Elezioni USA unica via di uscita per la vecchia Europa

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ilgiornale.it

Mentre negli Stati Uniti è in corso lo spoglio della cinquantanovesima elezione presidenziale, con una partecipazione senza precedenti e un risultato dal finale incerto, in Italia ciclicamente si discute della possibilità dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica.

Da Giorgio Almirante che, nel 1983, dichiarava in un’intervista a Enzo Biagi che il Presidente della Repubblica necessitava al Paese «Non servo della partitocrazia ma eletto dal popolo», a Bettino Craxi che, tra il finire degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, pensava a una grande riforma capace di portare all’elezione diretta del presidente e recente, con Renzi che ha evocato il Presidente della Repubblica come il sindaco degli italiani, la sua elezione diretta resta un’araba fenice che impedisce il risorgere del Paese.

L’argomento è tanto più di attualità oggi con l’Europa sotto doppio scacco grazie al ritorno del fondamentalismo criminale islamico e del Covid di questi giorni autunnali. Nel bene e nel male, un presidente eletto dal suo popolo si pone nella condizione di autorevolezza capace di riflettersi poi nella condizione del suo stesso paese.

Voglio sgombrare ogni equivoco, non sto parlando della necessità di un caudillo, ma di un uomo che non sia costretto a restare con mani e piedi nel pantano dei giochi di potere delle segreterie di partito espresse nel voto parlamentare della sua elezione.

Un recente sondaggio compiuto da SWG indaga quale sia il vissuto degli italiani in questi giorni. Oltre il sessanta per cento degli intervistati pensa di potersi infettare, oltre il quaranta si dichiara molto preoccupato, anche se la maggioranza crede che ciò non comporterebbe gravi effetti.

La speranza e la fiducia calano, mentre continua a crescere la rabbia, l’angoscia, l’incertezza e il senso di vulnerabilità. Quali sono gli elementi che spingono gli italiani a questi sentimenti? Principalmente due: il primo, la situazione sanitaria in bilico; il secondo le misure economiche introdotte ritenute insufficienti.

Vengono minate dunque due delle sicurezze che lo Stato deve garantire ai suoi cittadini: salute pubblica e risorse economiche utili a una qualità della vita accettabile. Mancanza di un trasporto pubblico organizzato secondo necessità e mancata pianificazione delle attività di natura sanitaria, queste le precise responsabilità identificate.

Emerge poi un senso di ingiustizia per chi è privilegiato grazie a un lavoro pubblico e chi sente invece soffiare sulle spalle il vento di un prossimo licenziamento, consapevole che il blocco non potrà durare per sempre.

La certezza che in passato era rappresentata dalla Chiesa cattolica, soprattutto grazie alla fermezza dei suoi dogmi, sembra venire meno, non solo per le recenti aperture dei Santo Padre in tema di coppie omosessuali, ma per la sola difesa dei migranti che affrontano il mare per raggiungere l’Europa attraverso il ventre molle rappresentato dall’Italia, senza alcuna difesa di quelli che Marcello Veneziani ha identificato come “restanti” che, incapaci di sfidare il mare per quindici giorni affrontano povertà, malattie e guerre per ogni giorno della loro breve e precaria vita.

In questo clima tornano i massacri in piazza, nelle chiese e nelle piazze dell’Europa moderata e accogliente. Un attacco al cuore dei valori cristiani, che dilata il senso di insicurezza dei cittadini. Da una parte il rischio sanitario ed economico, dall’altro quella che viene sempre più percepita come un’invasata invasione controllata anche da mafie straniere, capaci di atti sanguinari tremendi.

Smarrita la fiducia nel sistema dei partiti, che per sopravvivere hanno abdicato la loro funzione di leadership al loro segretario, che spesso ha dovuto aggiungere o sostituire con il suo nome quello del partito proprio partito, prima che la già vacillante credibilità dei governi e delle istituzioni venga meno, messa a dura prova da quel che sta accadendo, torna ancora una volta d’attualità una riforma presidenzialista, come una vera e propria necessità.

Non a caso dove la democrazia ha ceduto il passo a una dittatura capitalistica, come è avvenuto in Cina, le incertezze sono venute meno e le difficoltà appaiono, anche grazie a metodi risolutivi, superati in modo efficace. Ma proprio le elezioni americane di oggi ci offrono l’unica via di uscita democratica a quale la vecchia Europa, e in particolare l’Italia, devono guardare. L’elezione da parte dei cittadini del loro presidente.

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