Giuseppe Picone: “Meno passerelle in tv e più aiuti alla danza italiana”

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Foto di Sigrid Colomyes

Giuseppe Picone è un volto della danza italiana nel mondo. E’ tornato dopo anni nella sua Napoli per rilanciare il Corpo di Ballo del Teatro San Carlo. Ci è riuscito con la sua grande professionalità e la sua immensa passione, ma oggi denuncia l’umiliante condizione in cui versa un settore oramai dimenticato dal nostro Governo.

Come sta vivendo il mondo della danza questo momento?

Molto ballerini non lavorano da quasi un anno. Alcuni maestri di scuole di danza, con famiglia, hanno dovuto lasciare la casa e tornare dai genitori per poter pagare l’affitto dello studio di danza.

Il Ministro Franceschini e il Governo chiudono cinema e teatri nonostante il loro rispetto delle norme anti Covid: come te lo spieghi?

Io non mi spiego nemmeno il fatto che vi siano trasmissioni tv con il pubblico. Le scuole di danza hanno fatto tutto il possibile per rientrare nelle normative anti Covid, ma sono state chiuse un’altra volta: perché? Intanto i mezzi pubblici sono pieni zeppi, mentre luoghi di lavoro come i teatri sono molto sicuri: al San Carlo, da giugno a dicembre, non abbiamo avuto un solo contagio.

Ti sei dimesso dall’incarico di Direttore del Corpo di Ballo del Teatro San Carlo: perché questa scelta?

Il mio incarico doveva finire a luglio 2021, l’ho lasciato a novembre 2020. Tanti tersicorei che avevano iniziato la carriera con me quattro anni fa, quando presi la direzione del Corpo di Ballo, sono a casa e io non riuscivo più a sopportare questa situazione. Quando leggo i messaggi di alcuni miei allievi, che mi chiedono se alla fine della pandemia dovranno mollare tutto, mi fa veramente male. Un ragazzo che ama la danza studia, si impegna, ma poi? Deve aspettare anni per ottenere un contratto almeno annuale. Oppure deve prendere la sua bella valigetta e andare all’estero in cerca di un posto di lavoro. Ma noi siamo l’Italia! Siamo la culla dell’arte!

Il Fondo Unico dello Spettacolo viene impiegato al 70-80% negli uffici: per chi sta sul palco e dietro le quinte restano le briciole…

Chi dovrebbe tutelarci fa di tutto per metterci con le spalle al muro. Anziché eliminare la burocrazia e investire nei talenti, hanno lasciato chiudere il Corpo di Ballo di Venezia, Verona, Firenze, Torino, Catania, Bari, Cagliari. Bisognerebbe rivedere il Contratto Nazionale di lavoro e tutelare un settore che potrebbe primeggiare all’estero. Ed invece rispetto alla Francia e alla Germania, sembriamo il terzo mondo.

Com’è la situazione dei corpi di ballo nel resto Europa?

Superata la pandemia, bene o male torneranno come prima. In Italia no. In Germania gli artisti stanno a casa, ma ricevono una sovvenzione dallo Stato. Qui invece ti impongono di non lavorare e rispettare le regole, ma sul conto corrente non arriva nemmeno un euro.

Molti tuoi illustri colleghi potrebbero fare qualcosa di più…

Cosa fanno gli altri non m’interessa. Io ho deciso di dare una mano al settore della danza e di aiutare la mia città. Ho riportato la compagnia del Teatro San Carlo a livelli internazionali.

Tra l’altro tu lasciasti l’Italia 30 anni fa

A 16 anni fui invitato come solista da una compagnia francese molto prestigiosa. Fu una scelta difficile, ma mi resi conto come lì l’arte fosse molto più rispettata che nel nostro Paese.

Però in Italia hai avuto la fortuna di incontrare Beppe Menegatti e Carla Fracci…

Avevo 12 anni, mi scoprì il maestro Zarko Prebil, si era sparsa la voce di questo bambino prodigio e dopo appena un anno Beppe mi scelse nel ruolo di Nijinsky con la Fracci. Zarko poi mi consigliò di lasciare l’Italia, perché non voleva che mi bruciassi. E stiamo parlando di 30 anni fa, pensa oggi!

Intanto Roberto Bolle nel suo programma di successo sulla Rai nella solita passerella di vip avrebbe potuto dire qualche cosa sulla crisi della danza..

I lavoratori a casa si sono sentiti feriti perché nemmeno in un momento mediatico così importante si è parlato delle difficoltà che sta vivendo il settore.

Bisognerebbe prendere esempio dalla Fracci

Carla e Beppe [Menegatti, n.d.r.] per anni hanno avuto in mano una buona fetta della danza italiana, hanno dato lavoro a scenografi, coreografi e ballerini, portando la danza italiana nei posti più impensabili. Le bastava un camerino piccolissimo, lei aveva voglia di ballare e basta.

E della piattaforma sullo Spettacolo dal Vivo promossa da Franceschini che mi dici?

Che è una completa follia. Vogliamo fare per tutta la vita le dirette streaming e stare dentro gli uffici? Fare il ballerino vuol dire fare tanti sacrifici fisici e mentali, che richiedono una grande preparazione: la danza è un lavoro massacrante e spesso arrivi a 40 anni che il corpo è distrutto. Non chiamatelo hobby!

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