Il NY Times loda la Calabria della Santelli ma Conte non ci sta

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Foto di Reinhard Thrainer da Pixabay

Il prestigioso New York Times ha tessuto le lodi alla governatrice della Regione Calabria Jole Santelli per la gestione dell’epidemia covid-19. Politico d’esperienza, sin dal primo giorno dal suo insediamento si è dovuta scontrare con un problema mai affrontato da nessuno prima. Una “guerra” senza precedenti che, certamente, ricorderemo per decenni, i cui drammatici effetti socio-economici per buona parte ancora disconosciamo, ma già ne assaporiamo l’amaro retrogusto. Eppure, tra mille difficoltà, la prima donna a guida della regione Calabria, ha saputo tenere dritta la barra nella gestione dell’emergenza. Conscia di una situazione sanitaria carente e non organizzata ad affrontare una problematica di questa portata. Sin da subito ha chiesto ai calabresi grande senso di responsabilità al fine di scongiurare la trasformazione della Calabria in terra di fuoco del Covid-19, epidemia che ha messo in ginocchio il mondo. La risposta del popolo calabrese è stata all’altezza dell’appello del suo governatore, dimostrando con grande senso di responsabilità che i calabresi potevano rispettare le non facili regole. Sono stati talmente bravi al punto che quasi tutti i contagi registrati sono “contagi importati”, spesso stimolati da un Governo centrale incapace che, grazie alla “fuga di notizie”, anticipava le imminenti restrizioni dei tanti DPCM di Conte e compagni, dando il via a fiumi di persone che cercavano di imbarcarsi su qualunque mezzo di trasporto pur di raggiungere il Sud. Ogni giorno erano tanti gli appelli di questa Governatrice al Consiglio dei Ministri e alle innumerevoli task force, appelli puntualmente inascoltati che la lasciavano sola insieme ai calabresi ed alla loro innata volontà e testardaggine ad affrontare la difficile situazione. La Calabria viene così lasciata sola a combattere, per oltre cinquanta giorni, la difficile situazione. Una buona parte della stampa nazionale, quando si ricordava di questa regione, la definiva “fortunata” senza mai riconoscerle un minimo di merito al retto comportamento dei bravi calabresi e dei tanti medici che si sono spesi con sacrificio e dedizione. Ma i calabresi con la loro fragile economia sono allo stremo, il premier Conte nei suoi prolissi comizi a reti unificate non spende mai una parola per quelle regioni che vivono situazioni migliori rispetto a quelle che vivono il dramma di centinaia di morti ogni giorno.

La governatrice calabrese, si rende conto che bisogna sostituirsi alla politica nazionale e ricambiare il ligio comportamento di questa matura e responsabile grande comunità ed il 29 di aprile spiazza tutti. Lei, figlia della Magna Grecia, con grande responsabilità si rivolge alla sua gente, chiede un atto di fiducia reciproca, cerca di rompere l’ipnosi a cui è sottoposto il popolo calabrese, cerca di dare un piccolo segnale di apertura e di speranza, accende una luce rispetto a chi, in questi mesi, ha sempre spento anche la più piccola aspettativa, grande più nel significato che nella concretezza. La Calabria ed i calabresi ne hanno bisogno: devono capire che possono ripartire, che loro, probabilmente più fortunati, possono meritare qualche spazio in più e che i sacrifici sono valsi a qualcosa. Ma qui parte il tentativo di linciaggio politico e di delegittimazione contro quella donna che non si è allineata al solito mantra del pensiero unico che ci vuole vedere per forza come un soggetto da curare e che deve subire restrizioni. Noi calabresi ci addoloriamo nel vedere i nostri connazionali soffrire, la cosa rattrista i nostri cuori, ma sappiamo che noi dobbiamo ripartire, con cautela ed a piccoli passi, altrimenti il disastro economico di un vicino futuro avrà effetti più duri e devastanti di quanti ne abbia fatto il coronavirus.  Ma non possiamo tollerare che lo stesso Governo che manda cinquanta migranti in condizioni di dubbia salute, che ammette rientri incontrollati al proprio domicilio, si opponga ad una ordinanza che prevede l’apertura di locali con tavoli all’aperto in piena sicurezza. Stiamo parlando dello stesso Governo che ha impugnato l’ordinanza regionale di chiusura delle scuole per poi adottarlo dopo quattro giorni.

Anche il vice-presidente della giunta regionale Nino Spirlì, in sintonia con la Presidente Santelli, ha manifestato la sua netta posizione: “L’ordinanza del Presidente Santelli riconosce alla gente di Calabria l’alto senso civico che ha portato tutti i territori della regione a contenere il contagio fino ad azzerarlo, o, comunque, a portarlo a cifre vicine allo zero. Nello stesso tempo, questa decisione, che condivido totalmente, rende ai cittadini la libertà di essere protagonisti di scelte importanti e responsabili, oltre che riaccendere la fiamma della speranza, anzi della certezza, che l’economia della regione sia ancora viva, seppure duramente ferita, e desiderosa di rifiorire. Sono onorato, di rappresentare la Lega in questa giunta lungimirante”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Tilde Minasi, presidente del gruppo Lega alla regione Calabria, che si è soffermata sull’incomprensibile reazione di alcuni sindaci all’ordinanza regionale, chiosando: “Purtroppo certe prese di posizione sono la rappresentazione plastica di quanto spesso si pensi più a propri interessi che a quelli dei cittadini”.

Siamo convinti che i calabresi sapranno ripartire, nonostante l’inaccettabile speculazione politica, realizzata a colpi di Dpcm dai profili di incostituzionalità, come più volte rivelato da diversi luminari del diritto. Spesso, si ha la sensazione amara che ci sia sempre qualcuno che lavora affinché la Calabria sia il fanalino di coda di una malconcia Italia.