Oggi il mio francobollo è dedicato al Festival di Sanremo. Non poteva essere diversamente anche perché l’epilogo della gara è stato davvero emblematico. La vittoria di Sal Da Vinci è la migliore rappresentazione dell’Italia che senza snobismi e pruderie ideologiche crede ancora nell’energia della vita e dei legami sentimentali. E ora qualcuno potrà storcere il naso ma non è un segreto che il cantante napoletano fosse fra i più apprezzati da Silvio Berlusconi. E personalmente sono davvero contento che la vittoria di Sal Da Vinci cada nell’anno in cui il leader avrebbe compiuto 90 anni e già molte iniziative saranno messe in campo per ricordarne la memoria.
Sal Da Vinci nasce a New York e già questo lo immerge nel sogno americano del riscatto italiano. La sua attività artistica è un distillato di impegno, ostinato rigore e coraggio, in un percorso scandito da molti successi ma anche da tante cadute, rifiuti e porte in faccia, da parte di un mondo discografico che lo giudicava di retroguardia. Il suo problema era quello di non appartenere alla lobby musicale e oggi il suo trionfo è un segnale forte per chiunque voglia infrangere gli schemi e gettare il cuore oltre l’ostacolo con un pizzico di lucida follia. E non era questo il mantra berlusconiano? Sal Da Vinci rappresenta in fondo l’Italia delle tradizioni e delle identità popolari, e usiamo non a caso il plurale perché la forza dell’Italia è proprio la sua verticale diversità. Qualcuno potrebbe ironizzare e, scimmiottando il grande Umberto Eco, del quale ricorre il decennale della morte, parlare di una ritrovata fenomenologia di Mike, ovvero della vittoria della mediocrità, come già si dice e si scrive in qualche salotto e redazione di giornale.
E invece ancora una volta l’astuzia della storia mette in ordine tutte le cose facendo apparire grotteschi i maître à penser e vincitori tutti quelli che credono nel pensiero dell’evidenza e delle verità semplici. E la ciliegina sulla torta, paradossale e sferzante, è il messaggio di una canzone popolare “pro familia” che già molti parroci italiani sui loro profili social stanno adottando come nuova marcia nuziale.
Due parole finali su Carlo Conti. Partito con tutti i pronostici ostili, il suo unico sollievo era quello di perdere contro se stesso e la sua straordinaria edizione dell’anno scorso. E invece dopo una prima serata in sordina, anche stavolta Sanremo è stato un successo indiscutibile e diffuso che ha trainato tutto il palinsesto Rai con ascolti record nell’access e nel daytime. Un successo in stile Conti che senza smentire se stesso ha offerto a milioni di italiani anche quest’anno un festival veloce, senza fronzoli e dorature, ma concentrato sulle canzoni dimostrando che il vero cuore pulsante della kermesse canora è la canzone italiana, inedita e quindi già di per se stessa carica di sorprese e di spettacolo e mi auguro che De Martino mantenga questa levigatezza. E la Rai ha dimostrato ancora una volta di essere una grande azienda, il cui successo produttivo è difficilmente eguagliabile.

















