“Solo chi ha identità è veramente aperto al dialogo”

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Il sindaco di Casale Monferrato è il nuovo responsabile della rete delle Città Identitarie

La Rete delle Città Identitarie sta prendendo forma, con la consapevolezza che nei cento e più borghi d’Italia è custodita la forza per uscire da una crisi che non è solo sanitaria. Occorre però un pensiero capace di interpretare l’energia che sale dall’Italia profonda: per questo è stato elaborato il “Manifesto delle città identitarie”, con le firme di Edoardo Sylos Labini, Vittorio Sgarbi, Marcello Veneziani, Alessandro Meluzzi, Diego Fusaro, Angelo Mellone, Giampaolo Rossi e molti altri. Abbiamo incontrato Federico Riboldi, giovane sindaco di Casale Monferrato, coordinatore del network identitario.

La “rete” comincia a estendersi anche nel Monferrato…

Ho accolto con gioia l’invito di Edoardo Sylos Labini ad assumere l’incarico di coordinamento per valorizzare l’identità e la bellezza dei nostri borghi, per promuovere un modello di cultura che sia da un lato lontano dal “pensiero unico” e dall’altro inclusivo in maniera intelligente.

L’inclusione: dunque l’identità non è come una casa che si chiude in se stessa.

Al contrario, chi ama la propria identità è il più disponibile al dialogo. Il Monferrato è un modello storico di incontro di civiltà: abbiamo avuto Corrado re di Gerusalemme, la nostra cattedrale è stata costruita da maestranze che venivano dal Vicino Oriente. Oggi il nostro Roberto Bolle testimonia nel mondo la bellezza della danza.

E intanto il sindaco di Casale Monferrato che fa?

Cerca di fare cultura a 360 gradi coinvolgendo in iniziative maestri di diversa estrazione come Pupi Avati, Enrico Ruggeri, Neri Marcorè, senza chiedere…

Passaporti ideologici.

…come fanno i radical chic. Io invece sono di sinistra nazionale o di destra sociale, forse entrambe le cose in Fratelli d’Italia.

Il Monferrato come ha affrontato l’emergenza Covid?

Come una vera comunità. Del “modello Casale” ha parlato bene anche Repubblica. Uno sforzo corale di generosità ha consentito di mettere a disposizione di tutti dispositivi di protezione, test e di donare all’ospedale macchinari per terapie. Non nascondo che abbiamo dovuto sopperire nei momenti più difficili dell’emergenza all’assenza dello Stato centrale.

Ora dopo il Covid, nelle città c’è la corsa all’utilizzo dei bonus per l’edilizia.

Noi aggiungiamo 5000 euro per ogni facciata, ma a patto che si seguano criteri estetici ispirati all’armonia con la bellezza storica della città.

Uno dei problemi dei piccoli e medi centri è la crisi demografica. È insormontabile?

Abbiamo creato la Fondazione Sostenitori del Santo Spirito (il nostro ospedale) per sostenere in ogni modo la maternità e i primi passi dei bambini. Diciamo alle mamme che si può partorire in Monferrato e garantire ai piccoli una alta qualità della vita.
Ai giovani invece ricordiamo che il nostro territorio è connesso in maniera efficiente sia come vie di comunicazione, che come rete internet: si può lavorare in smart working e nello stesso tempo godersi la vista di una vigna. Ma mi rendo conto che ci sono altre città meno fortunate.

E poi ci sono le grandi città che sembrano essere felicissime con sindaci di sinistra. Dove ha sbagliato il centrodestra?

Trascurare la cultura è stato l’errore, capisco che l’inaugurazione di un ponte ha una immediata visibilità, ma sulla lunga distanza la strategia culturale crea una classe dirigente capace di dare una impronta al territorio e alla vita politica nazionale. Per questo è importante un progetto editoriale come quello di CulturaIdentità. Il centrodestra deve tornare a fare cultura in senso eminente, senza chiusure preconcette aggregando intelligenze che saranno i componenti delle giunte e dei governi di domani.

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