Se è negato il diritto al lavoro cade anche l’obbligo fiscale?

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Foto di Bruno /Germany da Pixabay

di David Paparoni

E’ noto a tutti noi il momento estremamente delicato che sta vivendo la nostra Nazione. In particolare il tessuto economico commerciale della stessa. Migliaia di commercianti e imprenditori in queste ore vedono compresso, o addirittura del tutto negato, il proprio diritto al lavoro, il diritto a poter esercitare liberamente la propria attività economica, in breve il diritto a poter garantire ad essi e alle proprie famiglie una vita dignitosa. Quando parliamo di diritto al lavoro o diritto all’esercizio di una attività economica privata non dobbiamo dimenticare che parliamo di diritti costituzionali, quali, tra gli altri, quelli sanciti dall’Art. 1 e 41 della Costituzione, di cui il cittadino Italiano non può essere privato. O almeno non potrebbe esserlo in astratto in quanto quello che sta accadendo in questi ultimi mesi ci pone di fronte, a causa della contingente emergenza sanitaria di cui tanto si discute, ad una vera e propria, nonché gravissima e sovente anti giuridica, compressione dei diritti dei cittadini. Il vulnus arrecato a tali garanzie costituzionali a molti giuristi appare poco spiegabile, quantomeno se si affronta l’argomento in modo giuridicamente orientato, ossia con gli strumenti del diritto.

Del resto è poco chiaro come dei DPCM, ossia delle norme di natura regolamentare, di rango ben inferiore alle leggi nonché, ancor più, alla Costituzione possano comprimere diritti di rango costituzionale. Molti illustri giuristi hanno espresso pareri contrari al riguardo. Ebbene, a tal punto ci si chiede cosa accada dal punto di vista tributario, fiscale insomma, se al cittadino imprenditore, commerciante, venga negato il diritto al lavoro. L’interrogativo si pone circa la persistenza o meno dell’obbligo in capo al cittadino medesimo di dover far fronte alle imposte o, più in generale, ai tributi e ai contributi richiesti dagli Enti e dalle Istituzioni pubbliche. A tal riguardo il problema si pone principalmente in relazione all’art 53 della Costituzione, ossia, alla norma Costituzionale la quale sancisce che tutti sono tenuti a concorrere alla spesa pubblica in ragione della propria capacità contributiva. Ebbene, tale capacità contributiva altro non è che la manifestazione di ricchezza del Cittadino e l’interpretazione della norma Costituzionale vuole che questa capacità contributiva sia attuale, ossia venga manifestata nello stesso momento in cui al Cittadino venga richiesto il pagamento del tributo. L’interrogativo sorge quindi spontaneo, è infatti lecito chiedersi come possa essere chiamato a corrispondere qualsivoglia tributo un cittadino al quale non solo è negato il diritto al lavoro ma il quale non esprima alcuna capacità contributiva, anzi, sovente, a causa del momento di crisi si è anche indebitato e in modo finanche rilevante. Vi è da ritenere che sul punto negli anni futuri si apriranno importanti scenari giurisprudenziali in seno alle Commissioni Tributarie competenti, ossia in seno agli organismi preposti a dirimere le controversie tra fisco e Cittadino- Contribuente che certamente in grande, grandissimo numero si prospetteranno già dal 2021. Migliaia sono infatti gli imprenditori e commercianti decisi ad adire il Giudice competente per vedere annullate le pretese della Amministrazione Finanziaria. Per quanto concerne gli aspetti tributari e contributivi non possiamo tralasciare di citare il regolamento, il quale a dire di chi scrive lascia basiti, adottato a fine ottobre dal Consiglio Comunale di Palermo, dietro proposta della Consigliera Barbara Evola ( PD ), il quale prevede che il mancato pagamento dei tributi locali, anche solo per un importo di Euro 1000, comporterà la revoca della licenza nonché delle concessioni esistenti per le attività produttive oltre al diniego di autorizzazioni per l’avvio di nuove attività. Superfluo precisare che da molte parti stanno giungendo pressioni sul Sindaco di Palermo Leoluca Orlando ( PD) affinché tale provvedimento venga ritirato. Si teme infatti che provvedimenti similari vengano adottati in altre città italiane. Del resto, provvedimenti di tale natura non avrebbero altro effetto se non quello di inasprire il rapporto Cittadino – Ente Pubblico, rivelandosi del tutto inopportuni oltre che tacciabili di incostituzionalità. Una amministrazione pubblica la quale adotta provvedimenti in tale direzione non è certamente recettizia delle necessità del Popolo. Al contrario, anziché una sospensione / ritiro delle licenze e delle concessioni ci si attenderebbe una sospensione e/o cancellazione del carico tributario. E’ inevitabile che alla luce di quanto appena prospettato il 2021 sarà un anno in cui il Giudice Tributario, le Commissioni tributarie, saranno chiamate a pronunciarsi su fattispecie molto delicate. Al momento, pertanto, non resta che auspicare l’adozione, da parte delle Pubbliche Amministrazioni, nonché delle Istituzioni Statali, di provvedimenti diametralmente opposti da quelli adottati dal PD in seno al Consiglio Comunale di Palermo confidando al contempo in prossime pronunce del Giudice tributario, improntate al rispetto dell’art. 53 della Costituzione, le quali ridiano dignità al tessuto economico – commerciale del nostro Paese fin troppo mortificato da provvedimenti miopi, illogici e sovente antigiuridici.

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3 Commenti

  1. Se non c’è reddito, non c’è imponibile sul quale calcore l’imposta.
    Se mi chiudi il locale, le tasse (corrispettivo del servizio) vanno adeguate all’entità del servizio erogato, vale a dire se mi chiudi a metà, metà tasse; se mi chiudi del tutto, zero tasse.
    Non esiste un “obbligo” fiscale se non commisurato al reddito imponibile (imposte) o al servizio reso (tassa).

    • negativo. anche se non hai reddito, l’inps lo devi pagare, al minimo ma lo devi fare. poi ci sono gli anticipi per il 2021 sulla base del 2019, poi c’è la cciaa, poi ci sono i bolli sui libri contabili, poi c’è il commercialista, poi c’è il deposito dei bilanci…..devo andare avanti sulle tasse occulte che si pagano a prescindere?

  2. se lo stato pretende,. lo stato ottiene, anche attraverso le commissioni tributarie che verranno di volta in volta interpellate.
    sicuramente inutile, alla luce dello stato di non-diritto oggi esistente nel paese, opporsi a qualunque richiesta, perché in base alla legge x, al decreto y, alla normativa z e al ddl w, ciò che ti viene chiesto è certo e dovuto. punto.

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