Una bella notizia: ieri, dopo oltre 15 anni, ha riaperto il Teatro Valle di Roma, un monumento nazionale, il più antico ed amato teatro romano, costruito nel 1727 dai Marchesi Capranica del Grillo e donato allo Stato, dal 2016 proprietà di Roma Capitale.
Era stato scippato agli spettatori e a tanti lavoratori dello Spettacolo da una vergognosa occupazione nel giugno del 2011, che aveva privato i romani, e non solo, della sala storica dove debuttò nel 1921 uno dei capolavori del teatro mondiale, I sei personaggi di Luigi Pirandello.
L’occupazione politicizzata dalla sinistra aveva trasformato il Valle in un centro sociale dove, tra una canna e un monologo, facevano passerella esponenti politici in cerca d’autore. Tre anni di illegalità, dove si faceva politica usando il teatro senza pagare contributi previdenziali, assistenziali, assicurativi, i vigili del fuoco, la Siae, i permessi di agibilità per la sicurezza. Insomma, tutti quegli oneri che un teatro o una normale Compagnia teatrale deve pagare, ma loro, gli okkupanti, no.
Dopo lo scioglimento dell’Eti, si erano inventati che il teatro sarebbe diventato un garage, quando invece era stato assegnato al Teatro di Roma, con una stagione pronta e finanziata dall’allora Governo Berlusconi e dal Comune di Roma, allora guidato da Gianni Alemanno.
In quei tre anni di sottrazione del teatro alla collettività, nella totale inerzia e connivenza delle Istituzioni (intanto a Roma era arrivato il sindaco Marino e al Ministero Franceschini), si è assistito ad ogni sorta di scempio e di illegalità, con un danno erariale e mancati ricavi (oltre 5 milioni di euro), per non parlare dello stato di degrado di un bene sottoposto a vincoli storici e monumentali. Così ci sono voluti, dalla fine dell’occupazione nell’agosto del 2014, tra burocrazia e lavori, più di 11 anni per riaprire il Valle!
All’epoca, dalle pagine de ilgiornaleOFF, lanciai una raccolta firme per chiedere l’immediato sgombero e la riconsegna del teatro alla cittadinanza italiana e agli artisti, ripristinando i principi costituzionali e valori inderogabili di legalità. In tanti firmarono il mio appello, da Carla Fracci a Giordano Bruno Guerri, da Branciaroli a Mastelloni; inoltre, con lo storico direttore del Valle ai tempi dell’Eti, Salvatore Aricò, presentammo anche un esposto alla procura della Repubblica. Poi il nulla, solo recriminazioni e l’ennesimo cantiere permanente nella Capitale.
Ieri il Valle ha finalmente riaperto, non senza polemiche, visto che alla conferenza stampa di presentazione del nuovo corso non sono stati invitati i ministri Giuli e Mazzi, dai quali ministeri sono stati stanziati 10 milioni di euro del PNRR per i lavori, e dalla Regione Lazio, che ha messo oltre 2 milioni di euro per la programmazione. Insomma, il vizio della sinistra di dire che la cultura è “cosa nostra” non sembra essere passato di moda negli anni, con i governi di centrodestra che continuano a farglielo dire e anche a fare.
Nel restauro del teatro, le tracce, per niente pirandelliane, di quell’annosa occupazione sono rimaste nelle scritte sulle scale che portano ai palchi: no sexism, no racism, no homofobia. Le hanno volute lasciare senza passare la vernice, come a sottolineare che, in fondo, quell’esperienza nell’illegalità ha lasciato un segno positivo. Quindici anni con un teatro chiuso, senza arte, senza lavoro. Vaglielo a dire alla CGIL, che sostenne l’okkupazione che tolse lavoro ai veri lavoratori dello Spettacolo. Vaglielo a dire al sindaco Gualtieri, che nella sua giunta ha un assessore che era lì tra gli occupanti.
“Finzione o realtà?”, si chiede alla fine dei Sei Personaggi, sbigottito il Capocomico. Solo il solito “teatrino della politica”, che al Valle stona ancora di più. Ora però, che ha riaperto, non vi azzardate a richiuderlo quel sipario.


















