Salvare la biblioteca di Niscemi per resistere alla violenza della natura

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Dopo l’annunciato cataclisma e la rovinosa frana che ha devastato Niscemi, molti hanno deciso di raccontare l’avventuroso cedimento della collina scelta dai Branciforti di Butera per edificare un santuario in onore di Santa Maria del Bosco e un borgo nei pressi di un’antica aedicula rusticana. Ora, a prescindere dal comprensibile delirio, sorprende la lucida rassegnazione dei laboriosi abitanti che hanno perso la propria abitazione come mio zio Roberto e la zia Rita, consolata da una cerosa madonnina.

Ma la storia di questo popoloso borgo tra Gela e Caltagirone è nascosto ancora in una ricca biblioteca intitolata ad Angelo Marsiano. Su questo scrigno di carta si sono spesi parecchi intellettuali e scrittori che hanno accolto l’appello di Stefania Auci. Salvare una biblioteca, e in particolare quella di Niscemi non è cosa facile, ma bisogna trovare una soluzione, perché Niscemi rischia di perdere gli scritti di Vincenzo Crescimone, Mario Gori, Emanuale Conti e per ventura anche un mio saggio dedicato all’araldica della Sicilia centro meridionale. Quando sul finire del ‘700 Saverio Landolina visitò il borgo il fenomeno franoso era in atto e dal medesimo fu chiamato casma, ma il suo avvertimento rimase inascoltato, come ancora nel 1997, e le sue sudate carte furono smarrite.

Se quindi è vero che solum quod fuit certum est dobbiamo assieme al coraggioso Massimiliano Conti, all’apprezzata Daniela Vullo salvare la Biblioteca di Niscemi e non abbandonare al suo desolante destino l’antico palazzo Jacona di Castellana, perché la storia antica di Niscemi, nascosta tra le pietre delle sue case possa sopravvivere attraverso la carta alla violenza oscura della Natura.

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