Francesco Alberoni: “Ora i tempi sono maturi per un nuovo Movimento dal basso”

E’ vero che ci sono classi di ferro, dalla tempra d’acciaio e la mente esplosiva, alle quali tutti noi (soprattutto i più giovani) dovremmo guardare sempre con stima e rispetto, altro che “uccidere il padre”. Incontro il professor Francesco Alberoni, nato il 31 dicembre di 90 anni fa, nella sua casa milanese il giorno dopo le elezioni europee, per le quali era candidato nel gruppo di Fratelli d’Italia. Ha l’entusiasmo di un ragazzino e la sguardo forte di un secolo d’esperienza.

Professor Alberoni, come sono andate queste elezioni che l’hanno vista impegnata in prima persona?

Benissimo! Giorgia Meloni ha raggiunto quasi il 7%, è l’effetto di chi è entrato nel circolo, nel giro di quelli che contano e che può contribuire a fare un nuovo governo. La sua intuizione di fare una destra nuova, moderna e liberale e che si dedichi al riscatto della classe media massacrata in questo periodo di crisi, è la giusta direzione da prendere.

Si apre il polo sovranista?

In Europa no, perché Salvini e la Le Pen, che pure hanno vinto, cosa fanno insieme? A Bruxelles non bastano per fare un gruppo. C’è bisogno di un allargamento ad altre aree, così anche in Italia.

Mi faccia capire meglio.

Quello che sta succedendo mi ricorda il 1993, quando dopo Mani Pulite sono stati letteralmente annientate le cinque forze politiche dominanti: democristiani, socialdemocratici, socialisti, liberali, repubblicani, generando così un vuoto politico. Berlusconi in poco tempo si organizzò sparigliando le carte e ottenne la maggioranza. Ora è evidente che si sta ricreando la situazione ideale per la nascita di un altro movimento dal basso, con un nuovo leader.

Salvini?

Sì, se avrà il coraggio di far cadere il governo, altrimenti dopo il trionfo di queste elezioni anche la Lega comincerà a calare. Oggi i voti sono fluidi, vanno e vengono e la Lega si è compromessa nel momento in cui si è alleata coi 5 Stelle.

Visti i risultati però non si direbbe.

Bisogna guardare più a fondo. Prova a pensare a Mussolini, un maestro socialista, al quale nessuno dava peso: nessuno immaginava cosa avrebbe fatto, in quel periodo pensavano tutti a Gabriele D’Annunzio come leader ideale e invece spuntò fuori lui. Faccio una previsione: se Salvini non stacca la spina al governo coi 5 Stelle, tra pochi anni ci sarà un altro partito di centrodestra con un altro leader.

Non le piacciono proprio i grillini al governo eh?

Ma che cosa vogliono fare? Un proletariato trasformato in una plebe al quale danno il reddito di cittadinanza? E la classe produttiva chi la tutela? Ci sono medici che guadagnano meno degli operai, insegnanti che fanno la fame, negozi distrutti prima dai centri commerciali e poi da Amazon. La classe media è stata abbattuta. Si sta attuando la proletarizzazione della borghesia.

Mi scusi professore, torniamo un attimo alla figura del leader.

Il leader lo fa la gente. Per diventarlo occorrono slogan originali ed efficaci, simboli freschi e, soprattutto, finanziatori che credano nel progetto. In un momento come questo, chi guida un partito deve lavorare sui problemi reali della nostra economia e sullo scacchiere internazionale. Serve un messaggio chiaro e conciso: quando Lenin tornò in Russia, disse “Potere ai Soviet!”. Tutti capivano cosa volesse dire. “Forza Italia” sembrava uno slogan calcistico e fu un successo.

E “Prima gli italiani”?

Va bene, ma l’avevano usato in tanti anche prima di Salvini. Io oggi direi: “Tutti poteri al Parlamento”. Con la finta democrazia diretta dei 5 Stelle questo slogan sarebbe veramente rivoluzionario!

E il ruolo della cultura qual è?

E’ un ruolo fondamentale! Aggregare un mondo intellettuale che non ha trovato rappresentanza politica nel centrodestra negli ultimi decenni, come state facendo voi con CulturaIdentità, è basilare. Dobbiamo unirci e non andare più ognuno per conto proprio. La cultura deve indirizzare la politica e deve occuparsi anche di economia. Se tu leggi le prime cento pagine de “La democrazia in America” di Tocqueville, vedi che la democrazia è basata sulla piccola borghesia, operaia, artigianale, professionale. Bisogna parlare al cuore di questa borghesia impoverita come si parla a un artista o a un intellettuale tradito dal mondo della sinistra salottiera.

Lei ha detto che il primo movimento è quello che si forma nella coppia…

Quello che succede nella coppia è molto simile a quanto accade nei movimenti, con la variabile della componente erotica della coppia. Il legame collettivo tra 2, 20 e 2000 persone è sempre il medesimo. Ma parliamo di politica…

Lei ha studiato molto il fenomeno grillino?
Pensando Pensando al Movimento 5 Stelle mi viene in mente Robespierre: sono i nuovi giacobini. Interpretano un’esigenza popolare, quella di odiare i ricchi. Bisogna prenderli molto sul serio, perché la gente, specialmente chi vive in povertà, odia veramente i ricchi e i potenti. Anche la loro ossessione per la lotta alla corruzione, in realtà, è solo un metodo per mandare in prigione gli avversari evitando il confronto.

E della loro apertura alla Via della Seta?

La loro ammirazione nei confronti della Cina, per quel modello di autoritarismo comunista, è pericolosa. Ma non dobbiamo stare attenti solo alla Cina.

E a chi altro?

Ci sono potenze molto forti e molto agguerrite come la Russia e gli Stati Uniti ma soprattutto strutture sovranazionali controllate da privati come Soros o Zuckerberg, che intervengono sullo scenario internazionale influenzando e modificando il modo di pensare e di agire delle persone.

Da ragazzo hai mai militato in qualche movimento?

No, perchè le ideologie dogmatiche sono state secondo me la radice delle guerre del 900. Oggi, però, è molto importante tornare ad incontrarsi di persona a confrontarsi liberamente anche con chi non la pensa come noi. Sembra che la nuova generazione dei ragazzi di 16 anni non usi più i social network come Facebook e abbia riscoperto la voglia di guardarsi negli occhi e non più attraverso un computer. Ricominciamo da loro.



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