Ustica e Bologna: la verità in documenti ancora segreti?

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Fabio Di Francesco / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

Il 27 giugno saranno 40 anni dalla Strage di Ustica. E il 2 agosto dalla strage alla stazione di Bologna. Segnaliamo una clamorosa novità sulla strage di Ustica: la ricostruzione, grazie al reportage del giornalista Pino Finocchiaro, dell’audio dalla cabina del DC9 Itavia in cui il copilota Enzo Fontana dice: “Guarda, cos’è quello?”. Le ultime parole pronunciate dal copilota avvalorerebbero l’evento esterno alla base del disastro aereo così come sancito dalla Cassazione in sede civile. La voce strozzata del pilota conferma che in cabina di pilotaggio videro arrivare qualcosa: un missile o un velivolo da guerra così come ipotizzato dal giudice istruttore Rosario Priore e dai magistrati di rito civile in tutti i gradi di giudizio.

Seconda novità: strage di BolognaCarlo Giovanardi: “Ci sono carte che avrebbero potuto riscrivere la storia”. Partecipando ai lavori della Commissione Moro, il senatore dichiara di aver trovato carte che avrebbero potuto ricostruire la storia delle due stragi. Il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti presieduto da Raffaele Volpi auspica che i documenti custoditi negli archivi delle agenzie di sicurezza sul sequestro Moro, sulla strage di Bologna e quella di Ustica siano desecretate e messe a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Vi proponiamo la puntata di byoblu in onda lo scorso 13 febbraio, ospite Edoardo Sylos Labini, a 40 anni dalla consumazione di una delle stragi più efferate della storia italiana,

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Ancora tu. Verrebbe da citare il grande Battisti per commentare l’ennesimo ingresso in scena del Venerabile Licio Gelli, fra gli indagati nella nuova inchiesta sulla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, costata la vita a 85 persone e il ferimento di oltre 200, conclusa dalla procura generale del capoluogo felsineo. Fra gli indagati Paolo Bellini: ritenuto esecutore materiale dell’attentato, ex di Avanguardia nazionale e informatore dei servizi segreti, indicato come esecutore materiale dell’attentato insieme a Valerio Fioravanti, Francesca Mambro (già condannati in via definitiva, da sempre si dichiarano innocenti), Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini (condannato in primo grado per concorso in strage) e “con altre persone da identificare”.

E qui torna la P2: Bellini avrebbe agito in concorso con Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi. Tutti deceduti.

Ma l’avvocato Raffaello Giorgetti, storico legale di Licio Gelli, afferma: “Una volta testualmente il Gelli mi disse, prima che fosse coinvolto in questo processo, “E’ impossibile che sia una strage commessa da un italiano ma può essere stata commessa solo da terroristi stranieri”. (fonte AdnKronos)

Già, la pista palestinese. Ce la ricorda Edoardo Sylos Labini, editore del mensile CulturaIdentità, ospite il 13 febbaraio del TgTalk di Byoblu, insieme a Paolo Bolognesi, Presidente Associazione familiari delle vittime, Adriano Tilgher, già leader di Avanguardia Nazionale, l’ex direttore responsabile di Lotta Continua Fulvio Grimaldi e Giancarlo Seri, Sovrano Gran Maestro.

Nel corso della trasmissione Tilgher ha fatto notare che se Bellini fosse stato di Avanguardia Nazionale, nata nel 1970 e sciolta nel 1976, avrebbe dovuto avere 16 anni. L’ex leader di Avanguardia afferma di non aver mai sentito parlare di lui: anche confrontandosi, a suo tempo, con Stefano Delle Chiaie (deceduto quest’anno), non gli risultava alcunchè su Paolo Bellini.

L’ala Ovest della stazione di Bologna Centrale, crollata a seguito dell’esplosione dell’ordigno che causò la strage. fotografia pubblicata in territorio italiano – pubblico dominio

Per illuminare i fatti della strage di Bologna, varrebbe la pena, come ha ricordato Sylos Labini, di ripartire dalla Conferenza Intergruppo 2 agosto. La verità, oltre il segreto sulla strage di Bologna, promossa lo scorso anno dai deputati Federico Mollicone e Paola Frassinetti e tutti i partiti dell’arco costituzionale.

Una lunga catena di ipotetiche (sottolineiamo: ipotetiche) responsabilità che partono dallo “sfregio” italiano al famoso lodo Moro e passano attraverso il coinvolgimento del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina sostenuto dall’oltranzismo antiatlantico della sinistra insurrezionale internazionale per arrivare alla stagione delle bombe del biennio 1992/1993 coincidente con l’inizio della stagione di Mani Pulite, forse una “punizione” a danno dell’Italia per la sua politica estera non ostile ai “vicini di casa” (Libia), da parte americana dopo la fine dello spauracchio comunista.

Labini cita in proposito l’intervista a Stefania Craxi (che si può leggere integralmente sullo scorso numero di febbraio di CulturaIdentità).

Ci atteniamo alle decisioni della Procura, ma pensiamo che varrebbe la pena ripartire anche da piste, come quella palestinese, che secondo noi non sono ancora state percorse fino in fondo.

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