Palamara: “L’attacco del Sistema al governo di centrodestra è un film visto e rivisto”

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Luca Palamara, protagonista e regista da ex PM del cosiddetto “Sistema” poi raccontato in due libri intervista con Alessandro Sallusti. Opera rappresentata in teatro da Edoardo Sylos Labini. La domanda è diretta. Tre inchieste che riguardano direttamente o indirettamente tre esponenti di Fratelli d’Italia: la ministra Santanché, il sottosegretario Delmastro ed il figlio del Presidente del Senato La Russa.

Torna la guerra della magistratura ad un governo non di sinistra?

Lo racconto nelle pagine del “Sistema”. È indubbio che in Italia ci sia un corto circuito che ciclicamente si verifica allorquando tutto ciò che “non è sinistra” va al governo. Tanto per essere più chiari in Italia funziona così da circa un trentennio. In questa fase nella quale il centro-destra ha preso le redini del comando tale anomalia del rapporto tra politica e magistratura ha finito per accentuarsi, senza dimenticare che il problema riguarda più in generale chi dopo essere stato democraticamente eletto è chiamato a governare il Paese.

Non solo la destra quindi?

Penso ad esempio a quanto accadde nel gennaio del 2008 quando un governo di centro sinistra cadde a seguito di una indagine della Procura di Santa Maria Capua a Vetere nei confronti della moglie dell’allora Ministro della Giustizia Clemente Mastella. Non dimentichiamo che in quella occasione l’intero Parlamento ebbe ad applaudire il discorso fatto da Mastella. Ma in Italia, lo sappiamo, la memoria è molto corta.

Il fatto che questa offensiva colpisca un solo partito Fratelli d’Italia, fino ad oggi “risparmiato” rispetto a Forza Italia e Lega in passato già toccati, ci dice che cosa?

Premessa obbligata: la magistratura deve svolgere fino in fondo tutti gli accertamenti che riguardano le questioni sottoposte al suo vaglio nel pieno rispetto del diritto di difesa. Detto questo, di fronte ad una opposizione politica che manifesta la sua debolezza, è chiaramente in atto un tentativo di una parte della informazione, saldata con la parte più politicizzata della cultura e della magistratura di sinistra, di strumentalizzare singole vicende del processo penale di turno per poi trasformarle in un casus belli di rilevanza politica.

Film già visto e rivisto…

Rispolverando il testo di una nota canzone verrebbe da dire che si tratta sempre della stessa storia, con le stesse parole da quaranta anni di onesta professione. Nel nostro caso da Tangentopoli sono passati trenta anni. Chi la racconta non è un professore ma si tratta sempre degli stessi protagonisti, molti dei quali nel frattempo sono andati in pensione. Insomma, siamo alle solite, ma c’è bisogno di cambiamento e di aria nuova.

L’ipotizzata riforma Nordio della giustizia (con l’abolizione del rato di abuso di ufficio, la stretta alla pubblicazione delle intercettazioni e l’inappellabilità delle sentenze di colpevolezza più lievi) è una riforma adeguata o si sarebbe dovuto cogliere la palla al balzo per proporre qualcosa di più coraggioso?

È illusorio tentare di risolvere quella che correttamente è stata definita anomalia del rapporto tra politica e magistratura tentando un approccio soft sul tema delle riforme. Peggio ancora, cercando un lascia passare da parte della intera magistratura. Semaforo verde che inevitabilmente non arriverà mai.

Una bocciatura?

No, perché reputo le riforme di Nordio un punto di partenza molto importante. Sono però d’accordo con Paolo Mieli quando dalle colonne del Corriere della Sera evidenzia come agli annunci debbano seguire i fatti. Senza queste finiscono per essere incoraggiate le iniziative più estemporanee di magistrati che tendono a interpretare le indicazioni provenienti dalle loro associazioni di categoria e adesso persino dall’Europa.

La cosiddetta imputazione coatta del sottosegretario Delmastro, che il Gip Emanuela Attura ha disposto nonostante la richiesta di archiviazione della procura, è un fatto insolito? O secondo la sua esperienza accade spesso?

Pur essendo normativamente previsto capita raramente nei palazzi di giustizia. Peraltro, in tutta sincerità, penso che anche alcune deposizioni rese da parte di autorevoli dirigenti del Ministero della Giustizia abbiano finito per complicare il quadro di valutazione del giudice. Valutazioni, sia chiaro, che ho avuto modo di leggere in quanto arbitrariamente pubblicate da taluni organi di stampa. In ogni caso vedo della ipocrisia!

Cioè?

Si tratta di notizie che normalmente circolano in quegli ambiti ed in quei contesti e che, come correttamente aveva ritenuto la stessa Procura di Roma, ben poco hanno di “riservato”.

Giacomo Amadori su La Verità ha svelato un particolare insolito a proposito dell’inchiesta sul figlio del Presidente del Senato La Russa. Il giornale che ne ha dato la notizia per primo non ha saputo dalla Procura la notizia. Ma si potrebbe dire viceversa. Lo ha saputo dall’avvocato prima che la denuncia fosse depositata. Si sono invertite le regole del Sistema? L’informazione che accende il faro e guida a suo modo le procure?

Tante volte abbiamo parlato della separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici; in realtà il problema riguarda anche il rapporto che si crea tra taluni organi dell’informazione e alcuni pubblici ministeri in virtù di un meccanismo rispetto al quale l’uno alimenta l’altro. Se è giusto e corretto che la stampa pubblichi tutte le notizie di cui viene in possesso, allo stesso tempo penso che sia profondamente sbagliato che il processo penale venga utilizzato come una clava per eliminare il nemico di turno. È un qualcosa di inaccettabile rispetto al quale oramai tanti cittadini italiani vogliono che si vada fino in fondo senza indugi di una classe politica titubante.

Se dovesse riscrivere Lei le regole per eleggere i rappresentanti della magistratura nel CSM, da pentito del Sistema, cosa consiglierebbe al ministro Nordio?

La parola “pentito” non mi piace e non mi appartiene. Esprimo le mie idee come ho sempre fatto e continuerò a battermi per una giustizia giusta negli interessi di tutti i cittadini italiani. Detto questo è di solare evidenza che la riforma Cartabia non abbia in alcun modo risolto le problematiche legate al correntismo imperante all’interno della magistratura. L’unico vero antidoto rimane il sorteggio tra i magistrati per essere eletti al CSM con la conseguente modifica all’articolo 104 della Costituzione.

Berlusconi era solo contro la magistratura ma aveva sufficienti disponibilità economiche per permettersi una guerra di posizione infinita. Ha scritto Stefano Folli su Repubblica. Cosa che nessun politico o partito oggi può permettersi. Situazione di handicap reale?

Il tema è il coraggio delle idee. E il coraggio uno se non lo ha non può certo darselo, come diceva Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi a proposito della conversazione tra Don Abbondio e il Cardinale Borromeo. A prescindere dai tentennamenti della politica, il tema giustizia è un tema che interessa larga parte dei cittadini italiani sul quale penso sia interesse di tutto non lasciare nulla di intentato.

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1 commento

  1. “È indubbio che in Italia ci sia un corto circuito che ciclicamente si verifica allorquando tutto ciò che “non è sinistra” va al governo.”
    Per dirla, insomma, con parole terra terra, la stampa dalla schiena dritta e la sinistra tutta, mano nella mano, in modo mafiotico, martella la controparte politica. Nell’indifferenza quirinalizia, quando quell’inquilino non vi partecipa direttamente.

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