Intervista a Maurizio di Robilant, padre della Fondazione Italia Patria della Bellezza, nata per trasformare la bellezza italiana in una risorsa strategica di sviluppo economico e sociale e prima grande agenzia italiana di branding e imprenditore culturale.

L’arte e la bellezza sono «dispositivi» che ampliano lo sguardo, accendono curiosità e trasformano l’attenzione in azione. Quando una comunità le vive davvero, nasce un’energia pratica e creativa capace di riorientare i processi, prodotti e relazioni: si sperimentano forme, si migliorano servizi, si inventano sentieri inediti.
Vedere, ascoltare, ricordare, inferire, ipotizzare quanto accade sullo schermo, in una sala di concerto, in un museo oppure in una galleria d’arte consente una partecipazione attiva che sicuramente dipende dai modelli interpretativi che il fruitore, il visitatore, lo spettatore è in grado di maneggiare e può produrre eventi di tipo catartico come di semplice intrattenimento.
Con Maurizio di Robilant, designer e autorevole imprenditore di brand consulting, esploriamo con una visione estetica e responsabile le potenziali leve di sviluppo per il Made in Italy.
«Arte, Bellezza e Salute» non è uno slogan, ma un metodo per abitare il presente con più senso e costruire il futuro.
L’arte ci stimola a vedere oltre, a spostare il nostro pensiero su un altro livello, ad allargare lo sguardo, aiutandoci a valutare nuovi punti di vista. Secondo lei, quanto e come l’arte o il design possono contribuire ad affrontare con uno sguardo diverso i piccoli e grandi problemi della vita quotidiana?
Farei subito una distinzione tra l’apporto al cambiamento dell’arte e quello del design. Il primo ha il compito di rompere gli schemi del pensiero consolidato, mentre il secondo è al servizio delle innovazioni di mercato, una è filosofica l’altra è seduttrice.
La bellezza è un patrimonio originario individuale che è parte di una cultura collettiva molto radicata per noi italiani. Eppure, istituzioni culturali come ad esempio i teatri, faticano a coinvolgere il grande pubblico. Secondo lei, come è possibile rendere l’arte e la cultura fruibili a un largo pubblico e non, come ancora spesso accade, un privilegio per un’élìte?
Scoprire la bellezza è un incanto, spesso un’estasi, deve essere insegnata ai nostri occhi… a quelli dell’anima. Pur essendo l’Italia la patria della bellezza, come recita la mia fondazione, il nostro paese sa esprimere bruttezze sconvolgenti di chi non è esposto alla cura e all’apprendimento. Qui non si tratta di elite, ma solo di crescita culturale di base che buone scuole potrebbero facilmente garantire.
Dopo la fruibilità, la sostenibilità economica: molte realtà artistiche e culturali, anche di primaria importanza, non potrebbero fare a meno di fondi pubblici e contributi filantropici da privati. Secondo lei, l’arte italiana che si autosostiene economicamente e finanziariamente è un’utopia?
Generalizzare è sempre rischioso, il Colosseo certamente si autosostiene, il teatro di qualità a fatica, tante altre realtà non sopravvivrebbero senza un supporto, sia pubblico che privato. Essendo arte cultura e bellezza asset fondamentali della promessa e del posizionamento del nostro paese nel mondo, non mi scandalizzo a pensare che sia strategico sostenerlo.
Arte sempre più come investimento vs arte come cultura: in ambito finanziario le opere d’arte sono considerate una vera e propria «asset class» di investimento. Quali sono secondo lei gli effetti sulla qualità della bellezza artistica di questo diverso modo di vedere?
Non sono un esperto d’arte e quindi le do una risposta da osservatore: la finanziarizzazione ha stravolto le economie in tutti i settori tradizionali e quello dell’arte, soprattutto quella contemporanea, non è scampata allo stesso destino. Personalmente lo considero un cancro dei nostri tempi.
I fondi del PNRR stanno dando una mano importante per sostenere il settore culturale italiano. Tuttavia, molte azioni sono destinate ad efficientamento energetico, interventi e riqualificazioni di natura edilizia. Tutte modalità che non sembrano avere un impatto diretto e attivo sullo stimolo a vivere la Bellezza e quindi sulle entrate. Si potrebbero fare altri tipi di interventi più efficaci da questo punto di vista?
Guardi, siamo onesti, sostenere la bellezza parte dall’educazione che riceviamo in casa e a scuola, è li che prepariamo gli italiani del futuro a capire e conoscere l’incredibile patrimonio che possediamo e che dovremmo curare consapevolmente, anziché sfruttarlo in modo ignorante: provi ad andare a Venezia e guardare come vengono trattati i visitatori nei ristoranti, o come è una pattumiera a cielo aperto il tratto di strada che porta da Messina all’aeroporto di Catania…
Architetto, designer e intellettuale, Ettore Sottsass ha scritto «il design non ha niente a che fare con la “bellezza”, ha a che fare con l’esistenza». Infatti, lo spazio ha il potere di evocare emozioni, influenzare il modo in cui ci sentiamo, pensiamo, agiamo e ci relazioniamo. E oggi la bellezza e la funzionalità degli spazi non sono più riservati alle élìte : parchi pubblici, piazze, caffè. Come si possono orientare le scelte private e istituzionali per creare spazi sempre più utili e «benèfici» per la collettività e soprattutto per i giovani?
La bellezza è un bisogno dell’anima, senza di essa non v’è giustizia ne speranza nel futuro, cosa fondamentale per i giovani d’oggi sempre più curvi sui loro schermi dove intrecciano effimere amicizie virtuali. Il nostro È il paese delle piazze fin nel più piccolo borgo del Salento, È li che i giovani dovrebbero ritrovare il senso di una comunità di destino legata alla cura e allo sviluppo dei loro luoghi, così da attrarre, con l’aiuto sia delle istituzione che delle imprese che gravitano sul territorio, arte, turismo, ed eventi culturali che celebrano le sue unicità.
A cavallo fra l’800 e il ‘900, l’attrice Sarah Bernhard divenne «La Divina», una vera e propria icona grazie ai manifesti artistici di Alphonse Mucha. Secondo lei è anacronistico pensare l’arte e la bellezza come un veicolo per far conoscere le proprie qualità umane e professionali a un pubblico più vasto (oggi definito Personal Branding)?
Le qualità umane sono rappresentate dalle proprie azioni che, se virtuose, producono la bellezza degli individui…non attraverso rappresentazioni che blandiscono lo sguardo.

















Condivido e apprezzo l’analisi.
La connessione vurtuosa fra Arte, bellezza e salute è scientificamente validata e utilizzata in neuroscienze, psicologia, architettura e medicina, e vivere in Italia è un privilegio da questo punto di vista. La Fondazione di Robilant è perfettamente posizionata per promuovere questa connessione.