – sono diventati i sacerdoti della nuova religione ai tempi del virus. E i parlamenti, con il pretesto del contagio da coronavirus, non si riuniscono o si riuniscono “a ranghi ridotti”.

Per converso un comunicato di autorevoli medici, pubblicato in questi giorni, mette in causa il modo in cui sono diffusi ogni giorno i dati concernenti l’epidemia.

Una anche elementare conoscenza epistemologica mostra che i dati dei decessi sono privi di ogni valore scientifico se non sono messi in relazione con la mortalità annua nello stesso periodo e con le cause effettive del decesso.

E’ noto, d’altra parte, che sono contati come deceduti per Covid-19 anche i pazienti morti per altre cause.

E ci si chiede chi abbia scelto i componenti della task force costituita recentemente per affrontare la cosiddetta fase 2, alcuni dei quali hanno chiesto, contro ogni principio di uguaglianza giuridica, l’immunità per le conseguenze delle loro azioni.

Con il Premier che gioca al poliziotto buono e al poliziotto cattivo con i cittadini, dicendo loro cosa possono fare, cosa gli viene concesso, cosa è consentito. È una democrazia questa?

Questo è l’elenco di tutte le nostre libertà sequestrate: limiti alla circolazione (art. 16 Costituzione), divieti di riunione (art. 17), chiusura di scuole (art. 33 Cost.), chiese (art. 19 Cost.) e tribunali (art. 24 Cost.) limitazioni alla proprietà privata, con divieto di raggiungere le seconde case (art. 42 Cost.), chiusura di cinema, teatri, musei, bar, ristoranti, imprese e attività commerciali e professionali (art. 41 Cost.) oltre alle note – ed è il punto tragico di partenza – limitazioni alla libertà personale (art. 13 Cost.).

La presidente della Consulta Marta Cartabia, proprio nella relazione sull’attività della Corte,afferma: “Nella Carta costituzionale non si rinvengono clausole di sospensione dei diritti fondamentali da attivarsi nei tempi eccezionali, né previsioni che in tempi di crisi consentano alterazioni nell’assetto dei poteri’’.

A proposito della libertà personale Sabino Cassese, giurista ed ex giudice della Corte Costituzionale, ha spiegato che «la libertà personale (art. 13) può esser limitata solo dal giudice, salvo casi eccezionali, ma per un tempo limitato. L’articolo 13, che detta una norma residuale, per ogni tipo di libertà della persona (anche le norme sulla ‘privacy’ trovano il loro fondamento in tale norma) è stato dimenticato, come se riguardasse solo l’alternativa libertà/arresto-imprigionamento. Neppure la più terribile delle dittature ha limitato la libertà di andare e venire, e di uscire da casa, per di più selettivamente limitata, per categorie di persone o a titolo individuale, indicate in atti amministrativi».

E la Costituzione, con i diritti fondamentali, che fine ha fatto? In cerca di autocertificazione pure lei?

«Su entrambe le sponde dell’Atlantico – scrive Vargas Llosa – risorgono lo statalismo, l’interventismo e il populismo con un impeto che fa pensare a un cambio di modello lontano dalla democrazia liberale e dall’economia di mercato. Vogliamo esprimere con energia che questa crisi non deve essere fronteggiata sacrificando diritti e libertà che è costato caro conseguire. Respingiamo il falso dilemma che queste circostanze obbligano a scegliere tra l’autoritarismo e l’insicurezza, tra l’Orco Filantropico e la morte».

Anche l’Alto Commissario delle Nazioni unite per i diritti umani Michelle Bachelet ha ammonito i paesi a rispettare lo stato di diritto, limitando nel tempo le misure eccezionali, al fine di evitare una “catastrofe” dei diritti umani: «Danneggiare i diritti come la libertà di espressione può causare danni incalcolabili. Data la natura eccezionale della crisi è chiaro che gli Stati hanno bisogno di ulteriori poteri per rispondervi. Tuttavia, se lo Stato di diritto non è rispettato, l’emergenza sanitaria può diventare una catastrofe per i diritti umani, i cui effetti dannosi supereranno a lungo la pandemia stessa. I Governi non dovrebbero usare i poteri di emergenza come arma per mettere a tacere l’opposizione, controllare la popolazione o rimanere al potere»

Come le sembrano queste parole di elementare garanzia dei principi democratici?

Purtroppo oggi il modello cinese più che una scelta sanitaria sembra essere diventato una scelta politica. Ma noi siamo uomini liberi, italiani, occidentali. E rivendichiamo le nostre libertà ed i nostri diritti. Altro che modello cinese.

Presidente Mattarella, per questo le chiediamo di fare qualcosa. Faccia sentire la sua voce. La libertà, in democrazia, è il bene più prezioso. Sospesa, ristretta, confinata, autocertificata, non è più libertà. E la democrazia muore lentamente diventando l’anticamera dell’autoritarismo.

A tutto questo noi diciamo no. E lei?

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