Già nel febbraio del 2020 in uno dei primi numeri della nostra rivista ci chiedevamo, con una provocatoria copertina molto pop firmata da Aleandro Roncarà, «Quale giustizia per l’Italia?». A distanza di sei anni apriamo il n. 62 di CulturaIdentità con un’altra domanda che stavolta contiene una risposta netta e decisa: Riformiamo la Giustizia? SÌ. È una tema a noi caro questo, quasi quanto la cultura, perché da quasi 35 anni, dall’inizio cioè dell’inchiesta-spettacolo di Mani Pulite, la giustizia politicizzata, quella delle correnti, è entrata a gamba tesa nella vita civile e democratica del Paese. La deriva che il potere di certa magistratura ha avuto nelle sorti dei vari governi che si sono succeduti dalla fine della prima Repubblica ad oggi è preoccupante. Come sono preoccupanti i dati della malagiustizia in Italia: dal 2018 al 2024 sono state incarcerati per sbaglio 4.920 innocenti. Per questo riteniamo che una riforma della Giustizia oltre che necessaria sia dovuta.
In queste pagine vi spieghiamo le ragioni del SÌ al Referendum che si terrà il 22 e 23 marzo. Lo facciamo attraverso le testimonianze di vittime e protagonisti di quel Sistema che Luca Palamara ha avuto il coraggio di scoperchiare dopo esserne stato parte importante dell’ingranaggio. Un ingranaggio che continua a muoversi facendone muovere altri e altri ancora in modo che quel marchingegno di controllo del potere non si fermi mai. Un Sistema ben oliato che in caso di vittoria del SÌ al Referendum potrebbe bloccarsi per la prima volta.
Abbiamo ancora negli occhi le immagini della devastazione di Torino durante la manifestazione pro-Askatasuna e del linciaggio dell’agente di polizia Calista, vivo per miracolo. E siamo tutti ancor più indignati che le tre persone arrestate, soltanto tre, siano state subito scarcerate dal giudice. Troppo spesso dietro a queste inspiegabili decisioni dei magistrati si nasconde una militanza ideologica, un senso di appartenenza ad una corrente che fa perdere al gip qualunque imparzialità. Così votando SÌ al referendum con l’entrata in vigore del sorteggio e della separazione delle carriere, il sistema correntizio perderà il suo potere. E chissà che a giudicare uno che dà una martellata a un poliziotto non ci sia più un magistrato che magari ha le stesse idee politiche del teppista ma un altro che mette la Legge al di sopra della propria ideologia.
È una chiamata alle urne fondamentale per dare una spallata decisiva al Sistema che vive di trame e regole precise come la connivenza, che vi spieghiamo bene in queste pagine, tra alcune procure, alcuni partiti e qualche giornalista ed opinionista.
Insomma voteremo SÌ per tornare a credere in una giustizia giusta e ridare fiducia e credibilità alla maggioranza delle toghe che nulla hanno a che vedere con questo Sistema di cui sono anche loro vittime.

















