“Inimitabili” al Senato. Platea piena, applausi e commozione per il Mazzini di Sylos Labini

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"... i martiri nostri son tutti risorti!". Edoardo Sylos Labini e Sergio Colicchio sul palco di "Inimitabili. Giuseppe Mazzini".

“È la prima volta che il cortile di Sant’Ivo alla Sapienza viene usato per un’iniziativa di questo genere, che spero possa essere presto replicata, magari sempre con Edoardo Sylos Labini, che ringrazio”. Così il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha introdotto come anfitrione lo spettacolo “Inimitabili. Giuseppe Mazzini”, trasposizione teatrale del lavoro televisivo con il direttore di CulturaIdentità andato in onda su Rai Tre ad aprile.

“Mazzini è stato un patriota che ha unito pensiero e azione. E soprattutto che al momento della massima tensione ha saputo mettere da parte la propria idea nel nome della Patria” ha continuato La Russa. Un tema, quello del superiore senso del dovere verso l’Italia che sta molto a cuore al Presidente del Senato. E che è infatti il leitmotiv dello spettacolo portato in scena da Edoardo Sylos Labini, coprodotto da RG Produzioni, Teatro della Toscana e Società per Attori, con le musiche del maestro Sergio Colicchio.

Il palco allestito nel cortile di Sant’Ivo alla Sapienza, capolavoro barocco di Francesco Borromini

Mazzini, il “bel tenebroso” del nostro Risorgimento, il primo dark italiano. Sempre abbigliato di nero, in lutto per l’oppressione straniera sulla Penisola, quanto mai pop con l’inseparabile chitarra e lo stuolo di… (possiamo dirlo?) groupies, che più o meno castamente (come s’addiceva ai tempi) in tutta Europa cadevano innamorate di questo patriota appassionato, spiritato. Mazzini il grande avversario di Marx, nel quale subito ha ravvisato i germi della tirannide e dello squallore. Mazzini che poco prima di morire incontra per caso Nietzsche, che di lui dirà: “beato quel paese i cui figli dicono “la mia patria” con questo ardore”.

Mazzini e Marx. Due rivoluzioni antitetiche, irriducibili, inconciliabili

Sylos Labini l’ha portato sul palco dopo il successo televisivo, davanti a una platea esclusiva di parlamentari, intellettuali, giornalisti, senza che una sola sedia sia rimasta vuota. Molti gli applausi che un pubblico commosso ha tributato alla piece: “L’emozione, – dice il senatore Roberto Menia (FDI) a CulturaIdentità – l’emozione, perché mi ha ricordato mio nonno mazziniano, che ha combattuto nella Grande Guerra da irredento perché era istriano. E tutto quello che mi ha insegnato: Dio e Popolo. Pensiero e Azione. Unità e Repubblica. Mazzini è un apostolo dell’italianità che amo”. “Una serata indimenticabile! Sylos Labini è eccezionale.! – aggiunge il senatore Lucio Malan (FDI) – È riuscito a portare questo straordinario personaggio della nostra Patria toccando il cuore, i sentimenti e anche la preparazione storica di chi l’ascoltava. Io l’ho apprezzato moltissimo e anche mia figlia di dieci anni è stata contentissima di esserci. Veramente un inno alla Patria e alla dedizione all’Italia. E all’umanità, – dice Malan portandosi la mano sul cuore – che ci insegna Mazzini, non schiaccia l’individuo ma è un modo per esprimersi e per esprimere le individualità. Una serata che tutti dovrebbero vedere, da diffondere e da replicare”.

“Oh miei fratelli! Amate la Patria. La Patria è la nostra casa: la casa che Dio ci ha data…”

Commossi e soddisfatti anche Marco Giorgetti, direttore del Teatro della Toscana, e Angelo Crespi, direttore della prestigiosa Pinacoteca di Brera, autore dei testi. “Il Teatro Nazionale della Toscana – ci spiega Giorgetti – è orgoglioso e onorato di questo spettacolo. Abbiamo ripercorso i valori non solo della nostra Repubblica e della nostra democrazia, ma anche quelli fondativi del nostro teatro: giovani, Europa, lingua italiana. La capacità di esprimere attraverso i grandi autori questi grandi temi: questo è ciò in cui crediamo e che vogliamo tradurre in arte e comunicazione col Teatro Nazionale”. “Una grande interpretazione – dice Crespi – su questo personaggio davvero inimitabile che è Mazzini e che proprio qui a Roma, durante la Repubblica Romana nel 1849, trova la sua consacrazione ad Apostolo della Patria. Si è riusciti a portare una trasmissione televisiva in una piece di teatro che unisce elementi pop e riesce a commuovere in un racconto straordinario. Non succede quasi mai che una trasmissione televisiva venga poi trasposto sul palco di un teatro, spesso avviene il contrario. E invece Edoardo c’è riuscito, con una prova d’attore muscolare, una grande prova d’attore”.

Foto Andrea Chiarucci Studio Clic

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