Caro Gratteri altro che mafiosi, ecco le ragioni del “Sì” dei cittadini liberi

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“È certo che voteranno per il No le persone perbene […] Voteranno per il Sì, ovviamente, gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. Beh, grazie procuratore Gratteri per aver paragonato lo scorso 12 febbraio i sostenitori del Sì a dei delinquenti. Peraltro perpetrando la solita presunzione di colpevolezza che anima la parte più politicizzata della magistratura, quella che “imputati” e “indagati” siano ipso facto colpevoli e dunque persone degne di biasimo e di morte civile.

Gratteri tuttavia ci sta abituando alle sue esternazioni, una più clamorosa dell’altra: come quella del giorno precedente, l’11 febbraio, in cui ha sostenuto che con questa riforma si favoriscono i ricchi e si dà addosso ai poveri. Secondo Gratteri, il PM che uscirà dalla riforma non avrà più l’obbligo di cercare anche le prove a discarico degli indagati, e diventerà un accusatore puro.

Abbiamo cercato nel testo della riforma questa modifica al ruolo del pubblico ministero, ma non ci risulta nulla del genere. Il modus operandi del PM continua a essere quello previsto dal modello Vassalli e dalla successiva riforma Cartabia: gli articoli del Codice di procedura penale che regolano l’azione del PM – ivi compreso l’obbligo di ricerca di prove a discarico dell’indagato – restano intoccati.

Anche qua, voce dal sen fuggita? Excusatio non petita per un comportamento che da sempre è deprecato da chi invoca una riforma della giustizia perfino più incisiva di quella in predicato dal quesito referendario?

In ogni caso, quello che ha affermato Gratteri sul cambiamento di ruolo dei PM è totalmente fuori dalla lettera della riforma. Una riforma i cui contenuti sono stati ampiamente sviscerati sul nuovo numero di CulturaIdentità (a questo link è possibile abbonarsi), con le testimonianze di Luca Palamara, autore di quel libro-scandalo, “Il Sistema”, che ha scoperchiato gli altarini del correntismo in magistratura, e della senatrice Stefania Craxi, la cui battaglia per la riforma della giustizia è oramai trentennale, ma anche con gli estratti dallo spettacolo “Oltre il Sistema”, che il direttore Edoardo Sylos Labini porta in tournee per mostrare il funzionamento di un meccanismo che ha trasformato i tribunali da presidio di giustizia a incrocio di interessi tra magistratura e politica.

La riforma infatti non modifica il modo d’agire dei pubblici ministeri (che resta l’accertamento del fatto-reato e non la persecuzione del sospetto, verso il quale invece va esercitata la presunzione di innocenza, come da legge corrente) ma separa il magistrato requirente da quello giudicante e spezza la catena del correntismo applicando ai due CSM che emergeranno un sistema d’elezione per estrazione a sorte.

E per farlo si aggrappa ad attacchi che – come ha detto il presidente del Senato Ignazio la Russa – sono “privi di verità” e sortiscono l’unico risultato di “alzare di parecchio i toni dello scontro”.  

Ma in ultima analisi, esternazioni come quelle di Gratteri rappresentano un “bicchiere mezzo pieno”: il fronte del No sta ricorrendo a slogan privi di riscontro nella realtà, offese ad hominem e mistificazioni del testo della riforma chiaramente identificabili nel tentativo di galvanizzare il proprio fronte. Stanno insomma grattando il fondo delle argomentazioni.

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