L’atlantismo, il rapporto tra Europa e Stati Uniti e le grandi sfide geopolitiche del nostro tempo sono stati al centro della presentazione di Occidente o niente. Elogio dell’atlantismo, il nuovo libro di Mario Sechi, direttore dell’agenzia Dire, pubblicato da Piemme. L’appuntamento, in programma martedì 20 ottobre presso il Centro Studi Americani di Roma, ha visto la partecipazione di Roberto Sgalla, direttore dell’istituto, e dei giornalisti Costanza Cavalli, di Libero, e Mario De Pizzo, del Tg1 e Nonresident Senior Fellow dell’Atlantic Council.
Un’occasione per approfondire i temi di un volume che affronta una delle questioni decisive della politica internazionale: quale futuro attende l’Occidente in un mondo nel quale gli equilibri costruiti dopo la Seconda guerra mondiale appaiono sempre più fragili?
Nelle oltre trecento pagine del libro, Sechi ripercorre le vicende degli ultimi decenni attraverso gli occhi di chi ha seguito da vicino la politica italiana e internazionale. Già direttore di Libero, Il Tempo e Agi, oltre che responsabile della comunicazione di Palazzo Chigi durante il governo Meloni, l’autore porta nella narrazione l’esperienza maturata tra redazioni giornalistiche, incontri istituzionali e protagonisti della scena mondiale.
Il risultato è un racconto vivace, ricco di episodi personali e riflessioni che accompagnano il lettore dalle stanze del potere americano ai vertici della politica europea. La forza del volume risiede nella capacità di collegare la cronaca alla storia, offrendo una prospettiva più ampia su avvenimenti spesso interpretati soltanto attraverso le urgenze dell’attualità.
Al centro emerge il significato dell’alleanza atlantica, considerata da Sechi un elemento fondamentale della collocazione internazionale dell’Italia. Il legame con gli Stati Uniti affonda le proprie radici in una tradizione politica e culturale che attraversa il Novecento e arriva fino ai nostri giorni. Un rapporto oggi sottoposto a nuove tensioni, soprattutto di fronte alle trasformazioni della politica americana e alle difficoltà dell’Europa nel definire una propria posizione nello scenario globale.
Donald Trump e Giorgia Meloni occupano un posto importante in questa ricostruzione. Il rapporto tra i due leader diventa uno degli esempi attraverso cui l’autore esamina le contraddizioni dell’attuale fase politica, segnata da interessi nazionali sempre più espliciti e dalla necessità di ripensare le relazioni transatlantiche. Sullo sfondo si staglia la crescita della Cina, protagonista di una competizione economica e strategica destinata a condizionare profondamente il futuro europeo.
Interessante è anche lo spazio riservato alla storia del Vecchio Continente. Sechi torna alle figure di Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi, protagonisti della costruzione europea, per interrogarsi sulla distanza tra le ambizioni originarie dell’integrazione e l’attuale assetto delle istituzioni comunitarie. La critica alla progressiva affermazione della tecnocrazia accompagna una riflessione sul rapporto tra economia, politica e cultura, dimensioni indispensabili per comprendere le difficoltà attraversate dall’Europa.
Accanto alla geopolitica trovano spazio numerosi protagonisti della storia recente, da Henry Kissinger a Silvio Berlusconi, fino a Vladimir Putin e ai pontefici Francesco e Leone XIV. Personaggi e avvenimenti si intrecciano con i ricordi dell’autore, compresi quelli legati alla Sardegna, sua terra d’origine. Ne emerge un libro che conserva il ritmo del giornalismo, arricchito da riferimenti storici e culturali capaci di rendere accessibili anche le questioni più complesse.
Sechi dedica attenzione anche al ruolo della cultura nella formazione dell’identità occidentale. Il patrimonio europeo, dalle radici classiche e cristiane fino alle trasformazioni dell’età moderna, costituisce il riferimento attraverso cui leggere il presente. Una prospettiva che allarga il discorso oltre i rapporti diplomatici e le strategie dei governi.
Non mancano l’ironia e il gusto della provocazione, soprattutto nei passaggi dedicati al dibattito politico italiano. La scrittura diretta, talvolta volutamente polemica, rende la lettura scorrevole e restituisce il carattere di un autore abituato a confrontarsi con i protagonisti della vita pubblica.
Occidente o niente si rivela così una lettura stimolante per comprendere le trasformazioni del mondo contemporaneo, capace di unire l’esperienza del cronista alla riflessione politica. Un libro che invita a interrogarsi sul ruolo dell’Europa, sul futuro delle relazioni transatlantiche e sulla capacità dell’Occidente di conservare la propria identità in una fase storica attraversata da cambiamenti profondi.

















